Una ricerca senza inizio e che, forse, mai avra' fine. Far cessare il duello permanente tra Ego e anima, trovando l'equilibrio tra cio' che si e' e cio' che bisogna apparire...
Chi Sono
Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi.
In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni.
Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...
La “visualizzazione creativa” e’ una tecnica relativamente recente usata a fini terapeutici o per migliorare se’ stessi. Ad esempio, una persona timida puo’ immaginare, in stato di rilassamento profondo, di non avere difficolta’ ad approcciare il prossimo; dopo un buon numero di ripetizioni teoria vuole che la sua mente si “auto-condizioni” ad agire automaticamente davvero in quel modo, liberando cosi’ la persona dalla timidezza.
Ma come spesso accade, le “scoperte moderne” non inventano nulla, semplicemente riscoprono cio’ che gia’ esisteva appioppandogli un nuovo nome.
Tecniche simili alla visualizzazione creativa esistono da sempre, sia in occidente che in oriente. Anche la preghiera (nella quale ci si concentra su una icona, fisica o immaginata) e la meditazione ne sono esempi: la “visualizzazione creativa” e’ usata dalle religioni, dalla spiritualita’ e nelle pratiche di magia (intesa in senso lato) da millenni.
I punti fondamentali sono sempre gli stessi:
- costanza e ripetitivita’ (la mente ha bisogno di ripetizioni per scambiare le visualizzazioni per realta’ e comportarsi percio’ di conseguenza);
- rilassamento profondo (spesso indotto anche dalla ripetitivita’ delle parole/mantra);
- fiducia (nel risultato);
- precisione della visualizzazione, intesa nel senso ampio del termine: immagini, suoni, sensazioni (piu’ cio’ che si visualizza e’ preciso, piu’ la mente deve essere concentrata su di esso; piu’ e’ concentrata, piu’ rapido sara’ l’apprendimento).
Apparentemente e’ dunque il metodo a contare, piu’ dello “oggetto visualizzato”. Pero’ il metodo si appoggia alla mente, ed e’ attraverso la mente che tutto si materializza. Un tempo dicevo che perfino Dio ha bisogno della chimica di questo mondo per apparirci; dunque c’e’ poi tanta differenza tra metodo e oggetto?
Dove si puo’ arrivare tramite queste tecniche? Beh, difficile dirlo. Il Buddha divenne illuminato riuscendo cosi’ a sfuggire al ciclo di morte-rinascita (che per l’induismo era negativo, perche’ la vita e la morte sono cariche di sofferenza); oggi magari i piu’ si limitano a usarle per migliorare se’ stessi, anche se c’e’ chi sostiene che sia possibile liberarsi da malattie o ottenere vantaggi materiali apparentemente venuti dal nulla…
Stasera vi lascio una semplice storiella buddista, breve ma... importante!
Ricordo ad esempio una volta in cui ero davvero addolorato dall'andamento di una storia amorosa, ero davvero affranto e il pensiero di "lei" mi tormentava. Improvvisamente ebbi una strana intuizione: mi voltai di scatto e... vidi che lei non c'era! Non era attorno a me, capite?
Improvvisamente mi sentii molto meglio
Leggete la brevissima storiella e il commento (non mio) e forse capirete di più...
Come? Mi sembra già di sentirvi "Non è così facile!" E chi dice che è facile? Nessuna intuizione del genere lo è, sembra banale, scontata... forse proprio per questo di solito ci sfugge...
p.s.: la musica proposta alla fine del post è tratta dalla colonna sonora del Piccolo Buddha di Bertolucci, composta da Ryuichi Sakamoto... ci credete se vi dico che mi commuovo ancora ogni volta che la sento?
Un giorno Hui-k'o si presentò a Bodhidharma e gli disse: "La mia anima è tormentata: ti prego, dalle pace!"
"Portami qui la tua anima e io le darò pace."
"Come faccio? Quando la cerco, non la trovo."
"Allora è già in pace."
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Commento: Anche l'idea di "anima" è un prodotto della mente, e così quella di ego. Il problema è che noi finiamo per credere reali semplici immagini simboliche, e su di queste costruiamo interi sistemi filosofici che incidono pesantemente sulla nostra vita. Il discepolo di Bodhidharma si era costruito una "storia" sulla propria "anima tormentata", e in base a questa fantasia soffriva realmente. Ma, quando il maestro gli fece notare la sostanziale irrealità di quella idea, ecco che anche i tormenti mentali gli apparvero di colpo inconsistenti. Impariamo a constatare come gran parte delle nostre sofferenze sia un prodotto della mente. Cerchiamo di dare un'occhiata al di là di questa immaginazione mentale che ama la contrapposizione. Anziché essere vittime di ciò che pensiamo, diventiamone i padroni. Una storiella zen racconta di un uomo su un cavallo: il cavallo galoppa veloce, e pare che l'uomo debba andare in qualche posto importante. Un tale, lungo la strada, gli grida: "Dove stai andando?" e il cavaliere risponde: "Non so! Chiedi al cavallo!".
Purtroppo Splinder fa ancora le bizze, soprattutto con i miei blog che "puntano" alle versioni wolfghost.it e adottauncucciolo.net: qualcosa non va e spesso i blog non compaiono. Bisogna allora riprovare a "ricaricare" più volte e... sperare! In più, mi sono state segnalate anche difficoltà a mettere commenti, probabilmente dovute al medesimo problema...
Potrei tornare alle versioni .Splinder.com, ma poi dovrei rifare tutto da capo, perciò... vediamo come va domani
Per il weekend vi lascio con questo racconto della tradizione buddista nel quale si parla dell'impossibilità di esprimere (completamente almeno) la realtà attraverso le parole che, per quanto belle siano, possono dare solo visioni limitate.
Peccato che spesso... solo quelle abbiamo! E va già bene che qualcuno le ha inventate! D'altronde dico spesso che gli scritti hanno il compito di "far venire voglia di...", ma poi bisogna approfondire, per proprio conto, nella propria realtà. Vivere ciò che si legge è l'unico modo per farlo davvero nostro.
Buon weekend a tutti!
- Kasyapa -
Un giorno il Buddha si presentò davanti all'assemblea dei monaci. Tutti si aspettavano che egli tenesse uno dei suoi abituali sermoni per illustrare la dottrina, il (dharma). Ma il maestro, quella volta, non disse nulla.
A un certo punto, sempre senza pronunciare parola, sollevò con una mano un fiore. I monaci restarono in attesa che dicesse qualcosa; egli però se ne stava immobile e silenzioso con quel fiore in mano, e osservava i loro volti.
All'improvviso il suo sguardo si fermò su Kasyapa.
Kasyapa sorrise.
Anche il Buddha sorrise.
________________________________________ Commento: Questo racconto descrive l'origine mitica dello Zen. Quì il silenzio del Buddha sta a indicare che l'insegnamento di fondo - la dottrina, la verità - non può essere espressa con le parole, le quali tutto limitano e tutto distorcono.
Il linguaggio e i pensieri possono comunicare e comprendere tante cose, ma non possono cogliere la realtà, che non è riducibile a verbo.
Questa fu la verità afferrata da Kasyapa.
Pare un assurdo,
eppure è esattamente vero che,
essendo tutto il reale un nulla,
non v'è altro di reale né di sostanza al mondo
che le illusioni.
(Giacomo Leopardi)
Quando lessi per la prima volta queste parole, pensai che fossero del "solito" Buddha o di qualche santone Indù; fui sorpreso invece di constatare che erano di un poeta tutto nostrano
Sono parole forti e importanti, perché mettono il dito proprio su quella che in occidente è sentito essere il punto oscuro del buddismo, dell'induismo e, in generale, delle correnti spirituali orientali (taoismo incluso): il loro presunto nichilismo.
La teoria dell'impermanenza buddista, quella
induista (per chi non lo sapesse, il buddismo deriva dall'induismo, in contrapposizione con le tre grandi religioni che derivano dalla Bibbia: ebraismo, cristianesimo, islamismo) che parla di maya, ovvero dell'illusione che ci circonda, appaiono all'occhio di chi si avvicina per la prima volta a queste "filosofie", francamente un po' deludenti. "Tutto è illusione", "niente è reale", "tutto finisce", "nulla dura per sempre"... in una cultura dove siamo stati portati a cercare la sicurezza, ad avere punti fermi o - come canterebbe Battiato - un centro di gravità permanente, pensieri come questi appaiono inaccettabili. Nemmeno l'aldilà "aiuta": il concetto di aldilà definitivo, alla fine del ciclo (molto lungo eh!! ) di morti e rinascite, che hanno questi insegnamenti, non suona così apprezzabile per noi: raggiungiamo il Nirvana, cioé... il nulla o, al massimo, l'annullamento totale del nostro "io" con "l'annegamento" nell'Uno primordiale (che insomma... non suona poi come una grande consolazione, visto che la nostra personalità, la nostra "coscienza", non c'è più, e allora... chi ci sarebbe a godere di questa riunione con "Dio"?). La leggenda dice che il Buddha "storico", quello realmente vissuto, non rispose mai alle domande che riguardavano la vita dopo la morte: che esistesse o meno, era per lui ininfluente, dato che era la "liberazione totale" quella a cui mirava, non un'eventuale rinascita. Le preoccupazioni dei suoi fedeli al riguardo dell'eventuale sopravvivenza dell'anima o rinascita del corpo, erano solo... distrazioni da evitare
Mi tenterebbe quasi di più il paradiso musulmano, con le 7 (erano 7 o sbaglio?) vergini ad attendermi , o almeno quello cristiano dove non solo l'Io risorge, ma perfino il corpo fisico.
Eppure è proprio nel riconoscimento dell'illusorietà di ciò che ci circonda che si trova il fascino e l'attrattiva di tali "filosofie": se si riconosce che tutto è sì illusione, ma che non esiste altra realtà all'infuori dell'illusione stessa... allora siamo liberi. Liberi davvero.
Liberi dalla paura, perché non abbiamo nulla da perdere, dato che tutto ciò che abbiamo è illusione, perfino la vita. Mentre molte grandi religioni invece, anche se non dal principio, usano proprio la paura (dell'inferno e della morte) per "guidare" i loro fedeli. O, forse, per controllarli.
Liberi di essere ciò che vogliamo, dato che qualunque cosa scegliamo di essere è... vera o falsa esattamente allo stesso modo di qualunque altra possibile scelta. Per non parlare "della fine fisica", che in ogni caso ci aspetta tutti e cancella tutto.
Perché dunque non essere ciò che vogliamo essere? Perché dunque la paura?
Perfino la vita e la morte assumono un significato diverso: esse non esistono, non sono mai esistite. Come tutto il resto. Perché averne timore?
La libertà è la vera conquista di queste "filosofie".
"Che pensiero meraviglioso una vita senza paura! Superare la paura: questa è la beatitudine, questa la redenzione.
Si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest'ultima, della morte. Ma sono tutte maschere, travestimenti.
In realtà c'è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l'ignoto lontano da ogni sicurezza possibile... c'è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi cadere, non opporsi recalcitrando alla volontà di Dio, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male. Allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura."
Hermann Hesse, "Aforismi"