

Recentemente, grazie al lavoro con la compagnia teatrale che frequento (www.waltersteiner.it), l'ho riscoperto, capendone il significato, soprattutto vedendo (e ascoltando) il lavoro dei registi e degli attori della compagnia stessa. Certamente è un aforisma che si adatta particolarmente alle arti, di qualunque genere esse siano. Certo, in tutte le arti ci sono delle regole, c'è sempre un intenso lavoro, indicazioni, lezioni... ma davvero, più che da altre parti, non ci si può fossilizzare: chi si ferma è perduto, se non agli occhi degli altri, almeno verso quelli propri, perché l'artista sa perfettamente quanto sta dando e quanto può dare, e senz'altro non può accettare, da sé stesso, nulla di meno.
Ad esempio, camminiamo per strada - facendo per la decimillesima volta il percorso che abbiamo sempre fatto - senza prestare davvero attenzione alle cose che ci accadono attorno, proiettati già a quella che sarà la nostra giornata una volta arrivati in ufficio o in qualunque altro luogo ove ci stiamo recando. Chissà quante cose, che magari potrebbero cambiare la nostra vita - un volantino, un manifesto, una persona - non notiamo, persi come siamo nei nostri pensieri.
