Una ricerca senza inizio e che, forse, mai avra' fine. Far cessare il duello permanente tra Ego e anima, trovando l'equilibrio tra cio' che si e' e cio' che bisogna apparire...
Chi Sono
Utente: Wolfghost
Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi. In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni. Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...

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venerdì, 16 ottobre 2009
La fata dei boschi e il gatto nero - una favola di IrisLuna
Stasera voglio pubblicare una bellissima fiaba raccontata da IrisLuna. A me è piaciuta tanto, e dopo tanti post un po' tristi è proprio quel che ci vuole

Prima però... u
n ringraziamento a Firearrow
per la modifica del template! Se adesso trovate le icone per il social-networking (credo si dica così... ) e i commenti pop-up assieme a quelli permalink, è merito suo!

Ringraziamenti anche da Julius e Sissi, eccoli qua Ehm... ragazziiii! Svegliaaaaa!!! Uff... vabbé, ti ringrazio io anche per loro!


30092009648
Nel weekend non ci sarò, ma... lo sapete: risponderò comunque a tutti, presto o tardi

E ora la splendida fiaba di Iris...




La Luna Piena - Una fata dei boschi e un gatto nero
Fiaba raccontata da IrisLuna
Blog:
Frammenti di Luna

blue-fairy-full-moon
Ogni volta che c' è la luna piena, come in queste notti, mi torna alla mente una favola che mi raccontavano da piccola. Parla di una fatina dei boschi, un gatto nero, e di una panchina bianca in mezzo al mare...

Le figlie di Aradia amano cantare e passeggiare per i boschi, niente riempie loro il cuore di gioia come pregare per la grande madre, e onorarla ballando sotto la luna piena. Venivano appellate fate, e avevano grandi poteri, che traevano dall'amore stesso che nutrivano per Diana. Ognuna delle fate era dotata di bellissime ali, che permetteva loro di volare perfino sopra le nubi, in modo da non perdere mai di vista la luna, nemmeno nei giorni di pioggia. Un giorno, dal pianto di una ninfa, nacque Iris. Le sue ali erano le più colorate, ma avevano un difetto: non riuscivano a volare. Quelle ali erano troppo deboli, e Iris non poteva seguire le compagne qua e là per il bosco; dovete infatti sapere che le fate non amano muoversi a piedi, ma lo fanno sempre volando molto velocemente, in modo da non farsi vedere da occhio umano. Quindi Iris rimaneva sempre da sola, specialmente sotto la pioggia, mentre le altre fate erano lassà, sopra le nubi, a danzare alla luna piena. Iris altro non poteva fare che camminare. Camminava, e camminava tanto, e così scoprì tante piccole cose del bosco che alle fate sfuggivano, svolazzando qua e là. Scoprì su quale fiore su posava la rugiada più fresca, ad esempio, o dove cadeva la prima foglia in autunno. Ma camminando camminando, Iris iniziò ad uscire dal bosco, ed esplorò zone sempre più lontane.

Un giorno, nelle sue esplorazioni, vide una grande massa d' acqua, che gli umani chiamavano "mare". Era incantata dal come riuscisse a rimanere lì, eppure muoversi con quelle sue onde. Ed era incantata da come la luna piena si riflettesse sopra di essa. Così danzò e ballò in onore della Grande Madre, da sola, senza le altre fate. Ma mentre danzava e ballava, qualcuno la stava guardando. Iris sentì il suono di un campanellino, e si accorse della sua presenza. Era un piccolo gatto nero con lo sguardo curioso. Iris rise, il suono di quel campanellino le piaceva. Allora il micio lo agitò apposta per farla ridere di nuovo.
Iris e il Gatto Nero si presentarono, e iniziarono a parlare. E camminarono. Camminarono e parlarono tanto, fino a raggiungere una panchina, una panchina bianca che si trovava proprio in mezzo al mare, in mezzo alle onde. E li si sedettero per riposare un po'. Iris guardò in silenzio il piccolo micio, e iniziò a fargli delle carezze sulla schiena, come piacciono ai gatti. Il micio rimase stupito e chiese "perchè?", la fata rispose che sapeva leggere nell' animo, e sentiva che il suo era ferito e che più di ogni altra cosa, più di ogni altra parola, aveva bisogno di affetto. Il piccolo micio rimase sorpreso. Rimasero un po' li, il micio a farsi coccolare, e la fata a guardare la luna, con l' espressione triste di chi non può volare. Il micio chiese "Come mai non voli come le tue sorelle... non sei anche tu una fata?" e Iris diventò ancora più triste.
"Vedi le mie ali? Sono troppo deboli per volare. Non hanno forza". Il piccolo gatto nero allora divenne triste. "Posso fare qualcosa?".
"No. Nessuno può farci niente".
La piccola fata dei boschi indicò la luna piena. "E' che così, sono una fata a metà. Credo che nemmeno la grande madre mi voglia come sua figlia. Non sei una vera fata, se non sai volare".
"Nemmeno io so volare" obiettò il gatto.
"Tu sei un piccolo gatto nero. Non hai le ali, per questo non sai volare". Rispose Iris.
"Credi che davvero servano ali per poter volare? Non credi che ci siano altri modi per poterlo fare?".
Iris non aveva risposta.

Si stava facendo tardi, la luna stava per tramontare, quasi sfiorava il mare. La fata disse frettolosamente addio, volto le spalle, e si diresse verso la sua casa, verso il bosco. Il piccolo gatto nero si sentiva tanto triste. Nessuno era mai stato tanto buono con lui, nessuno gli aveva fatto quelle coccole. E soprattutto, nessuna fata lo aveva mai fatto per lui. O per qualche altro gatto.
Il micio tornò di nuovo a quella panchina in mezzo al mare, sperava di incontrare di nuovo quella fata. Lui era sicuro che avrebbe trovato il modo di farla volare, se solo lei gliene avesse data l' occasione.

E la fata? La fata pensava e ripensava a quella domanda, c'erano altri modi per poter volare? E più ci pensava e più si arrabbiava e diventava triste, perchè non aveva, non aveva una risposta. E camminò in lungo e in largo per il bosco, per chiedere consiglio. Ma nessuno aveva una soluzione.
E venne di nuovo la notte. E Iris guardava la luna piena, seduta su un ramo dell' albero più vecchio del bosco, la Grande Quercia. Iris guardava la luna, ma invece di danzare e ballare come le sorelle, sospirava.
"Piccola fata, perchè sospiri ? Cosa ti affligge?".
"Grande Quercia, io ho ali troppo deboli per volare. Esiste un altro modo per poterlo fare?"
"Piccola fata, ti rende così triste non poter volare?"
"Si, molto."
"E cosa c' è che ti rallegra?"
"Non lo so. Niente mi rallegra, Grande Quercia."
"Chiudi gli occhi, fatti cullare dal soffio del vento. E cattura un pensiero felice".
Iris chiuse gli occhi. Le tornò alla mente il piccolo micio nero, il tintinnare del campannellino, la lunga passeggiata, le mille parole. Sorrise. E poi sospirò nuovamente.
"Piccola Fata, guarda le tue ali"

Il micio miagolava triste seduto sulla panchina. Faceva freddo e tremava, ma aspettava. Aspettava che la sua fata tornasse, e agitava il campanellino, perchè così, seguendo quel suono, l'avrebbe trovato più in fretta.
E la fata arrivò. Volando stavolta! Il micio era felice, e fece tante fusa alla sua fatina. Iris prese il micio fra le sue braccia e lo strinse forte.
"Grazie, ho dovuto aspettare di incontrare te, perchè le mia ali potesso finalmente farmi volare. Perchè se c'è una cosa che ti da forza, che ti fa volare veramente in alto, sopra le nuvole, è l' amore."
Il micio disse alla fatina "Rimani sempre con me".
Da allora rimasero sempre insieme.

Nelle notti di luna piena, non meravigliatevi se, guardando in alto, vedete una fatina e... sentite miagolare!

Il gatto e la luna
Scritto da: Wolfghost alle ore 01:07 | permalink | commenti (58) | categoria: amore, racconti, amicizia, gatto, favola Grazie per i vostri (pop-up) commenti (58)
giovedì, 30 luglio 2009
Un po' di Wolf: Sabato, 2 Gennaio... 1993!
Da una pagina di un mio vecchio diario. Versione integrale: ho copiato esattamente... anche gli strafalcioni di grammatica e sintassi!



Sabato, 2 Gennaio [1993, n.d.r.] (10:09)

Frammento di un sogno notturno:
Io sono a letto, probabilmente è mattina e mi sono appena svegliato. C'è mio padre nella stanza, sta controllando la dimensione del tumore alla zampa posteriore destra del nostro gatto [l'abbiamo scoperto da poco] che è adagiato sull'altro letto. Gli dice con tono affettuoso "Bé, non è cresciuto, è sempre uguale". Poi si avvicina a me e parlando di un qualche argomento che non ricordo, controlla, ad una ad una, lo stato di pulizia delle unghia delle mie mani!



Il mio gatto, il distacco, l'emozione [Riflessioni] (22:00)

Due giorni fa, il 31 Dicembre 1992, come degna fine di un anno da dimenticare (ma ne ho poi almeno uno da ricordare?) siamo finiti io dal mio medico e il mio gatto [Kit, ho già parlato di lui: Un po' di Wolf... Kit: incontro con la morte., n.d.r] dal veterinario. Io accusavo qualche disturbo gastro-intestinale che pensavo potesse essere dovuto ad una appendicite, invece era solo una colite, già quasi dimenticata. Il gatto invece non se l'è cavata altrettanto bene; sembra sicura infatti la presenza di un tumore in fase avanzata alla zampa posteriore destra con probabile necessità di amputazione totale dell'arto e ridotta longevità per il ripresentarsi della malattia nel giro di pochi mesi od anni. Kit, questo è il suo nome, è un maschio di undici anni, vissuti tutti con noi (tranne che per i primi mesi dello svezzamento). Essendo castrato non ha nemmeno la consolazione di avere una qualche prosecuzione in quelli che sarebbero stati i suoi successori [sic!!! n.d.r.]. Solo chi ha avuto un singolo animale da casa per molti anni può capire la preoccupazione che desti nei padroni la sua probabile futura morte. Solo chi ci ha giocato insieme, arrivando a farsi volontariamente graffiare nel corso delle 'zuffe simulate', chi ha pensato a nutrirlo per anni, chi veniva svegliato da lui affettuosamente al mattino, chi ne 'sopportava' la presenza ai piedi del letto e ne ascoltava incuriosito i mugolii notturni e il pronto e buffo ronfare ad ogni singola carezza, chi adesso, pur senza sentirlo lamentare (come è giusto, in quello strano coraggio che tutto arriva a sopportare tipico della mancanza di autocoscienza e cioè di autocompiacimento e paura, che hanno gli animali), chi vede come gli sia difficile e penoso il non riuscire a cambiare lato d'appoggio nemmeno durante il riposo, solo queste persone possono capire il dolore di certi padroni nel perdere un solo, piccolo, 'inutile' animale.
Eppure, quando ancora il veterinario non aveva presentato a me e a mio fratello l'ipotesi dell'amputazione ma solo quella dell'eutanasia non appena il dolore fosse stato troppo forte, eccomi di nuovo a quella inconcepibile scelta: distacco totale o emozione?
Non so se esista una via di mezzo, dato che il semplice controllo delle emozioni forse non è solo molto difficile ma piuttosto impossibile.
Ciò che so è che non è la prima volta che mi si presenta una simile scelta; anche al matrimonio di mio fratello, per esempio, ne ebbi chiara la percezione.
Ci si può lasciar coinvolgere, soffrire fisicamente, mentalmente, emozionalmente e forse anche spiritualmente oppure si può dire di no, distaccarsi, non provare nulla, sapere ciò che si deve fare e farlo ma senza penare. La scelta c'è, ne ho sentito chiara la presenza e chissà quante volte, inconsciamente, ho già scelto! Ma se sembra una scelta banale, non lo è.
Si conosce ciò che ci è sempre stato detto sulla 'necessità' del provare dolore non solo religiosamente (ci sono religioni che lo negano) ma anche e forse in maniera più forte socialmente. Sei un uomo o una donna! Devi provare partecipazione, soffrire, commuoverti o non sei più umano. Non lo senti più solo dagli altri, lo senti venire da dentro: ma che razza di uomo sei? Commuoviti! Soffri!
Ma non è solo questo, non esistono l'uno e l'opposto, e la verità non sta nel mezzo come tanti credono; l'uno e l'opposto coesistono sempre e il 'mezzo' lo si scambia spesso per tale coesistenza, anche in questo caso. Non ci si libera solo da dolore, sofferenza, oppressione e odio ma anche da piacere, gioia, libertà e amore giacché la paura di perdere i secondi contribuisce a formare i primi ed anzi ne fa già parte. Ecco perché esito, perché fino ad ora il distacco ha, alla fine, almeno consciamente, sempre perso: perché finché lo vedrò come esilio non potrà mai coesistere con la speranza, e la speranza, si sa, è l'ultima a morire.


diario
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lunedì, 15 giugno 2009
Happy Birthday, miciona Sissi!!! :D
Sissi compleanno
Sissi, compleannoEeeeeeeeeeeeehh! Buon sesto compleanno, miciona Sissiiiiiiii!!
Peccato che la foto sia venuta un po' sfocata
, ma se vedete bene c'è anche il numerino "6", oltre che alla candelina rigorosamente rosa


Sissi


Eccola qua, quando era piccolina invece .
Aveva pochi mesi e almeno 10 chili meno. Era mattina, io stavo facendo colazione e lei saltò sulla sedia vicina, guardandomi come a dire "Che fai?"






sissi 2Presi Sissi per tenere compagnia a mia madre, poche settimane dopo la morte di mio papà. Sissi svolse il suo compito egregiamente lungo i tre anni di convivenza con lei. Dico sempre, credendoci, che ho un debito con lei: era la luce dei suoi occhi ormai

Sissi ha traslocato con me l'anno scorso, in aprile. Penso che per lei cambiare casa sia stato un trauma; pensate che solo in questi giorni ho rivisto in lei alcuni comportamenti che aveva più di un anno fa'. Stasera ad esempio... mi ha attaccato (per gioco) una caviglia, la destra... ce l'ha sempre avuta con lei! eheheh

Certo, poi l'arrivo di Julius ha complicato (invece di semplificarle) ulteriormente le cose. Speravo si sarebbero tenuti compagnia, invece più spesso litigano... e sono simpaticissimi!

Comunque adesso... goditi il compleanno, miciona! A come far fuori Julius, ci penserai domani! hihihi


Sissi complenno
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sabato, 25 aprile 2009
Buon primo compleanno Julius!! :))))))
Julius compleanno 2Eccolo qua il micione di casa, mentre festeggia il suo primo anno di vita  In realta' non so quale sia il suo giorno di nascita, ma piu' o meno cade in questo periodo e allora...

JuliusQui a destra potete vedere la prima foto che gli ho fatto io, era il 28 luglio 2008 ed era appena arrivato a Genova. Mi commuovo sempre guardando questa foto eheheh

I primi tempi furono difficili, il poverello aveva la febbre e non sapendo se era malato, in attesa dei risultato dei test, fui costretto a tenerlo in isolamento per non rischiare di contagiare Sissi ma... come potete leggere qua Con un gatto in braccio..., infine il risultato arrivo' e il piccolo pote' iniziare a scorrazzare per casa e... a litigare con Sissi, furibonda di non essere piu' l'unica creatura non umana di casa Ancora adesso se le danno di santa ragione!

Si' Julius... aspetta, adesso te la tolgo la candelina, cosi' mangi in pace!

Buon primo compleanno, piccolo!


Julius compleanno
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giovedì, 25 dicembre 2008
Julius ha paura

Julius ha paura
Cerca una tana sicura
Sente i botti di fine anno
Corre con affanno.

Julius è preso da terrore
Ha visto quel bagliore
Batte forte il cuoricino
Anche se ha me vicino.

Julius è piccolo, non sa
Che il terrore passerà
Che ciò che conoscerà
Più non lo spaventerà.

Julius fa tanta tenerezza
Vorremmo dargli una carezza
Perché in fondo quel terrore
Anche noi l’abbiam nel cuore.



Una simpatica poesiola (semplicissima, posso essere tante cose ma non un poeta) dedicata al mio piccolo Julius che, poverino, si avvicina al suo primo capodanno
Lì per lì mi sono chiesto come potesse avere così paura per una cosa del genere, ma poi ho capito che in fondo anche noi siamo tanti piccoli Julius: passiamo di paura in paura nel corso della nostra vita, ogni volta che ci imbattiamo in qualcosa che non conosciamo, quando capita qualcosa che per correlazione - magari solo inconscia - ci ricorda un dolore, un trauma passato vissuto in prima persona o forse solo visto capitare a persone care.
Cerchiamo rifugi sicuri, ma un rifugio protegge da una sola paura... e ne esistono tante di paure.
Forse la vita è un percorso di conoscenza, e la conoscenza più importante è accettare che esistono più paure che rifugi.
La paura non va fuggita, va accettata, conosciuta, capita. Solo allora, forse, potremo davvero esserne liberi.


Julius con l
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giovedì, 24 luglio 2008
Un po' di Wolf... Kit: incontro con la morte.
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come su uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Eugenio Montale, Ossi di Seppia


Il gatto e la lunaKit era un bel gattone, un tigrato europeo classico. Aveva una carinissima coda che finiva a "cavaturaccioli" per un difetto probabilmente congenito. Nacque in una cucciolata nel bar vicino a dove mia madre aveva il suo negozietto di parrucchiera, in un piccolo quartiere di Genova, dove, come tutti i piccoli quartieri, tutti conoscono tutti. Purtroppo non ho sue foto qua con me, quelle che vedete, sono foto "da internet" (tranne le ultime).

Kit visse 11 anni, accompagnandomi lungo la mia adolescenza. Non era il "mio" gatto, ma ero quello che... preferiva Aveva con me un rapporto diverso che con gli altri componenti della famiglia.

Pensate che una notte, sarà stata prima mattinata, mi svegliai in preda all'angoscia... Avevo sognato di essere in bilico sul davanzale della mia camera, con la finestra chiusa alle mie spalle! Mi alzai, di solito Kit mi correva incontro, ma quella mattina non lo fece. Lo cercammo ovunque, ma, semplicemente, sembrava sparito... Andai a cercarlo anche sul terrazzo e, infine, lo vidi: si era spinto sul bordo del tetto che dava in parte sul terrazzo, ben al di là del terrazzo stesso, su quattro piani di vuoto... Aveva paura e non riusciva a rientrare... Credo sia difficile non pensare ad un caso di telepatia tra animale domestico e padrone

A 10 anni si ammalò di tumore alla zampa posteriore destra. Io e i miei fratelli lo facemmo operare con i nostri pochi risparmi e contro il parere di nostro padre, che avrebbe voluto farlo sopprimere. Il veterinario spiegò che un gatto "casalingo" poteva vivere bene anche con sole tre zampe, mentre all'aperto gli altri gatti lo avrebbero massacrato (questa è la legge spietata e crudele della Natura). Così fece Kit, vivendo con tre zampe per un anno. Presto ci abituammo, era perfino simpatico il suo nuovo modo di zampettare per casa 

gatto neroNon ricordo se io all'epoca vivevo per conto mio - non andavo proprio d'accordo con mio padre e, soprattutto, le sue idee vecchio stampo - o se me ne andai proprio in quel periodo... Ad ogni modo, un anno dopo Kit ebbe probabilmente una ricaduta della malattia: nel giro di poche settimane invecchiò di colpo: era diventato magrissimo e non riusciva nemmeno più a masticare. Gli facevamo pezzettini di cibo piccoli piccoli e lo imboccavamo, sperando inutilmente che riprendesse le forze. Faceva una pena tremenda vederlo così, quasi immobile, con quegli occhietti sempre lucidi che sembravano piangere.

Un giorno andai a casa dai miei e... non c'era più: uno dei miei fratelli l'aveva portato dal veterinario, per l'ultimo viaggio

Sentii di averlo tradito. E' vero, a rigore non era il "mio" gatto, ma... nel momento della sua sofferenza, della sua malattia, del suo ultimo viaggio, io non c'ero... e non sono mai riuscito a dimenticarlo e perdonarmi veramente. E sono passati 15 e più anni!

Ognuno di noi, nel corso della sua vita, perde presto o tardi l'innocenza o, se preferite, l'ignoranza. Improvvisamente tutto il peso del peccato originale, del maledetto frutto dell'albero della conoscenza, si fa strada nella coscienza, e ciò che prima era solo teoria, viene compreso in tutta la sua terribile e devastante ineluttabilità. E ci accompagna, solo sommerso dalle difficoltà della vita quotidiana, o nascosto dai periodi delle gioie e degli amori, per tutta la vita. Lo neghiamo, lo affoghiamo, giriamo ad esso le spalle, ma lui è lì, come un'ombra dietro o dentro di noi; un'ombra che non vediamo, ma sappiamo esserci. Da quel giorno tutto è diverso, tutto non sorprende più. Quando non diventa, addirittura, terribile attesa.

Come spesso succede non volevo più sentirne parlare di animali. Iniziarono a farmi pena perfino i pesci dell'acquario di una mia amica, quando vedevo che "non ce la facevano più" o che, semplicemente... erano scomparsi da un giorno all'altro. Per non parlare dello sguardo atterrito dei vecchi piccioni, rintanati nei portoni, ormai impossibilitati a prendere il volo...

SissiMa poi, alla morte di mio padre, decisi di prendere un animaletto che tenesse compagnia a mia madre, e così... arrivo' Sissi (foto a lato, aveva pochi mesi), che svolse egregiamente e diligentemente il compito assegnatole negli ultimi anni di lei. Era diventata il suo "animaletto adorato" ... Che ricordi...

Ora Sissi è qua, vicina a me, sul divano. Sta facendo la nanna ... mmm... a guardarla bene sembra davvero una "cornamusa con le zampe" come - con poco rispetto - la chiama una mia amica

Dovro' davvero metterla a dieta, prima o poi...

Sissi oggiSissi oggi 


gatto2
P.S.: Voglio chiudere questo lungo post con un'ultima foto, spero ben augurante: è un gattino di 3 mesi, ancora senza nome (al momento si chiama "gatto2" ); se tutto va bene (c'è qualche problema logistico), al termine delle visite mediche verrà a tenere compagnia a Sissi che è sempre sola tutto il giorno e che a breve dovrà tornare a sopportare le mie assenze per i viaggi di lavoro all'estero... non mi va che sia sempre sola! Speriamo vadano d'accordo!!!

Scritto da: Wolfghost alle ore 14:54 | permalink | commenti (120) | categoria: gatti, malattia, gatto, telepatia, morte, conoscenza, montale, ignoranza, innocenza, kit , wolfghost, ineluttabilita Grazie per i vostri (pop-up) commenti (120)
lunedì, 17 marzo 2008
Gatti affamati, ma i vostri... fanno cosi'?? :)
No, no, stavolta nessun post di denuncia Siccome ho poco tempo, vi metto un filmato, arrivatomi via e-mail, che trovo molto carino e... estremamente veritiero!


Cari possessori di gatti... ma i vostri mici fanno cosi'? No, perche' la mia - finale a parte - e' esattamente cosi'!
Scritto da: Wolfghost alle ore 12:22 | permalink | commenti (48) | categoria: gatto Grazie per i vostri (pop-up) commenti (48)
lunedì, 17 settembre 2007
Siate come animali...
Siate come animali, come gatti, come gabbiani.

gabbianoAvete mai visto lo spettacolo offerto da un gabbiano (foto a lato non mia) che vola controvento? A volte, se il vento è forte, sembra percorrere solo pochi metri a fronte di uno sforzo immane, tanto da far sorgere a chi lo guarda stupefatto la domanda "ma chi glielo fa' fare?". Con un affascinante, imperioso e silenzioso sbattere di ali, incurante di chi lo sta' a guardare, il gabbiano arriva d'istinto dove sa' dover arrivare, e la' puo' finalmente cogliere il frutto del suo sforzo, lasciandosi improvvisamente trasportare e cullare dal vento, facendosi accompagnare senza più fatica alcuna, ma mantenendo sempre grande attenzione perché qualche piccola variazione puo' essere necessaria.
Il gabbiano non vuole premi o ricompense, non chiede il prezzo del biglietto, né si lascia distrarre da chi assiste affascinato al suo volo. Non gli importa di avere o meno ammiratori.

Sa' cosa deve fare. E lo fa', semplicemente.

SissiAvete mai osservato attentamente un gatto? Osservato davvero? Quello sguardo attento, un momento addormentato, il momento dopo pronto al gioco o alla guerra... L'espressività a volte sorprendente del muso e del corpo già non avrebbero necessità di suono, ma i loro variegati miagolii completano la capacità di farsi capire. Un gatto puo' essere spaventato, incuriosito, divertito, addormentato, riflessivo perfino, ma anche quando si nasconde per compiere un agguato, la sua espressione non finge mai: gli occhi sono lo specchio delle sue intenzioni. Sissi e elicotteroI gatti, perfino i nostri mici casalinghi, non "nascondono" nulla, sono sempre sé stessi, accada quel che accada. Vivono sempre, anche negli ultimi mesi della loro vita; quando noi, terrorizzati, abbiamo già smesso di vivere, loro continuano a farlo, incuranti, ignoranti forse di cio' che li attende.

Non si fanno domande, non cercano risposte.
Fanno cio' che possono. Sempre e comunque.

Il gatto in foto è la mia Sissi. Nella prima foto aveva pochi mesi; io stavo facendo colazione, lei salto' sulla sedia a fianco e mi guardo' come dire "Che fai?"  La seconda è uno scatto curioso: stava guardando, stupita (e si vede! ), il passaggio di un elicottero.

sissi 2
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:34 | permalink | commenti (54) | categoria: animali, gatti, ali , , vento, gatto, gabbiano, gabbianella Grazie per i vostri (pop-up) commenti (54)