Una ricerca senza inizio e che, forse, mai avra' fine. Far cessare il duello permanente tra Ego e anima, trovando l'equilibrio tra cio' che si e' e cio' che bisogna apparire...
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Utente: Wolfghost
Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi. In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni. Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...

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martedì, 26 gennaio 2010
Il bicchiere mezzo pieno
"La mente è padrona di se stessa,
da sola può fare del paradiso l'inferno,
dell'inferno il paradiso".

John Milton, 1667


Tanto e' stato scritto sulle potenzialita' e sui limiti della mente. In molte tradizioni spirituali, non solo orientali, la mente e' il concetto fondamentale degli insegnamenti, tutto parte da essa, sofferenza e beatitudine. Ma se e' facile pensarla cosi' quando si sta bene, allorche' si sta male o si passa un momento di particolare difficolta', diventa maledettamente difficile.
Tu sei li' che non sai che pesci prendere e arriva qualcuno che ti da una pacca sulla spalla e ti dice di "pensare positivo", di "rompere gli schemi", che "e' inutile preoccuparsi"... La prima reazione solitamente e' mandarlo perlomeno a quel paese, non e' cosi'? "Facile per un sano parlare ad un ammalato", dice qualcuno.

Che il bicchiere possa essere visto come mezzo pieno anziche' mezzo vuoto e' cosa nota. Tuttavia ha qualcosa di consolatorio che in fondo spesso non piace. Il bicchiere e' comunque a meta', inutile girarci attorno, giocare con le parole.

Tuttavia nessuno contesta il fatto che il bicchiere sia a meta'. Cio' che viene verificato, piu' che "contestato", e' l'estrema importanza della carica emotiva che il dato di fatto riveste per chi ne fa esperienza. In teoria ogni cosa non ha carica emotiva di suo, nemmeno le cose che consideriamo piu' terribili e temibili. Le cose, gli avvenimenti, accadono, e basta. E' come le viviamo a fare la differenza.
Questo aspetto non e' solo teorico: se una persona sta male in continuazione per cio' che gli accade, stara' sempre peggio, perche' la disperazione e la paura aggiungeranno un "carico" terribile al peso della sofferenza che sta vivendo. Non solo, ma la disperazione e la paura vissuta si radicheranno nel profondo del proprio inconscio, cosi' che la volta successiva bastera' poco per sprofondare nella stessa disperazione e nella stessa paura. L'evento scatenante potra' essere sempre piu' piccolo, a volte cosi' piccolo da non capire come sia stato possibile cadere in un tale stato di emotivita'.

Inoltre, sofferenza, preoccupazione, paura, stress, hanno un impatto anche sul fisico andando ad incidere sulle difese immunitarie e sulle capacita' di ripresa, sia psichiche che fisiche. Qualcuno, anche tra i ricercatori medici "classici" (niente teorie "new age" dunque), sospetta che possano avere un ruolo anche importante sullo sviluppo di diverse malattie.
Senza contare che gli stessi fattori portano a scarsita' di concentrazione, a carenza di attenzione, a diminuita capacita' reattiva, cosi' da aumentare i rischi di incidenti o da creare difficolta' lavorative o relazionali.

Questa non e' una fantomatica teoria New Age, e' esperienza diretta che probabilmente ognuno di noi ha, a suo livello, fatto.

Vedere il bicchiere mezzo pieno, anziche' mezzo vuoto, e' comunque di fondamentale importanza.


bicchiere
Scritto da: Wolfghost alle ore 18:58 | permalink | commenti (23) | categoria: malessere, emozioni, malattia, stress, pensiero, disperazione, preoccupazione, mente, paura, pensiero positivo, benessere, sofferenza, spiritualità, difficoltà, emotività Grazie per i vostri (pop-up) commenti (23)
sabato, 09 gennaio 2010
Cogliere l'attimo - Le virtù del guerriero
LE VIRTU’ DEL GUERRIERO
di Paulo Coelho

GuerrieroUn Guerriero della Luce ha bisogno di pazienza e di rapidità al tempo stesso. I due maggiori errori sono: agire anzitempo, o lasciare che l’opportunità si allontani.
Per evitare questo, il Guerriero affronta ogni situazione che si presenta come se fosse unica, e non applica formule, ricette, od opinioni altrui. Solo lui dovrà rispondere delle proprie azioni, ed è consapevole di questa responsabilità.
Il califfo Moauiyat domandò a Omr Ben Al Aas quale fosse il segreto della sua grande abilità politica: «Non ho mai affrontato una questione senza aver prima studiato la ritirata; d’altro canto, non ho mai affrontato qualcosa e immediatamente dopo desiderato di allontanarmene di corsa», fu la risposta.




Commento di Wolfghost: Il "cogliere l'attimo", l'arte di non rimandare, è da sempre uno degli argomenti a me cari e che ho proposto più spesso. Ciò che puntualmente succede è che qualcuno, sentendosi ingiustamente toccare, salta su dicendo che è giusto riflettere e non ci si può muovere prima di essere pronti. Ed è vero che "il momento giusto", "l'attimo da cogliere", non capitano necessariamente ai primi istanti. Certo, possono esserci dei treni che non ripassano e che bisogna assolutamente prendere al volo non appena si presentano. Ma in genere "cogliere l'attimo" non significa buttarsi allo sbaraglio, agire con incoscienza, vuol dire solo rendersi conto che il momento dell'azione è arrivato e che attendere ancora è controproducente, se non fatale, per l'obiettivo che stiamo perseguendo.
In genere si dice che il modo migliore sia valutare pro' e contro, ma ciò non può continuare all'infinito poiché i pro' e contro evidenti non sono difficili da vedere, e gli altri... evidentemente non sono poi così importanti da riuscire a far muovere i piatti della bilancia. Pro' e contro ci saranno sempre, è rarissimo trovare una scelta che non comporti un po' degli uni e un po' degli altri. Quindi è meglio "staccare razionalmente", cercare di non pensarci, e aspettare di "sentire" qual è la decisione migliore. Non c'è nulla di magico in questo: il nostro inconscio elabora tutte le informazioni che abbiamo ad esso fornito, e, quando è pronto, ci restituisce la soluzione sotto forma di intuizione, di forte sensazione.
Poi l'importante sarà muoversi e non ricadere, al ritorno della mente razionale, nel dubbio, bloccandosi nuovamente.
Certo, esiste la paura di sbagliare, del risultato, ma a parte che in genere l'errore più grosso, quello di cui maggiormente dovremmo aver paura, è l'immobilità, dovremmo pensare che nella vita non esiste decisione sicura, e comunque, nella maggior parte dei casi, esiste la possibilità del ritorno o di un nuovo cambio di rotta. Per cui una decisione, perfino sbagliata, è quasi sempre migliore del rimanere nell'indecisione.
Senza contare l'enorme fonte di stress intrinseca nell'indecisione stessa.

C'è un altro punto affrontato da Coelho, anche di questo ho parlato più volte: ascoltare tutti per avere la possibilità di vedere strade che magari non abbiamo scorto da soli, ma... poi decidere in autonomia, con la propria testa.

lupo osservatore

Scritto da: Wolfghost alle ore 22:02 | permalink | commenti (63) | categoria: vita, coelho, azione, paura, dubbio, indecisione, attimo, pazienza, decisione, immobilismo, cogliere lattimo, rimandare, rapidità Grazie per i vostri (pop-up) commenti (63)
giovedì, 03 dicembre 2009
Decisionismo - di Ralph Marston
Non è mai successo che riportassi per due post di seguito uno scritto di uno stesso autore, ma diversi scambi nei commenti al post precedente ne hanno "reclamato" l'anticipazione così da chiudere il cerchio

Io aggiungo solo che, anche se è giustissimo prendersi il tempo di valutare pro' e contro, poi una decisione e un'azione conseguente vanno prese, pena l'inerzia e l'immobilismo. E come ormai ho ben imparato, facendo mie le parole che una blogger lasciò sul mio blog tanto tempo fa, l'immobilismo diventa colpevolezza.
Coelho, in un altro scritto, sostiene che chi per paura di sbagliare temporeggia troppo, finisce poi per compiere quasi sempre una scelta sbagliata. E se consideriamo anche il non-scegliere come una scelta, sono completamente d'accordo.

Meglio decidere e correre il rischio di sbagliare, che non farlo e rimanere per sempre nelle sabbie mobili di una vita piatta ed infelice, la classica "vita di quieta disperazione".

Ed ora le parole del buon Marston




DECISIONISMO
Se tu potessi rivivere la tua vita sarebbe facile evitare gli errori. Potresti semplicemente guardare indietro ai tuoi errori, vederli avanzare in modo chiaro e indubitabile e muoverti in un'altra direzione.
Nel mondo reale, dove il tempo si muove solo in avanti, evitare gli errori non e' invece cosi' facile da fare. Perche' il solo modo di evitare completamente gli errori e' di evitare completamente di entrare in azione.
Ma quello, naturalmente, sarebbe il piu' grave errore di tutti. Perche' sebbene tu riusciresti cosi' a non compiere mai degli errori, non riusciresti parimenti ad avanzare, e non riusciresti cosi' a fare nulla.
Per poter riuscire a compiere qualcosa, devi accettare il fatto che stai per commettere alcuni errori. Naturalmente non partiresti mai con l'idea intenzionale di commetterne ed e' saggio prendere tutte le misure possibili per evitare di compierne.
Abbi quindi il coraggio di guardare avanti e di procedere, di prendere decisioni definitive, di compiere azioni specifiche, anche se qualcuna di queste si rivelera' poi un errore. Quando gli errori arriveranno, lo stesso decisionismo ti consentira' di lasciarteli rapidamente alle spalle.
Ralph Marston

salto gatto

Scritto da: Wolfghost alle ore 00:50 | permalink | commenti (78) | categoria: vita, azione, paura, indecisione, scelte, errori, inerzia, immobilismo, decidere, decisionismo, ralph marston Grazie per i vostri (pop-up) commenti (78)
sabato, 07 novembre 2009
Io Rinascerò - Cervo a Primavera
Nel fine settimana non ci sarò, ma - grazie a Morellina che ha citato un'altra canzone dello stesso autore nel suo blog dinuovociprovo - volevo lasciarvi proponendovi una canzone che per me vuol dire molto, a mio avviso una delle più belle canzoni italiane che siano state scritte e cantate.

Non avete idea di quanto farei a cambio con un cervo, un gabbiano, una pernice... forse perfino una foglia o una castagna .
Perché? Bé... dice tutto il buon Riccardo... quella pernice di montagna che non ha bisogno di sognare per volare... essere intenti solo a volteggiare, senza paura di cadere... senza domande, né frustrazioni... fantastico!

I buddisti sostengono che sarebbe un passo indietro, ma... se è vera la storia della reincarnazione, e potessi scegliere... mi sa che gli esseri umani stavolta potrebbe attendermi a lungo, molto a lungo!






Cervo a primavera
Riccardo Cocciante

E io rinascerò
cervo a primavera,
oppure diverrò
gabbiano da scogliera
senza più niente da scordare,
senza domande più da fare
con uno spazio da occupare.

E io rinascerò
amico che mi sai capire
e mi trasformerò
in qualcuno che non può più fallire
una pernice di montagna,
che vola eppur non sogna
in una foglia o una castagna.

E io rinascerò
amico caro amico mio
e mi ritroverò,
con penne e piume senza io
senza paura di cadere,
intento solo a volteggiare
come un eterno migratore

E io rinascerò
senza complessi e frustrazioni
amico mio ascolterò
le sinfonie delle stagioni
con un mio ruolo definito,
così felice di esser nato
tra cielo terra e l'infinito.


falco
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:56 | permalink | commenti (77) | categoria: paura, dubbio, frustrazione, volare, cocciante, rinascere Grazie per i vostri (pop-up) commenti (77)
mercoledì, 04 novembre 2009
Cavalcare le sfide - tratto da un saggio di Ralph Marston
Ho già pubblicato in passato scritti di Ralph Marston, generalmente tradotti e adattati dall'amico Rodolfo di Maggio (che adesso non sento da parecchio in verità). Stasera vi voglio proporre questo, a me piace molto, trovo che possa essere applicato ad ogni campo della vita...

Ah! Quello in foto è il mio Julius!




Julius finestra
CAVALCARE LE SFIDE
(adattato da un saggio di Ralph Marston)


La vita spesso ti presenta delle sfide difficili e, nel farlo, ti pone di fronte a delle scelte. Puoi scegliere di accettare le sfide, per difficili e complesse che possano essere, o puoi scegliere di evitarle, allontanandotene.
Se ti allontani dalle sfide, cerchi di nasconderti da loro, o se le ignori, queste non fanno che crescere in difficolta' e complessita'. Se davvero stai cercando la strada piu' facile per uscirne, la cosa piu' semplice da fare e' di affrontare le sfide il piu' presto possibile.
Sebbene il coraggio all'inizio sembri la scelta piu' difficile e impegnativa, a lungo termine e' la scelta piu' facile da seguire. Avere il coraggio di guardare con onesta' alle sfide e di affrontarle ora, quando sono ancora gestibili, ti risparmiera' dall'esserne sopraffatto nel futuro. Fare cio' che e' necessario fare quando serve che sia fatto puo' certamente essere compito difficile e sgradevole. Mancare di farlo, comunque, sara' mille volte peggio. Quando fronteggi le sfide subito, le puoi affrontare sul tuo terreno di gioco, alle condizioni da te scelte. Se le postponi a piu' tardi, ogni giorno di ritardo limitera' le tue opzioni ed indebolira' la tua posizione.
Il coraggio di prendere ora l'iniziativa non e' in realta' che niente piu' del buonsenso ordinario, illuminato da una prospettiva straordinaria. Elevati sopra il momento attuale, guarda la situazione a lungo termine, e troverai il coraggio di affrontare le sfide piu' impegnative.



Il procrastinare è una delle malattie
più comuni e più mortali
e il suo effetto nefasto sul successo
e sulla felicità è molto grande.

(Wayne W.Dyer)

Un giorno la paura bussò alla porta,
il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.

(King Martin Luther)


Julius tiragraffi
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:01 | permalink | commenti (85) | categoria: vita, paura, coraggio, sfida, procrastinare, julius, ralph marston Grazie per i vostri (pop-up) commenti (85)
lunedì, 02 marzo 2009
La paura di scegliere
Questo e' uno dei post che giace nella mia mente da tempo, in attesa del momento per scriverlo. Ora, grazie ad un intervento di Happysummer nel post precedente, con mia conseguente risposta, ho deciso che e' arrivato il momento di scriverlo e pubblicarlo. Non prima pero' di avervi fatto notare che la testa del blog e' di nuovo cambiata: ora titolo e immagine sono a colori... che ne dite?

Wolf 5


topastroLa paura di scegliere
di Paulo Coelho

Una vecchia storiella per bambini racconta di Donna Scarafaggina che, spazzando la casa, trovò una moneta. Dopo essere stata per lungo tempo alla finestra, per scegliere il pretendente adatto alle sue paure e ai suoi desideri, finì per sposare Giovanni Topastro. Come tutti sappiamo, Giovanni Topastro cadde nella pentola dei fagioli.
Molte volte, nella vita, troviamo una moneta che ci è data dal destino e pensiamo che questo sia l'unico tesoro della nostra vita. Finiamo per attribuirgli tanto valore che il destino - lo stesso che ci ha consegnato la moneta - s'incarica di riprendersela.
Chi ha molta paura di scegliere compie sempre la scelta sbagliata.




Commento di Wolfghost: premesso che non conosco la storia citata da Coelho (forse e' si' una storia per bambini, ma magari in Brasile...) e che mi piacerebbe che chi eventualmente la conoscesse o riconoscesse la raccontasse (e' una curiosita' che mi porto dietro da anni! ), devo prima di tutto sottolineare che Coelho parla di "molta paura", quindi non e' un invito a buttarsi allo sbaraglio: un po' di timore nel compiere una scelta, soprattutto se importante, e' normalissimo. Qui si parla di quando, allo scopo di evitare anche il benche' minimo margine di errore, si finisce per entrare nelle sabbie mobili del, da me odiatissimo, immobilismo.
Un'aforisma da me citato sul blog ormai ben piu' di un anno fa, diceva:


"Il procrastinare è una delle malattie
più comuni e più mortali
e il suo effetto nefasto sul successo
e sulla felicità è molto grande."
Wayne W.Dyer

Ripeto, per anticipare la consueta critica: certamente c'e' un tempo per ogni cosa, quando non si ha ben presente il quadro della situazione, quando si ha ancora necessita' di tempo per chiarirsi, e' bene fermarsi e riflettere, ma c'e' un limite che non va superato, pro' e contro esisteranno sempre, e' impossibile che una scelta comporti solo "pro'", e' molto difficile che non ci sia il minimo rischio, ma...

"L'unico vero rischio nella vita
è non voler correre alcun rischio."
Sergio Bambaren

Arriva un momento nel quale ci si accorge che i pensieri si sono chiusi su se stessi: vengono in mente gli stessi "ma", i medesimi "forse", nessun altro elemento utile alla nostra decisione puo' ormai essere aggiunto. L'ansia e l'angoscia crescono, ci si sente bloccati, impotenti, inermi. Non si riesce nemmeno piu' ad ascoltare davvero chi cerca di consigliarci. A questo punto e' diventato tutto piu' difficile, meglio sarebbe stato non arrivare ad un simile stato di blocco, perche' adesso i pro' e i contro sembrano tutti avere lo stesso peso: abbiamo perso la capacita' di discernimento e potremmo davvero compiere la scelta sbagliata.

Decidendo per tempo, quando ci si accorge che si sta per cadere in un simile blocco - e di solito lo si percepisce - si puo' ancora interrompere quello schema mentale distruttivo nel quale si sta precipitando.
E se si sbagliera'... amen, a parte il fatto che non si puo' sapere come sarebbe andata prendendo un'altra decisione, perlomeno saremo usciti dal nostro stato di empasse, avremo dimostrato a noi stessi di poter scegliere e la prossima volta riusciremo a farlo con piu' facilita'.

Non comprare un vaso per paura di romperlo non vi puo' portare ad avere quel vaso in casa. Pare ovvio, non e' vero? Eppure molti di noi passano la maggior parte della vita nell'angoscia della non-decisione.


"Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita."
Rita Levi Montalcini

arcobaleno
Scritto da: Wolfghost alle ore 23:21 | permalink | commenti (76) | categoria: vita, coelho, angoscia, paura, scelta, scelte, ansia, blocco, procrastinare, schema mentale Grazie per i vostri (pop-up) commenti (76)
martedì, 17 febbraio 2009
Il capro espiatorio
Il Capro Espiatorio-William Holman HuntDue capri venivano portati, assieme ad un toro, sul luogo del sacrificio, come parte dei Korbanot ("sacrifici") del Tempio di Gerusalemme. Il sacerdote compiva un'estrazione a sorte tra i due capri. Uno veniva bruciato sull'altare sacrificale assieme al toro. Il secondo diventava il capro espiatorio. Il sacerdote poneva le sue mani sulla testa del capro e confessava i peccati del popolo di Israele. Il capro veniva quindi allontanato nella natura selvaggia, portando con sé i peccati del popolo ebraico, per essere precipitato da una rupe a circa 10 chilometri da Gerusalemme. - Wikipedia

Potrei usare questa raccapricciante "immagine" per parlare, da buon vegetariano, delle povere bestiole che vengono macellate senza pieta' ogni giorno per finire sulle nostre tavole (be'... tranne che sulla mia e "poche altre"), potrei perfino mettere la voce innocente di qualcuna di queste bestiole, ma... andrei fuori tema, poiche' stasera voglio parlare del "capro espiatorio" in senso figurato.

Impariamo a porre la responsabilita' al di fuori di noi molto presto, dando la colpa "agli altri" fin dalla tenera eta'. Sicuramente anche questo e' un atteggiamento appreso, poiche' in natura non si vede mai un animale che ne accusa un altro per discolparsi, quindi deve essere una peculiarita' tutta nostra, culturalmente appresa. Chissa'... forse fin da piccoli riconoscevamo colpe nei nostri genitori che essi non solo rifiutavano di ammettere, ma addirittura attribuivano ad altri.

Perche' diamo la colpa agli altri? Be', ovviamente per non assumerci la responsabilita' delle nostre azioni, per paura di essere rimproverati, sgridati o peggio. Ma continuamo con questo atteggiamento anche quando le conseguenze di assumercene la responsabilita' sarebbero davvero minime: questo atteggiamento e' ormai entrato a far parte di noi.

E' una tragedia per me vedere quante persone hanno letteralmente rovinato la propria vita addossando la responsabilita' di avvenimenti negativi sugli altri, sul sistema, sul destino, su un Dio crudele.
Certo, a volte il caso gioca una parte rilevante su cio' che ci accade; a volte, piu' che "agire", possiamo solamente "reagire". Ma come lo facciamo, se in modo costruttivo o distruttivo, dipende sempre da noi... e sempre fa la differenza, anche quando poi perdiamo.

Leggevo qualche giorno fa, non senza sorpresa e grande ammirazione, dei malati terminali che, aiutati da psicologi che li preparano ed accompagnano nelle vicinanze del loro ultimo viaggio, anche li', o soprattutto li', mentre noi pensiamo che la vita finisce, ancora apprendono, ancora crescono. Perfino in punto di morte c'e' chi ancora costruisce e ha qualcosa di indimenticabile da lasciare a coloro che ha intorno.

La vera sconfitta non e' perdere o morire, la vera sconfitta e' credere di non avere una parte, di essere totalmente vittime delle circostanze. E' la differenza tra una squadra che perde perche' non si impegna e viene fischiata ingloriosamente dai propri tifosi, ed una che lotta come un leone contro avversari piu' grandi di lei, ed anche se perde... riceve solo applausi. E quei tifosi, quegli applausi... sono le voci della nostra anima. Perche' lei "sa", lei "sente", lei e' l'unica che conosce il nostro vero valore.

Possiamo continuare a prendercela contro qualcuno o qualcosa all'infinito, sprecando cosi' un'occasione per essere uomini, con dignita' e destino fieramente nelle nostre mani, o avvelenandoci la vita giorno dopo giorno, nutrendola con rancore, odio, paura, sentendoci inutili, impotenti, inermi, vittime. Perdendo un'altra occasione per crescere.

Il nostro valore, nella vittoria come nella sconfitta, e' racchiuso soltanto nel nostro cuore. Se sapremo di aver fatto del nostro meglio, di aver combattuto con tutte le nostre forze, moriremo una sola volta, alla fine... ma dopo aver vissuto ogni singolo giorno della nostra vita. Anziche' essere gia' morti in ognuno di essi.

Leone
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:27 | permalink | commenti (106) | categoria: vita, dio , odio, fato, azione, anima, paura, rancore, morte, caso, destino, dignità, colpa, vittoria, valore, reagire, responsabilità, combattere, sconfitta, vittime, crescita, capro espiatorio, rimprovero Grazie per i vostri (pop-up) commenti (106)
sabato, 10 gennaio 2009
Chi ha spostato il mio formaggio?
Chi ha spostato il mio formaggio"Chi ha spostato il mio formaggio?" è un libro di Spencer Johnson di straordinario successo negli Stati Uniti: scritto ormai diversi anni fa, è arrivato a innumerevoli ristampe ed è stato a lungo tra i libri più letti.
E' molto breve, si può leggere in una giornata o forse in una serata; io ci misi un po' di più perché lessi la versione americana "Who moved my cheese?" che, essendo in inglese non-tecnico, mi richiese qualche ora in più

E' molto semplice in fondo, non dice nulla di straordinario e non troverete in esso alcun miracoloso segreto, molti di voi lo troverebbero simpatico... ma banale.
Perché allora tutto questo successo? Perché le banali pillole di saggezze che elenca, e che tutti noi siamo supposti conoscere... spesso le abbiamo completamente dimenticate.

Di che tratta? Bé, essendo un libro americano non può che parlare di cambiamento. Esattamente della capacità di "annusare" il cambiamento non appena arriva o, ancora meglio, prima che ci piombi addosso.

Riporto un estratto della recensione che potete trovare qui: it.geocities.com/claupalm/Testi/Recensioni/spostato_formaggio.html

E' un libretto che si legge in pochissimo tempo, una favola. Sì, proprio una favola, tanto che la si può leggere anche ai bambini divertendoli con le avventure di due topolini, Nasofino e Trottolino, e di due gnomi, Tentenna e Ridolino che vivono in un Labirinto.

Per nutrirsi ed essere felici i quattro protagonisti di questa storia hanno bisogno di Formaggio. Per questo loro vagano nel Labirinto fino a che riescono a scovare un deposito in cui ciascuno trova il tipo di Formaggio che lo soddisfa di più.

La vita, grazie all'abbondanza di Formaggio, scorre tranquilla anche se lo stile con cui i topi e gli gnomi la affrontano e' diversa. I topolini vanno ogni giorno al deposito del Formaggio, ma sono sempre all'erta. Notano i cambiamenti e tengono sempre le loro scarpine da ginnastica attaccate al collo per essere pronti all'esigenza di dover ricominciare a correre per cercare.

Gli gnomi invece cominciano a fare del deposito di Formaggio un posto dove sistemarsi e vivere confortevolmente le loro giornate. Arrivano con calma, sistemano le loro scarpine bene in ordine, cominciano a decorare il magazzino con delle scritte che lo rendano familiare, e si considerano arrivati ora che quell'enorme e apparentemente inesauribile riserva di Formaggio e' a loro disposizione.

Ma un giorno qualcosa cambia. Il Formaggio comincia a diminuire finché si esaurisce del tutto. I topolini, che avevano già intuito i segni di questo cambiamento, partono subito e si tuffano nel Labirinto alla ricerca di un nuovo deposito di Formaggio.

Per gli gnomi le cose vanno diversamente. Da bravi abitudinari essi continuano a tornare ogni mattino al magazzino aspettandosi che, una volta entrati, tutto sia tornato come prima. Sperano che il Formaggio ritorni e invece di cambiare il loro comportamento e darsi da fare, rimangono bloccati a sperare che gli venga restituito ciò che avevano.


Non voler vedere il cambiamento, non volerlo affrontare per timore di un domani che non conosciamo, per non perdere ciò che abbiamo o che addirittura non abbiamo più, è spesso molto più dannoso del cambiamento stesso. Può portarci alla rovina, a volte oltre al punto di non ritorno. E questo non vale solo nel lavoro o negli affari, ma in tutti i campi della vita, dalle relazioni alla salute, nostra e altrui.

C'è qualcosa che state facendo finta di non vedere o che proprio non volete affrontare? Non state a prendervela contro chi vi ha spostato il formaggio o a pretendere che vi venga restituito: infilate le vostre scarpette e cercatene di nuovo!


formaggio
Scritto da: Wolfghost alle ore 02:40 | permalink | commenti (79) | categoria: vita, lavoro, recensione, libro, salute, relazioni, paura, cambiamento, abitudine, affari, timore, rovina, pretesa Grazie per i vostri (pop-up) commenti (79)
giovedì, 25 dicembre 2008
Julius ha paura

Julius ha paura
Cerca una tana sicura
Sente i botti di fine anno
Corre con affanno.

Julius è preso da terrore
Ha visto quel bagliore
Batte forte il cuoricino
Anche se ha me vicino.

Julius è piccolo, non sa
Che il terrore passerà
Che ciò che conoscerà
Più non lo spaventerà.

Julius fa tanta tenerezza
Vorremmo dargli una carezza
Perché in fondo quel terrore
Anche noi l’abbiam nel cuore.



Una simpatica poesiola (semplicissima, posso essere tante cose ma non un poeta) dedicata al mio piccolo Julius che, poverino, si avvicina al suo primo capodanno
Lì per lì mi sono chiesto come potesse avere così paura per una cosa del genere, ma poi ho capito che in fondo anche noi siamo tanti piccoli Julius: passiamo di paura in paura nel corso della nostra vita, ogni volta che ci imbattiamo in qualcosa che non conosciamo, quando capita qualcosa che per correlazione - magari solo inconscia - ci ricorda un dolore, un trauma passato vissuto in prima persona o forse solo visto capitare a persone care.
Cerchiamo rifugi sicuri, ma un rifugio protegge da una sola paura... e ne esistono tante di paure.
Forse la vita è un percorso di conoscenza, e la conoscenza più importante è accettare che esistono più paure che rifugi.
La paura non va fuggita, va accettata, conosciuta, capita. Solo allora, forse, potremo davvero esserne liberi.


Julius con l
Scritto da: Wolfghost alle ore 02:25 | permalink | commenti (47) | categoria: poesia, gatto, paura, julius Grazie per i vostri (pop-up) commenti (47)
venerdì, 12 settembre 2008
Illusione e Realtà - Sulle filosofie orientali
Castello di sabbiaPare un assurdo,
eppure è esattamente vero che,
essendo tutto il reale un nulla,
non v'è altro di reale né di sostanza al mondo
che le illusioni.
(Giacomo Leopardi)



Quando lessi per la prima volta queste parole, pensai che fossero del "solito" Buddha o di qualche santone Indù; fui sorpreso invece di constatare che erano di un poeta tutto nostrano
Sono parole forti e importanti, perché mettono il dito proprio su quella che in occidente è sentito essere il punto oscuro del buddismo, dell'induismo e, in generale, delle correnti spirituali orientali (taoismo incluso): il loro presunto nichilismo.
La teoria dell'impermanenza buddista, quella
induista (per chi non lo sapesse, il buddismo deriva dall'induismo, in contrapposizione con le tre grandi religioni che derivano dalla Bibbia: ebraismo, cristianesimo, islamismo) che parla di maya, ovvero dell'illusione che ci circonda, appaiono all'occhio di chi si avvicina per la prima volta a queste "filosofie", francamente un po' deludenti. "Tutto è illusione", "niente è reale", "tutto finisce", "nulla dura per sempre"... in una cultura dove siamo stati portati a cercare la sicurezza, ad avere punti fermi o - come canterebbe Battiato - un centro di gravità permanente, pensieri come questi appaiono inaccettabili.
angelo e diavolo sexyNemmeno l'aldilà "aiuta": il concetto di aldilà definitivo, alla fine del ciclo (molto lungo eh!! ) di morti e rinascite, che hanno questi insegnamenti, non suona così apprezzabile per noi: raggiungiamo il Nirvana, cioé... il nulla o, al massimo, l'annullamento totale del nostro "io" con "l'annegamento" nell'Uno primordiale (che insomma... non suona poi come una grande consolazione, visto che la nostra personalità, la nostra "coscienza", non c'è più, e allora... chi ci sarebbe a godere di questa riunione con "Dio"?). La leggenda dice che il Buddha "storico", quello realmente vissuto, non rispose mai alle domande che riguardavano la vita dopo la morte: che esistesse o meno, era per lui ininfluente, dato che era la "liberazione totale" quella a cui mirava, non un'eventuale rinascita. Le preoccupazioni dei suoi fedeli al riguardo dell'eventuale sopravvivenza dell'anima o rinascita del corpo, erano solo... distrazioni da evitare
Mi tenterebbe quasi di più il paradiso musulmano, con le 7 (erano 7 o sbaglio?) vergini ad attendermi , o almeno quello cristiano dove non solo l'Io risorge, ma perfino il corpo fisico.
Eppure è proprio nel riconoscimento dell'illusorietà di ciò che ci circonda che si trova il fascino e l'attrattiva di tali "filosofie": se si riconosce che tutto è sì illusione, ma che non esiste altra realtà all'infuori dell'illusione stessa... allora siamo liberi. Liberi davvero.
Liberi dalla paura, perché non abbiamo nulla da perdere, dato che tutto ciò che abbiamo è illusione, perfino la vita. Mentre molte grandi religioni invece, anche se non dal principio, usano proprio la paura (dell'inferno e della morte) per "guidare" i loro fedeli. O, forse, per controllarli.
Liberi di essere ciò che vogliamo, dato che qualunque cosa scegliamo di essere è... vera o falsa esattamente allo stesso modo di qualunque altra possibile scelta. Per non parlare "della fine fisica", che in ogni caso ci aspetta tutti e cancella tutto.
Perché dunque non essere ciò che vogliamo essere? Perché dunque la paura?
Perfino la vita e la morte assumono un significato diverso: esse non esistono, non sono mai esistite. Come tutto il resto. Perché averne timore?
La libertà è la vera conquista di queste "filosofie".


"Che pensiero meraviglioso una vita senza paura! Superare la paura: questa è la beatitudine, questa la redenzione.
Si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest'ultima, della morte. Ma sono tutte maschere, travestimenti.
In realtà c'è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l'ignoto lontano da ogni sicurezza possibile... c'è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi cadere, non opporsi recalcitrando alla volontà di Dio, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male. Allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura."

Hermann Hesse, "Aforismi"


nel cielo
Scritto da: Wolfghost alle ore 01:01 | permalink | commenti (92) | categoria: bibbia, hesse, nirvana, nichilismo, rinascita, religioni, paura, illusione, morte, buddismo, libertà, buddha, realtà, leopardi, filosofie orientali, aldilà, induismo, impermanenza Grazie per i vostri (pop-up) commenti (92)