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Parliamo un po' di sogni
Non sogni ad occhi aperti stavolta, ma sogni veri, onirici. Esattamente diamo un'occhiata alle figure che popolano le nostri notti...
Per farlo, utilizzerò un sogno del blogger Paolo (viadalloblio, blog viadalloblio) che ho già presentato qua: Via dall'oblio - cronaca di una rinascita
La gente presta poca attenzione ai sogni e alla sua importanza. Ipotizzano che il sogno non e' altro che la conseguanza notturna di cio' che si e' vissuto durante la giornata o un parto di una cena pesante non smaltita. Nella prima ipotesi, in parte e' vero, meno verosimile e' la seconda. Nessuno o quasi pero' sostiene che il sogno e' un insieme di messaggi tramite viaggi astrali, nei quali il dormiente e l'aldila' s'incontrano ed e' cio' che vissi io nelle prime settimane del millenovecentoottantanove, forse il piu' importante per risalire un poco la china.
Ogni alcolista ha un fondo da toccare ed evidentemente il mio l'avevo tastato nel capodanno precedente ed ora il fato cominciava a farmi risalire, sottoforma di un sogno in una della tante mie notti agitate. Riposare senza l'ausilio della bestia era quasi impensabile, giacche', le poche volte che mi coricavo, con la promessa di non bere piu', facevo fatica a prendere sonno e mi rigiravo nel letto come un'anguilla al mercato. La bestia, perlomeno mi faceva cadere in pesanti sonni senza sogni, ma quella notte non fu cosi' e mi venne in sogno Don Eugenio, il mio sacerdote d'infanzia. Mai avevo dimenticato la sua figura di antico, burbero prete, tanto benevolo quanto irascibile. Lo vidi subito, il primo giorno che andai al suo oratorio, me ne stavo in disparte e lui venne incontro a me, mi prese per mano e mi porto' in compagnia degli altri ragazzi che giuocavano a ruba-bandiera. Ricordo che disse ad un ragazzo, di cedermi il posto ed egli lo fece volentieri, tanto era la stima che portava a quest'uomo. Don Eugenio, aveva un sorriso unico, in confessionale ti abbracciava, chiamandoti "figliuolo", dedicando completamente la sua vita ad ognuno di noi. Innumerevoli le notti insonni, per cercare di risolvere i problemi economici dell'oratorio, sempre armato di una grinta inesauribile, di forza sovrumana, come nel realizzare i canestri a occhi chiusi, o le partite vinte a scacchi. Soltanto quando il sonno lo vinceva, davanti alla scacchiera, si riusciva a batterlo. Questo Santo, lasciava questa vita, in silenzio, all'alba di un mattino nebbioso, senza che il suo cuore provato, gli desse un avviso.
Nel pieno dei miei diciassette anni, in quel nefasto anno, perdevo il nonno Emilio e Don Eugenio, che torno' da me quella notte. Era in una cattedrale, attorniato da altri prelati, con un manto di una bellezza indescrivibile e un copricapo papale. Appena mi vide si alzo' e scuro in volto mi disse "Ma e' mai possibile che non sai fermarti? Cosa scrivero' di te' sul libro che Dio mi domandera'? Basta, metti la testa a posto, attento che sei in forte pericolo!!! ...Mi svegliai di soprassalto, ansante, in un lago di sudore, terrorizzato, nel buio totale della notte... Don Eugenio, colui che mi aveva dedicato la vita, mi era apparso in sogno dall'aldila' per mettermi in guardia... "Il giorno che Dio mi chiamera', apriro' il mio libro ed Egli mi domendera': cosa hai fatto dei ragazzi che t'ho affidato? Cosa hai fatto di ognuno di loro?", ci diceva sempre sorridendo.
Piangendo, pensai a me, ad alcuni amici morti di droga, altra, piaga gia' dilagante di allora, e mi struggevo per aver dimenticato quelle sue parole, domandandomi perche' forse mi aveva abbandonato... Ma Don Eugenio non mi aveva scordato, questo sacerdote che sembrava uscito da un romanzo di Guareschi, tanto da ricordarmi Don Camillo, aveva scelto il modo piu' diretto da buon "temporale" come era stato in vita... e aveva in un certo senso fatto centro... cominciavo di nuovo a riflettere...
Commento di Wolfghost: Interessante questo sogno 
In realta' poco importa se il personaggio che compari' nel sogno fosse davvero Don Eugenio oppure la parte "forte" del nostro Paolo che ne usava la figura simbolicamente, cio' che importa e' che... abbia funzionato 
Spesso il nostro subconscio usa figure simboliche per mandare i propri messaggi, figure che ovviamente non sono casuali ma sono esempio di cio' che dobbiamo fare. Non a caso spesso viene usata la figura dei genitori.
Senza escludere la possibilita' che sia stato davvero Don Eugenio ad apparire al nostro amico (è giusto rispettare le credenze di tutti, poiché è ciò che crediamo ad essere vero per noi), la parte del suo subconscio che voleva la sua reazione potrebbe aver usato la figura di un personaggio forte, determinato, convinto, per rafforzare il suo messaggio di forza, determinazione, convinzione.
Un modo per dirgli (e per dirsi!) "Dai, e' ora di rialzarti!" 
In fondo quel che cambia e' solo... il merito: anziche' distribuirlo tra Paolo e Don Eugenio, nel secondo caso andrebbe esclusivamente a Paolo 
... e credo sia giusto così!
Scritto da:
Wolfghost alle ore 15:34 |
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commenti (68) | categoria:
psicologia,
sogni,
rinascita Grazie per i vostri (pop-up)
commenti (68)
Poche cose sono cosi’ centrali nella psicologia e nella vita di ciascuno di noi come la coazione a ripetere.
Credo che chiunque - o quasi - si sia chiesto almeno una volta nella vita perche’ lui stesso o comunque persone a lui vicine, facciano sempre gli stessi errori, incontrino sempre lo stesso tipo di persone. Ovviamente, molti anni fa ormai, me lo domandai anche io scoprendo che quell'enigma era in realta' ampiamente conosciuto e dibattuto non solo in termini psicologici ma perfino esoterici. Appena incontrai il principio della coazione a ripetere, ne rimasi dunque affascinato. E non poteva essere altrimenti.
La coazione a ripetere, ovvero coercizione a compiere ripetutamente le stesse azioni, e’ il principio per cui una persona cerca di superare qualcosa di irrisolto che affonda le radici nel remoto passato, rimettendosi nelle identiche circostanze che provocarono quell’antica difficolta’.
Spesso la coazione a ripetere e’ collegata ad un altro problema, ad esempio l’ansia abbandonica, ma sono in genere facce diverse della medesima medaglia.
Facciamo un esempio. Il bambino (o la bambina) che viene “abbandonato” quasi ogni mattina da una o piu’ figure genitoriali, che si allontana per andare al lavoro, puo’ vivere tale allontanamento come fosse un ciclico abbandono. Non e’ forse un vero trauma all’inizio, ma il ripetersi costante di tale allontanamento ne rende gli effetti spesso piu’ devastanti che un singolo grave evento, scatenante un trauma piu’ facilmente identificabile.
Una volta cresciuta, la persona cerca di superare la paura di quell’abbandono dimostrando a se’ stessa che riuscira’ a non essere lasciata. Ma per poterlo fare deve necessariamente, e inconsciamente, rimettersi in condizioni simili, ad esempio andandosi a cercare una relazione difficile, dove sia facile innescare una sensazione di “pericolo di rottura” che faccia riprovare quella antica sensazione di essere a rischio di abbandono. Addirittura e’ spesso la persona stessa a “guidare” la relazione verso la sua fine, per una sensazione di ineluttabile “ecco, ci risiamo” che la porta a vedere nel partner segnali di insofferenza o di tradimento che magari non hanno – almeno all’inizio - nessun fondamento.
Quello dello “abbandono” da bambini, e’ solo un esempio. Puo’ essere stata la mancanza di attenzioni e amore da parte di uno o entrambi i genitori a spingere l’ex bambino a cercare figure che ricalchino la figura genitoriale assente. Possono essere persone anche molto diverse, ma con il fattore comune di far percepire un “senso di instabilita’”, di potenziale “assenza”, che permetta l’identificazione con quel modello.
Nella coazione a ripetere si puo’ percio’ intravedere un tentativo addirittura positivo: quello di risolvere un dramma mai davvero superato. E’ molto difficile pero’ che essendo giunti cosi’ vicini allo… ineluttabile, questo cessi di essere tale, potendo essere cosi’ superato. Di solito si va incontro ad un’altra fine che rinforza, se non compresa, il desiderio di dimostrare a se’ stessi di essere in grado di sottrarsi ad essa.
E’ curioso notare che perfino nell’esoterismo si celano teorie simili, anche se spalmate su piu’ vite: c’e’ una lezione che bisogna imparare, e finche’ non la si apprende, si e’ destinati non solo al continuo ciclo di morte e rinascita, ma addirittura a quello del ritrovarsi davanti a situazioni simili a quelle gia’ vissute, situazioni che se non si ripresentassero, non offrendoci la possibilita’ di imparare, non potrebbero essere superate.
Uscire dalla coazione a ripetere non e’ semplice perche’, perfino sapendo di essere suoi schiavi, avendo per lo piu’ natura inconscia diviene difficilmente controllabile. Le emozioni e le antiche paure ed ansie assalgono chi la vive, al punto di prendere la guida delle sue azioni.
La strada e’ naturalmente quella della consapevolezza, del riconoscere il meccanismo del quale si e’ vittime e di essere capaci di “frenarsi”, sia quando il disagio si manifesta – evitando ad esempio di saltare troppo presto a conclusioni catastrofiche – che, gia’ in precedenza, nella scelta che si va a compiere, ad esempio per quanto riguarda il partner.
Un mesetto fa' partecipai ad un corso di comunicazione interpersonale. Fu' un corso breve, solo un paio di giorni, ma comunque molto interessante. In realtà sapevo già gran parte di ciò che fu spiegato, ma come minimo fu' un utile ripasso. Si parlò di PNL, di rispecchiamento e tante altre cose.
Una cosa però non la conoscevo e mi colpì particolarmente: la finestra di Johari.
Chi era Johari? ... nessuno!
In realtà "johari" è un acronimo formato dalle iniziali degli autori di tale "finestra". Se volete, fate una piccola ricerca su un motore di ricerca: troverete tanti siti che parlano di essa.
Di che si tratta? Guardate la finestra (appunto) a fianco: essa è divisa in quattro aree, rappresentanti il grado di conoscenza che noi stessi e gli altri abbiamo sulla nostra persona:
- Area Pubblica: è ciò che di noi è conosciuto sia da noi stessi che dagli altri.
- Area Privata: è ciò che noi conosciamo di noi stessi ma preferiamo tenere nascosto agli altri.
- Area Cieca: è ciò che noi non conosciamo di noi stessi ma gli altri vedono. Com'è possibile? Bé... pensate alla vostra nuca o alla vostra voce ad esempio: voi non le conoscete, non potete vedere la vostra nuca così come la vedono gli altri, non potete sentire la vostra voce nello stesso modo in cui la odono gli altri. Vi siete mai visti in un filmato o avete mai ascoltato la vostra voce registrata? Non è vero che siete quasi irriconoscibili da come credevate di essere?
Ma la cosa non si ferma all'aspetto fisico: con noi stessi spesso non riusciamo ad essere obiettivi, non accettiamo o proprio non ci accorgiamo di nostre pecche o caratteristiche. Pecche e caratteristiche che altre persone, da fuori, vedono chiaramente e oggettivamente.
- Area Ignota: è l'area dell'inconscio, ignota a noi stessi ed agli altri.
Queste aree non sono uguali come mostrato nella prima finestra che ho disegnato, sono variabili da persona a persona e perfino per una stessa persona in momenti diversi della propria vita.
Voi direte: bene, e allora?
Allora la cosa che mi sorprese è che, secondo gli autori della teoria - ampiamente riconosciuta, pensate che risale agli anni '50! - più la parte pubblica è ampia e... meglio si vive e ci si sente!
Ciò mi colpì perché io, come penso la maggior parte di voi, avevo sempre teso ad avere non solo molti segreti, ma in generale ad essere riservato ed attento, ostico alle "intrusioni altrui". Avevo sempre pensato che meno gli altri sapevano di me, e meno avrei avuto da temere da loro.
E invece, secondo questa teoria, mi sbagliavo! 
La cosa mi fece riflettere parecchio, soprattutto mi ricordai di esperienze avute precedentemente, internet compreso. Alla fine capii che gli autori della Johari Window avevano ragione.
Pensateci: cos'è che vi fa' più paura che essere "messi in piazza"? Che i vostri segreti siano scoperti e divulgati? Che qualcuno vi minacci dicendo che andrà a raccontare qualcosa di voi che tenete nascosto?
Bene... la stragrande maggioranza di cosa ciascuno di noi tiene celato... è assolutamente banale, sono cose che moltissime persone fanno o dicono. Cose normali. Eppure ci mettiamo nella condizione di avere paura che vengano divulgate. Possiamo arrivare ad avere paura perfino se, a rigore, non abbiamo nulla da nascondere.
Chi è "pubblico", invece, non ha paura di "venire scoperto", poiché non ci sono cose che teme essere rivelate. Non solo, ma si è abituato a rintuzzare attacchi e critiche. E' diventato abile a difendersi e non va' più in paranoia, nemmeno di fronte alla più agguerrita minaccia di svelamento della sua privacy. Pensate ai tentativi di estorsione basati sulle minacce di rivelare qualcosa di voi. Pensate a come sarebbe bello replicare facendo "spallucce" dicendo "racconta pure, non ho nulla da nascondere".
Ci sono persone che sono abili manipolatrici. Persone che riescono a far credere che ciò che facciamo è terribile e che, se sarà dato in pasto al pubblico, ne saremo distrutti. Ma se ci riflettiamo bene, ci accorgeremo che le cose così terribili da dover davvero essere tenute nascoste, sono davvero poche. Forse nessuna.
Non sto' naturalmente parlando di mettere su internet i vostri dati biografici corredati di indirizzo e numero di telefono (anche se c'è chi lo fa'... molti liberi professionisti ad esempio). Ma semplicemente di aprirvi un po' di più verso l'esterno. Di allargare la parte pubblica della Johari Window insomma.
Vi accorgerete ben presto della differenza.
Per completezza, chiudo dicendo che non solo l'area privata può essere ridotta a vantaggio dell'area pubblica, ma anche quella cieca, chiedendo agli altri un feedback su come ci vedono o facendo esercizio di osservazione distaccata nei nostri stessi confronti (più difficile ma, se si riesce, più preciso, poiché gli altri potrebbero farsi riserve a parlarci apertamente) e perfino quella ignota, cercando di portare alla luce - col tempo - qualche pezzetto di inconscio.
Conosci e... fai conoscere te stesso, insomma!
Dopo anni di peregrinazione su siti vari e, soprattutto, forum, Wolfghost prova l'avventura del blog.
Il desiderio di esprimere cio' che e' dentro di me in una cornice mia, senza gli spazi angusti di un forum, forse senza la sua visibilita', ma nemmeno la sensazione di disordine e, spesso, mancanza assoluta di controllo, e' la molla che mi spinge in questa mia esperienza di blogger.
Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi.
In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni.
Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...
Spero di non perdere gli amici che, via via, mi sono fatto da altre parti e che, almeno alcuni tra loro, siano pronti ad accompagnarmi, magari assieme a nuovi, in questa avventura.
Wolfghost