Una ricerca senza inizio e che, forse, mai avra' fine. Far cessare il duello permanente tra Ego e anima, trovando l'equilibrio tra cio' che si e' e cio' che bisogna apparire...
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Utente: Wolfghost
Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi. In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni. Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...

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giovedì, 04 febbraio 2010
Visualizzazione Creativa e meditazione.‏
La “visualizzazione creativa” e’ una tecnica relativamente recente usata a fini terapeutici o per migliorare se’ stessi. Ad esempio, una persona timida puo’ immaginare, in stato di rilassamento profondo, di non avere difficolta’ ad approcciare il prossimo; dopo un buon numero di ripetizioni teoria vuole che la sua mente si “auto-condizioni” ad agire automaticamente davvero in quel modo, liberando cosi’ la persona dalla timidezza.
Ma come spesso accade, le “scoperte moderne” non inventano nulla, semplicemente riscoprono cio’ che gia’ esisteva appioppandogli un nuovo nome.
Tecniche simili alla visualizzazione creativa esistono da sempre, sia in occidente che in oriente. Anche la preghiera (nella quale ci si concentra su una icona, fisica o immaginata) e la meditazione ne sono esempi: la “visualizzazione creativa” e’ usata dalle religioni, dalla spiritualita’ e nelle pratiche di magia (intesa in senso lato) da millenni.

I punti fondamentali sono sempre gli stessi:
- costanza e ripetitivita’ (la mente ha bisogno di ripetizioni per scambiare le visualizzazioni per realta’ e comportarsi percio’ di conseguenza);
- rilassamento profondo (spesso indotto anche dalla ripetitivita’ delle parole/mantra);
- fiducia (nel risultato);
- precisione della visualizzazione, intesa nel senso ampio del termine: immagini, suoni, sensazioni (piu’ cio’ che si visualizza e’ preciso, piu’ la mente deve essere concentrata su di esso; piu’ e’ concentrata, piu’ rapido sara’ l’apprendimento).

Apparentemente e’ dunque il metodo a contare, piu’ dello “oggetto visualizzato”. Pero’ il metodo si appoggia alla mente, ed e’ attraverso la mente che tutto si materializza. Un tempo dicevo che perfino Dio ha bisogno della chimica di questo mondo per apparirci; dunque c’e’ poi tanta differenza tra metodo e oggetto?

Dove si puo’ arrivare tramite queste tecniche? Beh, difficile dirlo. Il Buddha divenne illuminato riuscendo cosi’ a sfuggire al ciclo di morte-rinascita (che per l’induismo era negativo, perche’ la vita e la morte sono cariche di sofferenza); oggi magari i piu’ si limitano a usarle per migliorare se’ stessi, anche se c’e’ chi sostiene che sia possibile liberarsi da malattie o ottenere vantaggi materiali apparentemente venuti dal nulla…


buddha
Scritto da: Wolfghost alle ore 21:03 | permalink | commenti (26) | categoria: religione, magia, malattia, mente, buddismo, preghiera, spiritualità, meditazione, buddha, visualizzazione, visualizzazione creativa Grazie per i vostri (pop-up) commenti (26)
martedì, 26 gennaio 2010
Il bicchiere mezzo pieno
"La mente è padrona di se stessa,
da sola può fare del paradiso l'inferno,
dell'inferno il paradiso".

John Milton, 1667


Tanto e' stato scritto sulle potenzialita' e sui limiti della mente. In molte tradizioni spirituali, non solo orientali, la mente e' il concetto fondamentale degli insegnamenti, tutto parte da essa, sofferenza e beatitudine. Ma se e' facile pensarla cosi' quando si sta bene, allorche' si sta male o si passa un momento di particolare difficolta', diventa maledettamente difficile.
Tu sei li' che non sai che pesci prendere e arriva qualcuno che ti da una pacca sulla spalla e ti dice di "pensare positivo", di "rompere gli schemi", che "e' inutile preoccuparsi"... La prima reazione solitamente e' mandarlo perlomeno a quel paese, non e' cosi'? "Facile per un sano parlare ad un ammalato", dice qualcuno.

Che il bicchiere possa essere visto come mezzo pieno anziche' mezzo vuoto e' cosa nota. Tuttavia ha qualcosa di consolatorio che in fondo spesso non piace. Il bicchiere e' comunque a meta', inutile girarci attorno, giocare con le parole.

Tuttavia nessuno contesta il fatto che il bicchiere sia a meta'. Cio' che viene verificato, piu' che "contestato", e' l'estrema importanza della carica emotiva che il dato di fatto riveste per chi ne fa esperienza. In teoria ogni cosa non ha carica emotiva di suo, nemmeno le cose che consideriamo piu' terribili e temibili. Le cose, gli avvenimenti, accadono, e basta. E' come le viviamo a fare la differenza.
Questo aspetto non e' solo teorico: se una persona sta male in continuazione per cio' che gli accade, stara' sempre peggio, perche' la disperazione e la paura aggiungeranno un "carico" terribile al peso della sofferenza che sta vivendo. Non solo, ma la disperazione e la paura vissuta si radicheranno nel profondo del proprio inconscio, cosi' che la volta successiva bastera' poco per sprofondare nella stessa disperazione e nella stessa paura. L'evento scatenante potra' essere sempre piu' piccolo, a volte cosi' piccolo da non capire come sia stato possibile cadere in un tale stato di emotivita'.

Inoltre, sofferenza, preoccupazione, paura, stress, hanno un impatto anche sul fisico andando ad incidere sulle difese immunitarie e sulle capacita' di ripresa, sia psichiche che fisiche. Qualcuno, anche tra i ricercatori medici "classici" (niente teorie "new age" dunque), sospetta che possano avere un ruolo anche importante sullo sviluppo di diverse malattie.
Senza contare che gli stessi fattori portano a scarsita' di concentrazione, a carenza di attenzione, a diminuita capacita' reattiva, cosi' da aumentare i rischi di incidenti o da creare difficolta' lavorative o relazionali.

Questa non e' una fantomatica teoria New Age, e' esperienza diretta che probabilmente ognuno di noi ha, a suo livello, fatto.

Vedere il bicchiere mezzo pieno, anziche' mezzo vuoto, e' comunque di fondamentale importanza.


bicchiere
Scritto da: Wolfghost alle ore 18:58 | permalink | commenti (23) | categoria: malessere, emozioni, malattia, stress, pensiero, disperazione, preoccupazione, mente, paura, pensiero positivo, benessere, sofferenza, spiritualità, difficoltà, emotività Grazie per i vostri (pop-up) commenti (23)
venerdì, 20 novembre 2009
La pacificazione - storiella buddista
VisvabhujStasera vi lascio una semplice storiella buddista, breve ma... importante!
Ricordo ad esempio una volta in cui ero davvero addolorato dall'andamento di una storia amorosa, ero davvero affranto e il pensiero di "lei" mi tormentava. Improvvisamente ebbi una strana intuizione: mi voltai di scatto e... vidi che lei non c'era! Non era attorno a me, capite?
Improvvisamente mi sentii molto meglio

Leggete la brevissima storiella e il commento (non mio) e forse capirete di più...

Come? Mi sembra già di sentirvi "Non è così facile!" E chi dice che è facile? Nessuna intuizione del genere lo è, sembra banale, scontata... forse proprio per questo di solito ci sfugge...

p.s.: la musica proposta alla fine del post è tratta dalla colonna sonora del Piccolo Buddha di Bertolucci, composta da Ryuichi Sakamoto... ci credete se vi dico che mi commuovo ancora ogni volta che la sento?




Un giorno Hui-k'o si presentò a Bodhidharma e gli disse: "La mia anima è tormentata: ti prego, dalle pace!"
"Portami qui la tua anima e io le darò pace."
"Come faccio? Quando la cerco, non la trovo."
"Allora è già in pace."
_________

Commento: Anche l'idea di "anima" è un prodotto della mente, e così quella di ego. Il problema è che noi finiamo per credere reali semplici immagini simboliche, e su di queste costruiamo interi sistemi filosofici che incidono pesantemente sulla nostra vita. Il discepolo di Bodhidharma si era costruito una "storia" sulla propria "anima tormentata", e in base a questa fantasia soffriva realmente. Ma, quando il maestro gli fece notare la sostanziale irrealità di quella idea, ecco che anche i tormenti mentali gli apparvero di colpo inconsistenti. Impariamo a constatare come gran parte delle nostre sofferenze sia un prodotto della mente. Cerchiamo di dare un'occhiata al di là di questa immaginazione mentale che ama la contrapposizione. Anziché essere vittime di ciò che pensiamo, diventiamone i padroni.

Una storiella zen racconta di un uomo su un cavallo: il cavallo galoppa veloce, e pare che l'uomo debba andare in qualche posto importante. Un tale, lungo la strada, gli grida: "Dove stai andando?" e il cavaliere risponde: "Non so! Chiedi al cavallo!".


Scritto da: Wolfghost alle ore 00:31 | permalink | commenti (82) | categoria: pace, mente, illusione, buddismo, sofferenza, buddha, intuizione, illuminazione, sakamoto, pacificazione Grazie per i vostri (pop-up) commenti (82)
sabato, 24 ottobre 2009
Il nodo gordiano - uscire dall'abitudinarietà
Alessandro taglia il nodo gordiano                    Alessandro recide il nodo Gordiano, di Jean-Simon Berthélemy

Il nodo gordiano
di Paolo Coelho

L’esperienza è una cosa molto positiva, ma non è tutto. Spesso essa ci fa adottare soluzioni vecchie per problemi nuovi, e noi continuiamo ad andare avanti senza capire che la vita è movimento e che ci troviamo sempre di fronte a nuove sfide.
Nell’antica Grecia, un carrettiere di nome Gordio fece un nodo talmente complicato che nessuno era capace di scioglierlo. Nacque allora la famosa leggenda: chi fosse riuscito a snodarlo, sarebbe stato il più potente degli uomini.
Molte persone tentarono, finché il giovane Alessandro passò per il tempio in cui si trovava il nodo. Provò, vide che non sarebbe riuscito a disfarlo, allora prese la sua spada e lo tagliò a metà. Pochi anni dopo, Alessandro divenne il signore supremo del più vasto impero che il mondo abbia conosciuto, e fu definito il Grande.
«Così non vale», avrà sicuramente detto qualcuno vedendo Alessandro tagliare il nodo. Ma perché non vale? Era solo una soluzione nuova per un problema antico.




Commento di Wolfghost:

"Una grande intensità: evocazione di qualcosa proveniente dal nulla. È vero che gli strumenti sono quelli, la tecnica, le abitudini, ma un incognita permane: gli anni di pratica non vi possono proteggere (non vi devono proteggere). Bisogna gettarsi in uno spazio vuoto, uscire dalla memoria. Tutti vi stanno guardando, e in questo momento della vostra vita, smettete con i luoghi comuni e inventate."
Tim Hodgkinson (compositore musica sperimentale)


La nostra mente è un complesso sistema di Neuroni e di reti cerebrali che li unisce. E' come una intricata rete stradale, su cui viaggiano i pensieri, che collega posti dove risiedono immagini e memorie.
Quando prendiamo un'abitudine, che essa derivi da un'azione ripetitiva che adottiamo noi stessi nel passare del tempo, o da un uso e costume insito nella società nella quale viviamo, è come se la strada che portasse a quel determinato ricordo, e che ci porta a compiere una determinata azione o reazione, divenisse molto più larga e quindi facile da percorrere delle altre, con il risultato che i pensieri si indirizzano quasi sempre proprio in quella determinata direzione. In un certo senso, ci disabituiamo a percorrere strade nuove, ad avere idee, indirizzandoci sempre verso strade e soluzioni ben conosciute e collaudate... ma che non necessariamente sono le migliori.
Un esempio tipico è quello delle cosiddette "seghe mentali", dove facciamo correre i nostri pensieri ore e ore, giorni e giorni, ma sempre sulle stesse strade, con i medesimi risultati.
Non è che non esistano altre strade e soluzioni, è semplicemente che noi non le vediamo, incanalati come sono i nostri pensieri lungo i soliti percorsi abitudinari.
Cambiare questa strategia è possibile nel tempo. Basta rompere la prima delle abitudini: affidarsi alle abitudini e agli usi e costumi. Il che non vuol dire "fare gli strani", l'esperienza - come dice Coelho - è fondamentale per crescere, ma semplicemente pensare a ciò che si sta facendo, "fermandosi" e guardando con oggettività i propri comportamenti, come se li si vedesse dall'esterno. Poi potremmo anche decidere di continuare sulla solita strada, ma almeno sarà perché davvero la riterremo la migliore.
Non è forse vero che spesso siamo capaci di indicare le soluzioni più logiche agli altri ma non siamo capaci di fare lo stesso con noi?
Ovvio, non è semplice, ma imparare a guardare anche le strade laterali, pure se sono più piccole, rifiutandosi di seguire acriticamente la strada principale, è un qualcosa che si può insegnare alla propria mente.


Scritto da: Wolfghost alle ore 15:51 | permalink | commenti (95) | categoria: problemi, seghe mentali, coelho, idee, soluzioni, pensiero, azione, mente, società, cambiamento, esperienza, abitudine, abitudini, nodo gordiano Grazie per i vostri (pop-up) commenti (95)
martedì, 03 febbraio 2009
Pulizia mentale
CervelloAvrei voluto intitolare questo post "igiene mentale" ma ho voluto evitare riferimenti non voluti all'omologo ente della ASL

Cosa intendo io con "pulizia mentale"... be', intendo la capacita' di saper controllare la nostra mente: cosa le diamo in pasto, come la usiamo, come sappiamo direzionarla spronandola in una direzione piuttosto che in un'altra.

E' noto che l'inconscio, che, anche se non ne siamo consapevoli, regola la maggioranza delle nostre reazioni agli eventi, e' malleabile e credulone: secondo gli esperti infatti, esso non e' nemmeno in grado di distinguere realta' da sogno, oggettivita' da immaginazione. Proprio per questo a volte un brutto sogno ci perseguita per giorni come fosse stato un evento reale. Proprio su questo si basano tecniche psicologiche moderne come la visualizzazione creativa o le antiche pratiche di concentrazione su un'immagine mentale.

Tempesta sul mare di Galilea - RembrandtLa qualita' del nostro inconscio e' fondamentale per una "buona vita". Se esso e' sereno, le nostre reazioni agli eventi saranno equilibrate e pronte; se e' disturbato, saranno altresi' scomposte, disordinate, spesso dannose. Ci sara' chi, non vedendo arrivare la persona amata ad una certa ora, pensera' che avra' trovato traffico, e chi, invece, iniziera' a immaginarsi gli scenari piu' devastanti possibili, come incidenti o tradimenti. La vita sara' di conseguenza una navigazione serena - anche se con necessari cambi di rotta e qualche tempesta, pero' momentanea e affrontata con determinazione e combattivita' - e un continuo andare alla deriva, in balia di ogni onda inaspettata anche se semplicemente poco piu' grande della media.

Se e' vero che l'inconscio e' per definizione... non conscio, ovvero agisce senza che noi ne abbiamo consapevolezza, e' pero' vero che esso e' condizionato da cosa le diamo in pasto.
Se continuamo a nutrire la nostra mente con messaggi carichi di pessimismo, disperazione, negativita', siano essi letture, filmati, persone o nostri stessi pensieri "stantii", come possiamo poi aspettarci di reagire con forza e serenita' agli avvenimenti della vita?
Non sto sostenendo che ogni "bruttura" deve essere allontanata, mai letta o ascoltata, questa sarebbe una fuga con conseguenze su di noi e sugli altri, ma ogni cosa ha un suo tempo. Quando ci sentiamo sereni ed equilibrati possiamo senz'altro affrontare temi pesanti ed aiutare persone giu' di morale, forse depresse, ma dovremmo evitare di farlo se anche noi non siamo in un buon periodo. Non si tratta di egoismo, ma piuttosto di un briciolo di autoprotezione che ci impedisce di farci trascinare dalla corrente dei vortici negativi di chi abbiamo di fronte o stiamo leggendo.

Particolare attenzione dovremmo poi porla ai nostri stessi pensieri. E' vero che essi sorgono il piu' delle volte spontaneamente, ma se alimentarli prestando loro attenzione e "ragionandoci sopra", o piuttosto vederli semplicemente passare (oppure distrarci da essi pensando ad altro), e' alla nostra portata. Non dobbiamo naturalmente fuggire dagli eventi e dalle responsabilita', questo no, nascondere la testa sotto la sabbia e' un'altra cosa. Dovremmo capire, e sono sicuro che la maggior parte delle volte in fondo lo sappiamo, se il nostro pensiero e' davvero costruttivo o se invece ci siamo incanalati in una strada chiusa su se stessa, un circuito che gira sempre in tondo e non ci porta da nessuna parte. Allora e' necessario distrarci, cambiare strada. Spesso basta "rompere lo schema mentale" nel quale siamo caduti per veder sorgere limpida nella nostra mente la possibile soluzione.
A volte basta davvero poco. Ma quel poco dobbiamo farlo.

Difficile? Puo' darsi, ma... e se fossimo noi a non provarci nemmeno o ad arrenderci al primo intoppo? La mente e' malleabile, puo' apprendere un modo diverso di lavorare, ma ha bisogno di ripetizione, ripetizione, ripetizione. L'abitudine, si sa, alleggerisce la fatica.
Puo' essere un lavoro che richiede molta pazienza, ma sono certo che e' un campo che, se ben curato, da buoni frutti...


pesche
Scritto da: Wolfghost alle ore 01:46 | permalink | commenti (103) | categoria: pensieri, vita, disperazione, psiche, mente, inconscio, serenità, pessimismo, equilibrio, negativita, schemi mentali Grazie per i vostri (pop-up) commenti (103)
domenica, 25 gennaio 2009
Paracelso e effetto placebo
ParacelsoIl potere di una fervida fantasia
e' la componente principale
di ogni operazione di magia.

P
ARACELSO










Il potere della mente mi ha sempre affascinato. Credo che essa sia la prima causa di fatti apparentemente inspiegabili. Credo che i miracoli avvengano almeno per suo tramite, se non per sua unica causa.
Credo che l'intera magia, seppure utilizzante scenografici riti, nasca sempre e solo dalla mente.
Questo voleva dire Paracelso: non e' tanto il rito in se' a funzionare, quanto la suggestione che la mente da esso trae, scatenando poi la reazione che l'antico alchimista cercava.
Anche la preghiera e l'evocazione probabilmente non funzionano tanto per intercessione del santo pregato o dell'entita' evocata ma perche' permettono alla mente di attingere a fonti recondite di "potere" alle quali normalmente non accede. Ovviamente e' solo una mia opinione.

L'effetto placebo e' uno di questi fenomeni davvero incredibili, a pensarci. Spesso penso alla grande superficialita' con cui esso viene bollato, come a sminuire l'importanza dei risultati che esso crea. E' proprio l'opposto invece: capire che un effetto che si riteneva poter essere dato da un potente farmaco, sia invece opera di una mente che "crede" di averlo assunto e pertanto si attiva per suggestione... e' stupefacente.

A volte mi chiedo se davvero non saremmo in grado di operare miracoli anche noi, se solo lo credessimo possibile nel nostro intimo.


mano luce
Scritto da: Wolfghost alle ore 01:44 | permalink | commenti (95) | categoria: magia, mente, placebo, miracoli, preghiera, alchimia, potere, paracelso, evocazione, effetto placebo Grazie per i vostri (pop-up) commenti (95)
lunedì, 19 gennaio 2009
Il sogno perfetto di solito è un'idea, non un nome.
uomo e donnaIl sogno perfetto di solito è un'idea, non un nome. Solitamente non sbagliamo il modo di sognare: ci mettiamo passione, ci mettiamo immaginazione, costanza, impegno. Ci dicono che se davvero vogliamo qualcosa con tutto noi stessi, alla fine la otterremo. Ma non sempre è così, non è vero? In cosa sbagliamo allora?
Bé, certamente gli errori possono essere tanti, come porsi un obbiettivo realmente irraggiungibile ad esempio. Ma io credo che uno dei più comuni sia la selettività dell'oggetto del nostro desiderio. Questo è un principio che è conosciuto sia dalla moderna psicologia motivazionista che dalle antiche regole esoteriche.
Ricordo alcune parole del motivazionista americano Anthony Robbins. Lui insegna che quando si vuole qualcosa bisogna immaginarsi come se quella cosa la si avesse già. Bisogna sentirsi felici di averla, bisogna essere riconoscenti verso il creato di averci permesso di raggiungerla. Questo ci metterà nello stato d'animo migliore affinché ciò che desideriamo possa accadere. Aggiunge che più dettagliato sarà il nostro sogno, la nostra immaginazione, maggiore sarà la probabilità di ottenerlo, sempre per lo stesso principio che il nostro inconscio riceve in questo modo le istruzioni più dettagliate, la spinta più forte verso di esso. Su questo principio si basa, ad esempio, la "Immaginazione Creativa". E guardate che perfino nel Buddhismo Tibetano si ritrova il medesimo principio: nelle loro meditazioni "guidate" l'oggetto della meditazione deve essere immaginato il più dettagliatamente possibile. Ad esempio Buddha non era "solo Buddha", ma era Buddha con una determinata veste, con determionati colori, trainato da un carro che aveva certi colori, determinate dimensioni, e così via. arcobaleno e pentolaRimasi molto stupito di ciò, ma in fondo segue la stessa logica: la mente, che è molto plastica, risponde agli stimoli che riceve, che siano reali o immaginari, predisponendosi a cogliere ogni segnale, a far nascere le giuste intuizioni, affinché quell'obbiettivo sia raggiunto.
Poi c'è chi dice che perfino l'universo intero cospira per farvi ottenere cosa volete, ma questa è già questione di fede
Tuttavia, sia Robbins che alcune "antiche regole", esortano a non "mirare troppo" il desiderio stesso, perché cosa vorremmo non è detto che sia davvero cosa è meglio per noi.
Un esempio banale chiarirà
Robbins diceva che se un uomo desidera una determinata coniglietta di Playboy... bé, certo, alla fine potrebbe anche ottenerla, ma forse sta stringendo troppo il cerchio, sta limitando troppo la possibilità di scelta. E perfino l'universo, poverino, potrebbe avere qualche difficoltà... cosa succederebbe, ad esempio, se più uomini desiderassero - come probabile - la stessa coniglietta?
Il "nome e cognome" insomma, cosiccome l'esatta località, il nome dell'azienda e dir che si voglia, tolgono troppo spazio alle possibilità: il nostro desiderio, invece di essere un sogno, potrebbe insomma diventare un'ossessione. Certamente anche voi conoscete chi si è rovinato la vita inseguendo ossessivamente una determinata persona che non ne voleva sapere, un determinato impiego che magari alla fine manco l'avrebbe soddisfatto. Sono solo alcuni esempi.
Insomma, forse il vecchio detto "il mare è pieno di pesci"... ha un suo perché. Con buona pace dei poeti che cantano l'unicità e immortalità del proprio sogno

pesci e bocce
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:40 | permalink | commenti (64) | categoria: sogni, mente, desiderio, buddismo, ossessione, obiettivo, anthony robbins Grazie per i vostri (pop-up) commenti (64)
giovedì, 26 giugno 2008
Il potere della scelta
bivioMettere impegno nella decisione
di Paolo Coelho

Carlos Castañeda dice: “Il grande potere dell’essere umano sta nella sua capacità di prendere decisioni.” Ogni decisione che prendiamo ci permette di modificare il futuro e il passato.
Scegliere, però, significa impegnarsi. Quando si compie una scelta, ci si deve ricordare che il cammino da percorrere sarà molto diverso da quello immaginato. Scegliere significa dire: “Bene, io so dove voglio arrivare.” Da quel momento in poi, bisogna prestare attenzione al mondo, perché una decisione scatena una serie di eventi inaspettati.
Impegnati con la tua decisione, sia essa nel campo affettivo, professionale o spirituale. Tutto ciò di cui la tua decisione ha bisogno è la tua volontà di andare avanti. Del resto, essa stessa ti prenderà per mano e ti mostrerà il cammino migliore.




Commento di Wolfghost: Abbiamo parlato dell'importanza di scegliere un buon obiettivo, esso deve essere raggiungibile, non deve creare danni a se' stessi o ad altri (persone care soprattutto), deve essere "importante", stimolante. Abbiamo detto che poi occorre determinazione per raggiungerlo, o almeno per provare seriamente a farlo. Ma... manca ancora l'anello di congiunzione, quello che, se la scelta dell'obiettivo e' la meta e la determinazione e' la benzina, potrebbe definirsi come la chiave del motorino d'avviamento. Perche' quello e' spesso il momento in cui ci perdiamo. La differenza tra i classici "buoni propositi" e il successo (o almeno l'avventura per raggiungerlo), sta proprio qua: partire per davvero.

Bisogna prendere l'abitudine a perseguire l'obiettivo scelto, a tenere fede alla decisione presa.
Possiamo pensarci quanto vogliamo, sceglierlo con cura, ma quando alla fine prendiamo la nostra decisione, abbiamo preso un impegno con noi stessi e la vita. E' di fondamentale importanza non sgarrare, altrimenti cadremo in un circolo vizioso senza fine fatto di "buoni propositi"... e sappiamo tutti come essi vanno a finire, non e' vero?

riunioneChe la nostra vita sia un buon governo, con le camere che si ritirano per compiere la loro scelta, con una legge nella quale quella decisione viene trasformata, con un controllo perfino severo perche' quella legge venga seguita.
Poi un giorno, se proprio si rivelera' un errore, il nostro parlamento potra' tornare a riunirsi e decidere di porvi fine, ma fino ad allora ogni reticenza per pigrizia o timore, non dovra' piu' esistere.

Vi sembra troppo rigido? Messa cosi' forse, ma seppure senza bisogno di uno "schema figurato" di questo tipo, e' cosi' che si muove chi "vince": esso sa che nel momento in cui prende una decisione, deve muoversi affinche' quella decisione venga davvero perseguita. Anzi, non ha nemmeno bisogno di pensarci: lo fa e basta. Ma chi non e' abituato, ha spesso bisogno di "regole figurate" per riuscire a partire.

Poche cose hanno piu' potere sulla nostra mente, sulle nostre convinzioni, sulla fiducia che nutriamo sui nostri mezzi, sulla nostra autostima, che il notare che diamo seguito alle nostre decisioni. E' un processo che si autorafforza, dandoci ancora piu' spinta a prendere altre decisioni che saranno frenate da inerzie e timori sempre meno forti, sempre piu' facili da superare.

Il successo, di qualunque campo si stia parlando, e' fatto di abitudine a seguire le decisioni prese.

... perche' non creare un vero e proprio "quaderno delle decisioni"? Un quaderno dove cio' che viene scritto verra' inderogabilmente seguito, inderogabilmente! Ma, dobbiamo essere coscienti che se decideremo di usarlo, sara' un'autentica sfida a noi stessi: dovremo pensarci bene prima di scrivere su di esso una intenzione, perche' poi... indietro non si deve tornare


Chi vuol provare?
  Un consiglio: iniziate con qualcosa di semplice, di facilmente raggiungibile, e poi, via via, crescete in "importanza della decisione". Questo perche' "il successo genera il successo": e' un modo per accrescere la fiducia nella vostra capacita' di tenere fede alle decisioni prese, preparandovi alle sfide piu' importanti
Rendetevi forti nella vostra autostima, prima di affrontare le onde piu' alte.


block notes
Scritto da: Wolfghost alle ore 16:30 | permalink | commenti (87) | categoria: vita, coelho, mente, avventura, impegno, scelta, successo, potere, sfida, autostima, abitudine, obiettivo, determinazione, castaneda, fiducia, decisione, timore, convinzioni, intenzione, inerzia, decidere Grazie per i vostri (pop-up) commenti (87)
giovedì, 28 febbraio 2008
Liberta' e indipendenza
antilopiConosco una sola libertà, ed è la libertà della mente.
(Antoine de St.Exupery)


“Liberta’” e’ una delle parole piu’ usate quando si vuole fare leva sulla emotivita’ delle persone. Tutti ne parlano, in tanti la reclamano, ma davvero pochi fanno veramente cio’ che e’ necessario per ottenerla. E ancora meno sanno cosa farsene una volta ottenutala.

falco_primopianoNon è la liberta che manca.
Mancano gli uomini liberi.
(Leo Longanesi)


Ci si para spesso dietro il fatto che la societa’ rende schiavi; si cercano continuamente capri espiatori che permettano di continuare a “galleggiare”, di poter incolpare chiunque capiti a tiro, additandolo come responsabile della nostra stagnazione.
Ma cosi’ non si va da nessuna parte.
Ci vuole il coraggio di assumersi la responsabilita’ della propria vita, delle proprie azioni, delle proprie scelte.
Lamentarsi non serve a nulla.

zebreLibertà significa anche responsabilità.
Ecco perché la maggior parte della gente ne ha paura.
(George Bernard Shaw)


Il "non rendersi indipendenti", che e' una delle grandi malattie del nostro tempo, e’ psicologico, prima che materiale, non serve a nulla pararsi dietro alla mancanza di denaro o di possibilita’: la prima, l’unica vera indipendenza… passa per la testa, non per il portafoglio. Percio’ non e' scusabile, ad esempio, con il fatto di non poter andarsene di casa. Ci sono persone conviventi che sono molto piu' indipendenti di altre che vivono da sole. Sembra paradossale, ma e' cosi'.

orsoLa storia degli uomini liberi non e' mai scritta dal destino, ma dalle scelte, le loro scelte.
(Dwight D. Eisenhower)


Certamente l’indipendenza economica rende tutto piu’ facile. Sarebbe ipocrita dire che cosi’ non e’, ma… il processo di liberazione comincia sempre nella testa: chi e’ libero non accettera’ catene a lungo, e il modo di liberarsi lo trovera’ sicuramente.

DelfinoLa libertà è come il mare. Non può essere rinchiusa, e come il mare, un uomo libero lo è per sempre.
(Humbert du Charbon)


Se decidete di essere liberi, vi serve solo una cosa: il coraggio di esserlo davvero.
Costi quel che costi.

Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza. - (B. Franklin)

cavalli
Scritto da: Wolfghost alle ore 12:30 | permalink | commenti (90) | categoria: sicurezza, mente, coraggio, libertà, scelte, catene, responsabilità, indipendenza Grazie per i vostri (pop-up) commenti (90)
giovedì, 24 gennaio 2008
Pensiero positivo: l'inganno dei 'non'
“Pensiero positivo” e’ ormai un concetto trito e ritrito. Innumerevoli sono i libri su di esso, alcuni dal tenore cosi’ ottimistico e superficiale da renderlo poco credibile e da finire per screditarne anche l’effettivo potere.
Il pensiero positivo non compie miracoli, non da’ certezza del risultato; esso e’ “solamente” un mezzo per mettersi nelle migliori condizioni possibili affinche’ cose buone possano capitare nella nostra vita. E non e’ poco.

Uno dei concetti cardine del pensiero positivo e’ quello di evitare di ragionare tramite parole negative, come i “non”.

NONFin da piccoli, siamo stati abituati ad un uso ampio e scriteriato dei “non”: “non devo fare questo”, “non devo dire cosi’”, “non devo essere in tal modo”, “non voglio che accada che…”, “non devo pensare a…” e cosi’ via. Il pensiero positivo suggerisce di sostituire questo modo di ragionare “al negativo” con pensieri rivolti al positivo: “voglio fare”, “posso dire”, “posso essere”, “posso agire in modo che accada”, “penso a…”.
Chiaramente l’oggetto della frase diviene l’opposto di quello della frase al negativo: “Non devo pensare a tizio” [con il quale ho appena rotto…] diventa “posso pensare alla prossima storia che avro’” [anche se il futuro partner non ha ancora un nome o un viso].

DEVOPOSSONotate un effetto collaterale: anche i “devo” (pesanti, poiche’ indicano uno stato di costrizione) vengono sostituiti con i “posso” (costruttivi, perche’ indicano uno stato di potere: posso farlo, non sono “obbligato”); cio’ rende immediatamente lo stato emotivo della persona che li esperisce molto piu’ leggero, diminuendone in tal modo l’ansia e la sofferenza. Ma soprattutto leva dallo stato di impantanamento nel quale si trova.

A questo punto, mi piace raccontare una storiella che cito spesso, quella di Goethe e del suo commercialista…

Goethe (Stieler 1828)Si narra che un giorno Goethe fu tradito dal suo commercialista che scappo' con una grossa somma di denaro. Questo tizio era anche un suo grande amico, o almeno cosi' il bravo Wolfgang credeva.
Per lui la sensazione di tradimento fu fortissima al punto di divenire una vera ossessione. Arrivo' a tappezzare la sua casa di bigliettini con scritto "Non devo pensare a xxx". Inutile dire che ogni volta che ne vedeva uno... pensava a lui e al suo tradimento.
E il suo malessere continuava percio’ inesorabilmente.
Goethe si libero' della sua ossessione solo quando prese la saggia decisione di riposizionare tutti quei bigliettini… nella spazzatura

La mente inconscia tende naturalmente a cio’ che la fa stare bene, ma va guidata con un po’ di razionalita’, infatti essa non distingue tra immediato e futuro. Se ad esempio il partner ci lascia, tendenzialmente la mente tendera’ ad andare al suo ricordo il piu’ possibile, perche’ cosi’ e’ abituata a fare, perche’ la mancanza di quella “immagine” (intesa in senso ampio, come “ricordo” generico, non solo la “figura visiva”) la fa soffrire. Arrivera’ al punto di elaborare strategie anche complicate per non staccarsi da esso. Compresi i famosi “non”: “non devo pensare a” permette ad essa di continuare a pensarci senza sentirsi colpa, “Non sono debole, non e’ che ci penso volutamente! Non vorrei pensarci, eppure…”.

ScimpanzeAnni fa’ lessi un esperimento condotto su alcune scimmie: ad esse era stato insegnato che, se premevano con un dito un certo tasto, un cibo prelibato compariva. Gli scienziati notarono che quelle scimmie continuavano ad usare prevalentemente quel dito anche quando ormai il cibo non veniva piu’ fornito loro e scoprirono che la rete neuronale che collegava il cervello a quel dito era piu’ spessa delle corrispondenti reti dirette verso le altra dita: il cervello aveva costruito una sorta di autostrada preferenziale nella quale incanalare i pensieri.
Lo stesso facciamo quando adottiamo una certa “abitudine” a lungo: la mente crea dei collegamenti preferenziali verso quella immagine. Ecco perche’, perfino con i “non”, tendiamo sempre all’oggetto della nostra “ossessione”. Disfarsene significa ridurre a poco a poco quell’autostrada mentale, atrofizzandola. E l’unico modo e’ imparare, sforzarsi, a non
utilizzarla. Usarla salendo sulla macchina deiautostrada “non”, e’ un inganno: non servira’ assolutamente a nulla se non a perpetrare, ad ispessire ancora di piu’, quell’autostrada. Di fatto, gia’ in passato ho notato che esistono tanti legami tenuti in vita proprio dalla sofferenza: la sofferenza “lega” moltissimo all’oggetto che la crea. Addirittura rapporti ai quali non si teneva granche’, diventano trappole dalle quali non ci si riesce piu’ ad allontanare non appena fa capolino la sofferenza dell’abbandono.

L’unico modo di uscirne e’ pensare ad altro costruttivamente, sostituendo quell’immagine con altre che non la ricordino. Se sono stato mollato, ad esempio, avro’ molti piu’ risultati sognando il prossimo rapporto con una persona splendida, anche se di questa non conosco ancora ne’ il nome ne’ il viso, piuttosto che continuare a pensare a chi mi ha lasciato, seppure in termini negativi. Ma posso anche pensare a tutt’altro, non importa, basta non utilizzare la famosa autostrada.

La mente, sempre per il principio di tendere naturalmente verso cio’ che la fa star bene, appena si accorgera’ che non pensando piu’ all’oggetto della sua ossessione sta’ meglio, ci aiutera’ a proseguire su quella nuova strada, atrofizzando – a questo punto rapidamente – l’autostrada che era stata creata.

“Questo e' il mio dono. Lascio che la negativita' scivoli via da me come l'acqua dal dorso di un'anatra. Se non e' positivo, non lo ascolto nemmeno. Se puoi superare questo, i combattimenti sono facili” - George Foreman

“Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è cio' che diventi.” - Eraclito


river
Scritto da: Wolfghost alle ore 13:15 | permalink | commenti (70) | categoria: parole, , mente, pensiero positivo, sofferenza, potere, ansia, goethe, abbandono, dovere, legamenti Grazie per i vostri (pop-up) commenti (70)