Una ricerca senza inizio e che, forse, mai avra' fine. Far cessare il duello permanente tra Ego e anima, trovando l'equilibrio tra cio' che si e' e cio' che bisogna apparire...
Chi Sono
Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi.
In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni.
Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...
"La mente è padrona di se stessa,
da sola può fare del paradiso l'inferno,
dell'inferno il paradiso".
John Milton, 1667
Tanto e' stato scritto sulle potenzialita' e sui limiti della mente. In molte tradizioni spirituali, non solo orientali, la mente e' il concetto fondamentale degli insegnamenti, tutto parte da essa, sofferenza e beatitudine. Ma se e' facile pensarla cosi' quando si sta bene, allorche' si sta male o si passa un momento di particolare difficolta', diventa maledettamente difficile.
Tu sei li' che non sai che pesci prendere e arriva qualcuno che ti da una pacca sulla spalla e ti dice di "pensare positivo", di "rompere gli schemi", che "e' inutile preoccuparsi"... La prima reazione solitamente e' mandarlo perlomeno a quel paese, non e' cosi'? "Facile per un sano parlare ad un ammalato", dice qualcuno.
Che il bicchiere possa essere visto come mezzo pieno anziche' mezzo vuoto e' cosa nota. Tuttavia ha qualcosa di consolatorio che in fondo spesso non piace. Il bicchiere e' comunque a meta', inutile girarci attorno, giocare con le parole.
Tuttavia nessuno contesta il fatto che il bicchiere sia a meta'. Cio' che viene verificato, piu' che "contestato", e' l'estrema importanza della carica emotiva che il dato di fatto riveste per chi ne fa esperienza. In teoria ogni cosa non ha carica emotiva di suo, nemmeno le cose che consideriamo piu' terribili e temibili. Le cose, gli avvenimenti, accadono, e basta. E' come le viviamo a fare la differenza.
Questo aspetto non e' solo teorico: se una persona sta male in continuazione per cio' che gli accade, stara' sempre peggio, perche' la disperazione e la paura aggiungeranno un "carico" terribile al peso della sofferenza che sta vivendo. Non solo, ma la disperazione e la paura vissuta si radicheranno nel profondo del proprio inconscio, cosi' che la volta successiva bastera' poco per sprofondare nella stessa disperazione e nella stessa paura. L'evento scatenante potra' essere sempre piu' piccolo, a volte cosi' piccolo da non capire come sia stato possibile cadere in un tale stato di emotivita'.
Inoltre, sofferenza, preoccupazione, paura, stress, hanno un impatto anche sul fisico andando ad incidere sulle difese immunitarie e sulle capacita' di ripresa, sia psichiche che fisiche. Qualcuno, anche tra i ricercatori medici "classici" (niente teorie "new age" dunque), sospetta che possano avere un ruolo anche importante sullo sviluppo di diverse malattie.
Senza contare che gli stessi fattori portano a scarsita' di concentrazione, a carenza di attenzione, a diminuita capacita' reattiva, cosi' da aumentare i rischi di incidenti o da creare difficolta' lavorative o relazionali.
Questa non e' una fantomatica teoria New Age, e' esperienza diretta che probabilmente ognuno di noi ha, a suo livello, fatto.
Vedere il bicchiere mezzo pieno, anziche' mezzo vuoto, e' comunque di fondamentale importanza.
Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi.
Durante la marcia si fermò a fin tempio shintoista e disse ai suoi uomini: "Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino".
Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà.
"Nessuno può cambiare il destino" disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia.
"No davvero" disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt'e due le facce.
Non possiamo cambiare certi aspetti del destino, ma, per quanto riguarda le nostre scelte e il nostro impegno, tutto dipende da noi. È vero che i condizionamenti ci sono stati per lo più instillati dagli altri, ma è anche vero che, da un certo punto in avanti, da quando cioé ne diventiamo consapevoli, saremo noi a decidere come affrontarli, se accettarli o liberarcene. In meditazione si fa affidamento sulla propria forza interiore (jiriki). È ad essa che si fa appello per risolvere i problemi.
Commento di Wolfghost: volevo continuare il tema trattato negli ultimi post. Una osservazione che mi viene spesso posta (stavolta da Capehorn), è che non sempre possiamo costruire il nostro futuro come vorremmo che fosse: a volte le circostanze si frappongono - anche pesantemente - tra noi e l'obiettivo, apparentemente portandoci ineluttabilmente a mancarlo.
Nella storia raccontata, l'esercito di Nobunaga avrebbe anche potuto perdere la battaglia ma certamente, grazie al potere della convinzione nelle proprie possibilità che Nobunaga - in questo caso grazie ad un artificio che ricorda la famosa favola del sasso magico che ci raccontavano da bambini - diede loro, esso attinse al massimo della propria forza e con ciò si diede il massimo delle probabilità di riuscire a vincere. E non è cosa da poco, pur se la certezza non è di questo mondo (su questo argomento tra l'altro scrissi anche uno dei primi post su Splinder, eccolo qua: Il potere della convinzione).
Di più: anche se avessero perso, la qualità della risposta alla sconfitta avrebbe determinato l'esito delle sorti dell'intera guerra o, almeno, l'attitudine mentale ad accettare la sconfitta serenamente, anziché macerarsi sull'esito della stessa, cosa che avrebbe avuto ripercussioni sulla loro vita futura, immediata o lontana che fosse.
Qual è la differenza tra una squadra che vince un campionato ed una che arriva seconda? Spesso non risiede nel fatto di non perdere mai, cosa che capita molto raramente, ma piuttosto in quello di recuperare fiducia il prima possibile dopo la sconfitta stessa. La squadra che riesce, torna presto al successo; quella che non lo fa, ci mette più tempo e il divario di punti potrebbe divenire incolmabile.
Ma prendiamo l'esempio più estremo: la vicinanza della morte. Apparentemente tutto è perso, non c'è più futuro, salvo quello più immediato. Eppure la qualità degli ultimi tempi è molto importante: ho visto persone spegnersi serenamente, altre essere tormentate dall'angoscia, e non vi nascondo che l'impatto su di me è stato profondo in entrambi i casi. Ricordo il resoconto di psicologi che aiutano persone ormai in fase terminale ad affrontare quello che chiamiamo "ultimo viaggio". Essi dicevano che alcune di queste persone riuscivano a trovare una serenità tale da... imparare perfino in quell'ultimo periodo della loro vita e insegnarlo - di conseguenza - a chi era loro vicino.
So che potrebbe apparire una magra consolazione, ma ricordiamoci che la morte è l'unica cosa (assieme alla nascita, altrimenti non saremmo qua a discuterne) che prima o poi tocca tutti e della quale presto o tardi dovremo prendere coscienza e non potremo più fingere che non ci riguardi.
Le grandi religioni del mondo, ma anche ogni corrente spirituale che si rispetti, hanno tradizioni e studi che accompagnano la persona che sta morendo all'atto finale. Certo, molte lo fanno, almeno in apparenza, con la promessa di ottenere in questo modo il passaggio verso una dimensione più elevata, ma in ogni caso la serenità con la quale chi si affida ad esse affronta la morte è qualcosa di assolutamente impagabile, e oserei dire, una delle lezioni più importanti della vita stessa. Forse perfino la più importante, altro che "magra consolazione". Quello che fanno quegli psicologi è una sorta di "spiritualità agnostica", o perfino atea, non importa, perché il loro aiuto è indipendente dall'esistenza dell'aldilà.
Ecco perché sono sempre più convinto che la nostra risposta agli eventi che il caso pone lungo il nostro cammino, fa sempre la differenza, perfino quando tutto sembra perso.
Alessandro recide il nodo Gordiano, di Jean-Simon Berthélemy
Il nodo gordiano di Paolo Coelho
L’esperienza è una cosa molto positiva, ma non è tutto. Spesso essa ci fa adottare soluzioni vecchie per problemi nuovi, e noi continuiamo ad andare avanti senza capire che la vita è movimento e che ci troviamo sempre di fronte a nuove sfide.
Nell’antica Grecia, un carrettiere di nome Gordio fece un nodo talmente complicato che nessuno era capace di scioglierlo. Nacque allora la famosa leggenda: chi fosse riuscito a snodarlo, sarebbe stato il più potente degli uomini.
Molte persone tentarono, finché il giovane Alessandro passò per il tempio in cui si trovava il nodo. Provò, vide che non sarebbe riuscito a disfarlo, allora prese la sua spada e lo tagliò a metà. Pochi anni dopo, Alessandro divenne il signore supremo del più vasto impero che il mondo abbia conosciuto, e fu definito il Grande.
«Così non vale», avrà sicuramente detto qualcuno vedendo Alessandro tagliare il nodo. Ma perché non vale? Era solo una soluzione nuova per un problema antico.
Commento di Wolfghost:
"Una grande intensità: evocazione di qualcosa proveniente dal nulla. È vero che gli strumenti sono quelli, la tecnica, le abitudini, ma un incognita permane: gli anni di pratica non vi possono proteggere (non vi devono proteggere). Bisogna gettarsi in uno spazio vuoto, uscire dalla memoria. Tutti vi stanno guardando, e in questo momento della vostra vita, smettete con i luoghi comuni e inventate."
Tim Hodgkinson (compositore musica sperimentale)
La nostra mente è un complesso sistema di Neuroni e di reti cerebrali che li unisce. E' come una intricata rete stradale, su cui viaggiano i pensieri, che collega posti dove risiedono immagini e memorie.
Quando prendiamo un'abitudine, che essa derivi da un'azione ripetitiva che adottiamo noi stessi nel passare del tempo, o da un uso e costume insito nella società nella quale viviamo, è come se la strada che portasse a quel determinato ricordo, e che ci porta a compiere una determinata azione o reazione, divenisse molto più larga e quindi facile da percorrere delle altre, con il risultato che i pensieri si indirizzano quasi sempre proprio in quella determinata direzione. In un certo senso, ci disabituiamo a percorrere strade nuove, ad avere idee, indirizzandoci sempre verso strade e soluzioni ben conosciute e collaudate... ma che non necessariamente sono le migliori.
Un esempio tipico è quello delle cosiddette "seghe mentali", dove facciamo correre i nostri pensieri ore e ore, giorni e giorni, ma sempre sulle stesse strade, con i medesimi risultati.
Non è che non esistano altre strade e soluzioni, è semplicemente che noi non le vediamo, incanalati come sono i nostri pensieri lungo i soliti percorsi abitudinari.
Cambiare questa strategia è possibile nel tempo. Basta rompere la prima delle abitudini: affidarsi alle abitudini e agli usi e costumi. Il che non vuol dire "fare gli strani", l'esperienza - come dice Coelho - è fondamentale per crescere, ma semplicemente pensare a ciò che si sta facendo, "fermandosi" e guardando con oggettività i propri comportamenti, come se li si vedesse dall'esterno. Poi potremmo anche decidere di continuare sulla solita strada, ma almeno sarà perché davvero la riterremo la migliore.
Non è forse vero che spesso siamo capaci di indicare le soluzioni più logiche agli altri ma non siamo capaci di fare lo stesso con noi?
Ovvio, non è semplice, ma imparare a guardare anche le strade laterali, pure se sono più piccole, rifiutandosi di seguire acriticamente la strada principale, è un qualcosa che si può insegnare alla propria mente.
Un po' in ritardo (cinque giorni esattamente, meno male che non è una moglie o una compagna ) faccio gli auguri al mio blog wolfghost.it che compie due anni!
Correva l'anno 2007, esattamente il 7 settembre, quando approdavo su Splinder dopo aver lasciato il mondo dei forum
In questi due anni ho visto passare tanti nick, alcuni diventati veri amici virtuali, magari solo per un pò. Qualcuno l'ho conosciuto di persona, ma la grande maggioranza di chi mi aveva seguito all'inizio... è poi passata oltre. Alcuni mi spiace davvero di averli persi, altri magari un po' meno, comunque suscita sempre un po' di stupore verificare come sia "dinamico" questo particolare mondo: davvero in pochi ti accompagnano per lungo tempo... Mi sa che, almeno come frequenza abbastanza costante, è rimasta solo affabile... in compenso però molti altri sono arrivati
Cosa ho avuto in questi due anni? mmm... la possibilità di esprimermi, certamente, ma soprattutto quella di poter avere una condivisione con tante persone, tante anime diverse. Questo mi ha permesso di conoscere pensieri che mi hanno accresciuto, anche - o forse soprattutto - se erano a volte diversi dal mio.
Alcuni di questi scambi sono stati davvero illuminanti, mi hanno aiutato molto ed alla fine li ho fatti miei. Dico sempre che, anche se assolutamente poi bisogna decidere di testa propria, bisogna ascoltare tutti, perché a volte la frase risolutiva, quella che ti indicherà la strada, arriverà proprio da chi non ti aspetti o che "incontri" per la prima volta. E se non fai attenzione... quell'aiuto insperato lo potresti perdere per sempre.
E poi mi ha sempre fatto particolare piacere scoprire e conoscere gli "spettatori sommersi", quelli che leggono ma non commentano mai, magari nemmeno iscritti a Splinder Alcuni di loro ogni tanto si fanno vivi, via pvt o commento anonimo magari, ma anche via e-mail. Alcuni vogliono solo ringraziarmi, altri scambiare un'opinione o chiedere un parere (non oso dire "consiglio"! Se avessi anche il minimo sospetto che la gente facesse pedissequamente ciò che gli dico... sarei già diventato muto! ). Qualcuno mi scrive che gli ho dato la forza di andare avanti nonostante gravi difficoltà... e questo mi riempie di contentezza e soddisfazione ... un po' come quando vengo a sapere che qualche animaletto il cui annuncio è transitato su www.adottauncucciolo.net è stato adottato!
Comunque, pur non avendo mai chiesto nulla in cambio, qualche premio per lo sforzo sostenuto (non vi nascondo che a volte è un vero impegno tenere aggiornato un blog) mi è arrivato, e dunque... Grazie blog! E tanti auguri ancora!
Per la cronaca, questo fu il primo post che scrissi...
Dopo anni di peregrinazione su siti vari e, soprattutto, forum, Wolfghost prova l'avventura del blog.
Il desiderio di esprimere cio' che e' dentro di me in una cornice mia, senza gli spazi angusti di un forum, forse senza la sua visibilita', ma nemmeno la sensazione di disordine e, spesso, mancanza assoluta di controllo, e' la molla che mi spinge in questa mia esperienza di blogger.
Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi.
In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni.
Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...
Spero di non perdere gli amici che, via via, mi sono fatto da altre parti e che, almeno alcuni tra loro, siano pronti ad accompagnarmi, magari assieme a nuovi, in questa avventura.
Oggi è stata una giornata proficua parlando di blog : mi è stata chiesta una spiegazione su una teoria psicologica (su un altro blog), e credo che la risposta - così come l'argomento in generale - potrebbe essere di pubblico interesse; per cui probabilmente lo pubblicherò anche qui come nuovo post. Ma ho anche trovato uno scritto molto interessante - parla dell'amore e delle sue imperfezioni (meglio sarebbe dire "della sua imperfezione" ) - e che non potevo proprio non pubblicare...
Qualcuno ne dovrebbe parlare, io non ne sono capace, ma qualcuno dovrebbe proprio farlo.
Dovrebbe sviluppare l’argomento in maniera esaustiva, tirarne fuori un saggio, un trattato, un’analisi seria e approfondita.
Un minimo di spiegazione, se non proprio la soluzione della questione, almeno una manciata di buoni consigli, di pro e di contro, ma prima che la situazione si presenti, non dopo, per riparare i danni, per mettere toppe negli strappi o per fare riparazioni del resto poco durature.
Vorrei che si parlasse dell’amore senza penzolare dalle nuvole o cavalcare tramonti.
Vorrei che si parlasse dell’amore abolendo i sospiri, al limite lasciare i respiri, che quelli sono indispensabili.
Vorrei che fossero soppressi orpelli e belletti, quelli che mistificano il senso dell’amore, che lo imbrogliano e imbrogliano chi vi passa attraverso.
Ma io non ne sono sufficientemente capace, per questo vi chiedo:
abbiate il coraggio, portate la vostra parola, soffiate su quegli amori spiumati che non riusciranno mai a volare, incoraggiate quelle anime storpie a camminare come possono, parlate di quegli amori che restano nascosti dietro la loro stessa ombra.
E non parlo solo degli amanti, degli amori clandestini, di compagni rubati parlo di quegli amori che per la loro balbuzie nessuno sta ascoltare fino in fondo, parlo degli amori incompiuti, di quegli amori che per coprire la propria timidezza ruggiscono e finiscono inevitabilmente per spaventare chi sta attorno e restano irrimediabilmente soli.
Parlate di quegli stracci di amori non corrisposti e di quelli che non possono neanche mostrarsi pur sapendo che non saranno corrisposti.
Aiutate quegli amori che parlano lingue diverse o che comunicano attraverso un vetro e non potranno mai toccarsi, accogliete quelli che arrivano quando chi aspettavano se ne è appena andato. Accompagnateli, anche se non sono i vostri.
Sostenete quegli amore che stanno su come un tavolo con tre gambe, che loro hanno meno diritto di altri di ospitare un pranzo?
Non sopprimete gli amori terminali, consumateli come se fossero eterni, una stella anche a quegli amori che durano un giorno, un’ora, quelli che non hanno speranze di vita futura e nessun passato da ricordare.
Una medaglia per quegli amori che vivranno in eterno proprio per la loro insita impossibilità di arrivare a compimento.
Chi l’ha detto che esiste l’Amore e non mille altri amori?
Se solo qualcuno avesse il coraggio di scoprire il telo polveroso di quello che chiamano comunemente, con sufficienza “amore” troverebbe sotto un mondo brulicante di baci appassionati, di braccia protese, di lingue lambite, di mani appoggiate sui fianchi, di pelli sfiorate, di teste cullate, di capelli raccolti, di sguardi d’intesa, di amori finalmente liberati.
Forse ….ancora sto dormendo e sogno.
Commento di Wolfghost (è all'incirca il commento lasciato al post originale): Splendido post... da approfondire ;)
Nell'amore ci vuole coraggio. Il coraggio di superare i propri limiti, che non vuol dire rinunciare a se stessi, anzi il contrario: vuol dire trovare una parte di noi che è stata a lungo soffocata. L'amore poi va coltivato, perché se è vero che, come dice Ippolito Nievo, "L'Amore è un'erba spontanea, non una pianta da giardino", una volta che e' sbocciato, prendendosene cura amorevole può diventare più forte e duraturo. Purché entrambi lo vogliano davvero.
Ma... Iovolevo ha perfettamente ragione: l'amore perfetto non esiste, e troppo spesso si parla di un amore che non ce l'ha fatta, che si è spento dopo aver esaurito la sua fiamma, come se non fosse stato amore, forse in un tentativo di sminuire ciò che, altrimenti, sarebbe troppo doloroso ammettere di aver perso. Anche quello invece è stato amore. A volte più di quello che dura per tutta una vita, perché nasce, si sviluppa, si consuma e si spegne, grazie alla nostra componente più vera: quella della nostra imperfetta umanità.
... ed ecco il secondo dei quattro scritti promessi
Stavolta non è un racconto e nemmeno una poesia, è piuttosto un semplice ma profondo pensiero, solo apparentemente solcato dalla malinconia; il riferimento al futuro, alla speranza sempre accesa, ne dimostrano il senso costruttivo: non un lento scivolare nella nostalgia, ma piuttosto un ricordare a sé stessi che la vita può essere bella, e immaginare un futuro dove tale sarà.
O.T.: avete visto gli ultimi annunci su adottauncucciolo.splinder.com? Mi raccomando, se sentite qualcuno che cerca un nuovo e fidato amico... La speranza in una vita migliore è anche per loro!