Una ricerca senza inizio e che, forse, mai avra' fine. Far cessare il duello permanente tra Ego e anima, trovando l'equilibrio tra cio' che si e' e cio' che bisogna apparire...
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Utente: Wolfghost
Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi. In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni. Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...

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martedì, 24 novembre 2009
I consigli degli altri - di Paulo Coelho
guerriero terracotta
I CONSIGLI DEGLI ALTRI
di Paulo Coelho

"Io credo a tutto ciò che gli altri mi dicono, ma alla fine ne sono sempre deluso". Questo è ciò che siamo soliti sentir dire.
È molto importante confidare negli altri; un Guerriero della Luce non ha paura delle delusioni, perché conosce il potere della propria spada, e la forza del proprio amore. Tuttavia, egli sa che una cosa è accettare i segnali di Dio e capire che gli angeli si servono della bocca del nostro prossimo per darci consigli, ben altra, invece, è essere incapace di prendere decisioni e cercare sempre di trasferire la responsabilità delle nostre azioni sugli altri.
Possiamo confidare negli altri solo se, per prima cosa, siamo capaci di confidare in noi stessi.




Commento di Wolfghost: uno dei miei cavalli di battaglia è "Ascoltare tutti, ma infine decidere sempre con la propria testa". Nessuno nasce sapendo tutto. Nessuno arriva mai a sapere tutto. Credere di sapere tutto, di essere infallibili, è una presunzione che porta spesso alla rovina. Nella nostra vita ci costruiamo convinzioni e credenze basandoci necessariamente su ciò che ci è stato detto o di cui abbiamo avuto esperienza. Perfino le nostre percezioni sono influenzate dal nostro sistema di credenze. Ma ciò che ci è stato detto non può "contenere tutta la conoscenza"; la nostra esperienza non può essere assoluta: c'è, e ci sarà sempre, qualcosa da imparare, qualcosa che ci è sfuggito, nella quale non ci eravamo ancora imbattuti o, semplicemente, che non abbiamo mai approfondito perché non ci serviva. Ecco perché ascoltando gli altri, perfino coloro che a pelle non ci sembrano affidabili, possiamo trarre preziosi insegnamenti. Ascoltando gli altri possiamo evitare gravi errori.
Tuttavia, come la nostra conoscenza è parziale e personale, così lo è anche quella degli altri: non è detto che ciò che va bene per loro possa andare bene anche per noi, nessuno possiede totalmente la conoscenza per tutti. Possiede solo la propria, e solo parzialmente.
Ecco perché l'ascolto degli altri deve essere critico e mai pedissequo. Dobbiamo valutare le parole che ascoltiamo o leggiamo, per capire se vanno bene anche per noi o se ci conducono su una strada che non è la migliore per noi.
L'arroganza di credere di poter sempre fare a meno dei pareri altrui, e la debolezza di dipendere sempre dalle parole degli altri essendo incapaci di agire per conto proprio, sono due estremi entrambi sbagliati.
Credo che nella vita si sbagli sempre, perché in ogni scelta c'è qualcosa di sbagliato e qualcosa di giusto, e comunque, una volta direzionata la nostra azione, non serve chiederci "chissà come sarebbe andata se..."; ecco perché è meglio conservare la coerenza e la pace con sé stessi, piuttosto che farci violenza da soli non facendo ciò che sentiamo di dover fare solo perché qualcuno ci ha consigliato in modo diverso.
Sempre si sbaglia (come sempre si ha ragione), tanto vale evitare almeno di star male entrando in conflitto con noi stessi.
E poi ho sempre pensato che sia meglio sbagliare di proprio pugno, che avere la scusa per poter adossare la responsabilità di un nostro errore su qualcun altro.


Il pensatore - Auguste Rodin, 1881
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:33 | permalink | commenti (90) | categoria: consigli, coelho, ascolto, conoscenza, scelta, arroganza, imparare, credenze, esperienza, responsabilità, coerenza, errori, sbagliare, decisione, convinzioni, decidere Grazie per i vostri (pop-up) commenti (90)
venerdì, 03 luglio 2009
L'evoluzione della specie - un racconto di 28GrammiDopo
Stasera torno ad una pratica che ho lasciato in sospeso per un po': pubblicare post di altri blogger che trovo particolarmente interessanti
Il post in questione (che personalmente catalogherei sotto la voce "buone intenzioni d'inizio anno") appartiene ad un blogger di 20 anni, uno che però (e mi sono già scusato con lui per il "però", come se l'età fosse un fattore negativo ) le idee le ha già ben chiare, evidentemente

Voglio condividerlo con voi, sperando che apprezziate altrettanto
In realtà, conoscendo un po' chi passa di qua... ne sono pressoché sicuro


Il finale è la vera illuminazione: non si parli di "incapacità", piuttosto di... libera scelta (autolesionista? Ditemelo voi... ).




L'evoluzione della specie
By: 28GrammiDopo
Blog: iacopobarison


Sei lo spot pubblicitario di te stesso.

Brevi trailer. Il marketing t’insegna come vomitarli.

Messaggi chiari, diretti, senza gradi di subordinazione. Sei un prodotto; comportati come tale.

Devi illudere le persone, costringerle a consumarti.

Coraggio, provaci.

Io non gioco solo ai videogiochi. Guardo anche MOLTISSIMI film.

                             

Gli anni fluiscono soavi.

Gli uomini si riparano dietro a mura d’indifferenza. Quando sono protetti trovano facile ignorare. Ignorano i denti che ingialliscono. Le pupille che perdono brio. Il calo di libido che non è noia ma vecchiaia. E dentro a quelle mura s’accorgono che la loro felicità è fiction.

Ma fanno finta di niente.

Enrico ha ben impressi questi concetti.

Non ha la cultura per scriverli. Non ha amici – ma nemmeno conoscenti – a cui esporli. Però ha vagonate d’ansia che trovano in lui una stazione d’arrivo.

Guarda la sua collezione di videogiochi e scaccia i brutti pensieri. Non c’è polvere su quelle copertine. Non c’è polvere sulle sue orme. Le orme del cammino di Enrico sulla Terra, tangibile grazie alla miriade d’acquisti compulsivi che sfoggia e chiama collezione.

Vorrebbe evolversi.

Australopiteco-Genere Homo-Vecchio Enrico. Nuovo Enrico, forse.

Io non gioco solo ai videogiochi. Posso anche evolvermi.

 

Come dicevo, gli anni fluiscono. Soavi, dimenticavo.

Enrico continua a rimandare la sua evoluzione. C’è sempre qualche gioco da finire, qualche film da guardare, qualche pianto da soffocare.

Ora, ad esempio, sta mangiando.

Pennette ai quattro formaggi, si diverte a scongelarle e ad osservare il sugo che prende forma.

E voi credete che non voglia realmente imporsi un cambiamento. Che non voglia alzarsi, lasciando il piatto a metà, ed infilarsi una tuta. Che non voglia uscire a fare jogging, sconfiggendo sociopatia ed obesità in un colpo solo.

Voi che credete questo, credete il giusto.

Enrico non vuole nulla di tutto ciò. L’evoluzione deve rimanere una possibilità. Un rosario da stringere quando, al guardar la collezione, non prova altro che sconforto. Uno strumento di speranza, ecco.

Io non gioco solo ai videogiochi. So anche stritolare rosari.

 

Gli anni fluiscono.

Io gioco solo ai videogiochi. Non so fare altro.


Pacman
Scritto da: Wolfghost alle ore 01:39 | permalink | commenti (58) | categoria: racconti, vita, scelta, apparenza, abitudine, responsabilità, indifferenza, pigrizia, inerzia, procrastinazione Grazie per i vostri (pop-up) commenti (58)
sabato, 16 maggio 2009
Essere se' stessi
Sospendo per qualche giorno il racconto della "dama bianca" per riportare qua un bel post di Smailer, blog: Un sorriso dagli occhi della luna. Ho gia' parlato in passato del tema "essere se' stessi", ma questo post mi ha dato l'occasione di focalizzare il mio pensiero sull'argomento, pensiero che ho riassunto in un commento al post originale e che riporto anch'esso qua.
Mi piacerebbe conoscere anche la vostra personale risposta alla domanda di Smailer, e credo che anche lei ne sia molto curiosa




Domanda

Quale è il momento della propria vita in cui si è veri fino in fondo?

vale a dire...ci sono situazioni quotidiane in cui "dobbiamo essere", "dobbiare fare", "dobbiamo sembrare"!!! in cui un certo comportamento ci viene obbligato....vuoi dalla situazione, vuoi dalla necessaria diplomazia o convenienza...

ma quando ci sentiamo veramente noi stessi, fino in fondo, senza vincoli, senza inibizioni...quando ci diciamo..."ecco il momento per cui vale veramente vivere!"

quando stiamo lavorando, quando stiamo da soli, quando ci rifugiamo nella nostra famiglia, quando siamo in vacanza, quando facciamo l'amore, quando leggiamo o guardiamo un film.....quando facciamo il nostro sport preferito....quando, insomma, sentiamo di essere proprio noi stessi, senza falsità e senza maschere, quando stiamo bene e vorremmo sempre stare così??? liberi e appagati da quella situazione, per cui pensiamo che valga davvero vivere??? per quel momento che aspettiamo ogni istante con ansia e con trepidazione???

ho sempre pensato che quello fosse il sogno, il motivo per cui dare un senso alla propria vita! al di là di quello tutto il resto è solo cornice!!!

e per voi quale è quel momento? quello in cui siete veramente voi stessi???

Alessia [Smailer]



Commento di Wolfghost:
Questo e' un bellissimo post, con un bellissimo quesito
Secondo me non c'e' un "dove" o un "quando": si puo' recitare facendo l'amore (triste...) o si puo' essere se' stessi nel bel mezzo di una riunione lavorativa piena di persone.
Cio' che davvero conta e' la consapevolezza che ti permette di sapere cosa stai facendo.
La persona che e' davvero se' stessa e' quella che e' sempre presente a se' stessa, perfino se sta recitando su un palcoscenico.
La differenza tra lei e un'altra persona, e' che la seconda non si rende conto di cosa realmente sta facendo, e' solo un burattino che agisce su comandi espliciti o impliciti (dei quali nemmeno e' cosciente) che gli arrivano, o gli sono arrivati, dall'esterno.
Una volta ebbi una discussione con un mio caro amico. Questo non voleva saperne di entrare in locali tipo discoteche poiche' avrebbe dovuto vestirsi elegante (ora le cose sono probabilmente un poco cambiate) mentre lui voleva sempre "essere se' stesso". Io gli feci notare che imporsi di vestire sempre in una determinata maniera (che meglio secondo lui lo rappresentava) era rendersi schiavo allo stesso modo di seguire sempre le mode del momento.
La persona libera e' colui che veste in jeans e maglietta ma che, se ne ha piacere e - perche' no - convenienza, non si addolora per il solo fatto di mettersi in giacca e cravatta.
Siamo in una societa' e qualunque societa', qualunque "agglomerato" di persone, ha necessariamente bisogno di regole, e' inevitabile. Altrimenti sarebbe l'anarchia. La persona libera non e' quella che e' schiava di queste regole, ovvero che le segue perche' non e' cosciente di avere alternative oppure perche' si sente obbligato a farlo; la persona libera e' colei che in quel momento sceglie, per sua convenienza o piacere, di servirsi delle regole di quella societa'.
Cosi', se io ho voglia di andare a ballare in una certa discoteca, certamente ci vado anche se devo vestirmi in un certo modo, perche' sono consapevole che sto semplicemente seguendo qualcosa che in quel momento e' logica conseguenza della mia scelta. In realta', anche la conseguenza e' una mia scelta, non e' cosi'?
L'anticonformista e', a mio avviso, il peggiore dei conformisti e finisce, quasi sempre, per vivere peggio degli altri in nome di quell'essere se' stesso che identifica solo negli atti e nell'apparenza, anziche' nell'anima, nel cuore, nella mente.


P.S.: domani pomeriggio (domenica) torno per qualche giorno a Stoccolma dopo parecchio tempo di assenza, dovrei comunque essere in grado, verso sera, di leggere e rispondere i vostri eventuali commenti


nel cielo
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:25 | permalink | commenti (134) | categoria: schiavo, essere, regole, consapevolezza, scelta, libertà, società, apparenza, essenza, se stessi, anticonformismo Grazie per i vostri (pop-up) commenti (134)
martedì, 31 marzo 2009
Ognuno e' artefice del proprio destino - ripresa
"Non sono mai stato povero - solo in ristrettezze economiche.
Essere poveri e' uno stato mentale.
Essere in ristrettezze e' solo una situazione temporanea."
Mike Todd - Produttore di Broadway

Questo aforisma lo scrivevo nel post del 18 maggio dell'anno scorso (Ognuno e' artefice del proprio destino), vi invito a darci un'occhiata prima di andare avanti nella lettura

A volte i miei post nascono quasi per caso; altre sono l'esatto specchio del momento che sto passando e servono a me per primo, per riflettere su cosa mi sta capitando e sul modo migliore di agire e reagire.
Quell'aforisma e quel post... ero io, era la mia situazione del momento: per una serie di scelte che decisi di fare mi ritrovai infatti in una crisi economica molto seria, con rischio di blocco del conto in banca (e io non ho piu' "paracadute": non ho piu' genitori, ne' case di proprieta' o altri beni di grande valore) e conseguente... mancanza di pagnotta, nel reale senso del termine

Avrei potuto abbattermi, sentirmi "fregato" dalla vita e dalle circostanze, ma scelsi di tenere la testa alta e di dirmi "Non importa quanto tempo ci vorra': ce la farai!".

Sono passati dieci mesi e mezzo e l'altro ieri... ho festeggiato il ritorno dagli inferi economici

Vi assicuro: non e' stato facile e certamente la crisi generale odierna e' una costante minaccia, ma... come scrivevo pochi post fa, credo che ogni vittoria vada comunque festeggiata

Non dico che nella vita si possa risolvere tutto, ci sono drammi che purtroppo si possono solo accettare, ma per tutti gli altri, per tutti quelli per i quali si puo' combattere e dirsi "Ce la farai!", bisogna alzare la testa, raddrizzare le spalle e... affrontare la sfida.

E la vita, in genere, ripaga chi decide di non arrendersi e continua a lottare.

conti
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:38 | permalink | commenti (82) | categoria: vita, azione, scelta, determinazione, povertà, sacrificio, reazione, artefici Grazie per i vostri (pop-up) commenti (82)
lunedì, 02 marzo 2009
La paura di scegliere
Questo e' uno dei post che giace nella mia mente da tempo, in attesa del momento per scriverlo. Ora, grazie ad un intervento di Happysummer nel post precedente, con mia conseguente risposta, ho deciso che e' arrivato il momento di scriverlo e pubblicarlo. Non prima pero' di avervi fatto notare che la testa del blog e' di nuovo cambiata: ora titolo e immagine sono a colori... che ne dite?

Wolf 5


topastroLa paura di scegliere
di Paulo Coelho

Una vecchia storiella per bambini racconta di Donna Scarafaggina che, spazzando la casa, trovò una moneta. Dopo essere stata per lungo tempo alla finestra, per scegliere il pretendente adatto alle sue paure e ai suoi desideri, finì per sposare Giovanni Topastro. Come tutti sappiamo, Giovanni Topastro cadde nella pentola dei fagioli.
Molte volte, nella vita, troviamo una moneta che ci è data dal destino e pensiamo che questo sia l'unico tesoro della nostra vita. Finiamo per attribuirgli tanto valore che il destino - lo stesso che ci ha consegnato la moneta - s'incarica di riprendersela.
Chi ha molta paura di scegliere compie sempre la scelta sbagliata.




Commento di Wolfghost: premesso che non conosco la storia citata da Coelho (forse e' si' una storia per bambini, ma magari in Brasile...) e che mi piacerebbe che chi eventualmente la conoscesse o riconoscesse la raccontasse (e' una curiosita' che mi porto dietro da anni! ), devo prima di tutto sottolineare che Coelho parla di "molta paura", quindi non e' un invito a buttarsi allo sbaraglio: un po' di timore nel compiere una scelta, soprattutto se importante, e' normalissimo. Qui si parla di quando, allo scopo di evitare anche il benche' minimo margine di errore, si finisce per entrare nelle sabbie mobili del, da me odiatissimo, immobilismo.
Un'aforisma da me citato sul blog ormai ben piu' di un anno fa, diceva:


"Il procrastinare è una delle malattie
più comuni e più mortali
e il suo effetto nefasto sul successo
e sulla felicità è molto grande."
Wayne W.Dyer

Ripeto, per anticipare la consueta critica: certamente c'e' un tempo per ogni cosa, quando non si ha ben presente il quadro della situazione, quando si ha ancora necessita' di tempo per chiarirsi, e' bene fermarsi e riflettere, ma c'e' un limite che non va superato, pro' e contro esisteranno sempre, e' impossibile che una scelta comporti solo "pro'", e' molto difficile che non ci sia il minimo rischio, ma...

"L'unico vero rischio nella vita
è non voler correre alcun rischio."
Sergio Bambaren

Arriva un momento nel quale ci si accorge che i pensieri si sono chiusi su se stessi: vengono in mente gli stessi "ma", i medesimi "forse", nessun altro elemento utile alla nostra decisione puo' ormai essere aggiunto. L'ansia e l'angoscia crescono, ci si sente bloccati, impotenti, inermi. Non si riesce nemmeno piu' ad ascoltare davvero chi cerca di consigliarci. A questo punto e' diventato tutto piu' difficile, meglio sarebbe stato non arrivare ad un simile stato di blocco, perche' adesso i pro' e i contro sembrano tutti avere lo stesso peso: abbiamo perso la capacita' di discernimento e potremmo davvero compiere la scelta sbagliata.

Decidendo per tempo, quando ci si accorge che si sta per cadere in un simile blocco - e di solito lo si percepisce - si puo' ancora interrompere quello schema mentale distruttivo nel quale si sta precipitando.
E se si sbagliera'... amen, a parte il fatto che non si puo' sapere come sarebbe andata prendendo un'altra decisione, perlomeno saremo usciti dal nostro stato di empasse, avremo dimostrato a noi stessi di poter scegliere e la prossima volta riusciremo a farlo con piu' facilita'.

Non comprare un vaso per paura di romperlo non vi puo' portare ad avere quel vaso in casa. Pare ovvio, non e' vero? Eppure molti di noi passano la maggior parte della vita nell'angoscia della non-decisione.


"Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita."
Rita Levi Montalcini

arcobaleno
Scritto da: Wolfghost alle ore 23:21 | permalink | commenti (76) | categoria: vita, coelho, angoscia, paura, scelta, scelte, ansia, blocco, procrastinare, schema mentale Grazie per i vostri (pop-up) commenti (76)
giovedì, 26 giugno 2008
Il potere della scelta
bivioMettere impegno nella decisione
di Paolo Coelho

Carlos Castañeda dice: “Il grande potere dell’essere umano sta nella sua capacità di prendere decisioni.” Ogni decisione che prendiamo ci permette di modificare il futuro e il passato.
Scegliere, però, significa impegnarsi. Quando si compie una scelta, ci si deve ricordare che il cammino da percorrere sarà molto diverso da quello immaginato. Scegliere significa dire: “Bene, io so dove voglio arrivare.” Da quel momento in poi, bisogna prestare attenzione al mondo, perché una decisione scatena una serie di eventi inaspettati.
Impegnati con la tua decisione, sia essa nel campo affettivo, professionale o spirituale. Tutto ciò di cui la tua decisione ha bisogno è la tua volontà di andare avanti. Del resto, essa stessa ti prenderà per mano e ti mostrerà il cammino migliore.




Commento di Wolfghost: Abbiamo parlato dell'importanza di scegliere un buon obiettivo, esso deve essere raggiungibile, non deve creare danni a se' stessi o ad altri (persone care soprattutto), deve essere "importante", stimolante. Abbiamo detto che poi occorre determinazione per raggiungerlo, o almeno per provare seriamente a farlo. Ma... manca ancora l'anello di congiunzione, quello che, se la scelta dell'obiettivo e' la meta e la determinazione e' la benzina, potrebbe definirsi come la chiave del motorino d'avviamento. Perche' quello e' spesso il momento in cui ci perdiamo. La differenza tra i classici "buoni propositi" e il successo (o almeno l'avventura per raggiungerlo), sta proprio qua: partire per davvero.

Bisogna prendere l'abitudine a perseguire l'obiettivo scelto, a tenere fede alla decisione presa.
Possiamo pensarci quanto vogliamo, sceglierlo con cura, ma quando alla fine prendiamo la nostra decisione, abbiamo preso un impegno con noi stessi e la vita. E' di fondamentale importanza non sgarrare, altrimenti cadremo in un circolo vizioso senza fine fatto di "buoni propositi"... e sappiamo tutti come essi vanno a finire, non e' vero?

riunioneChe la nostra vita sia un buon governo, con le camere che si ritirano per compiere la loro scelta, con una legge nella quale quella decisione viene trasformata, con un controllo perfino severo perche' quella legge venga seguita.
Poi un giorno, se proprio si rivelera' un errore, il nostro parlamento potra' tornare a riunirsi e decidere di porvi fine, ma fino ad allora ogni reticenza per pigrizia o timore, non dovra' piu' esistere.

Vi sembra troppo rigido? Messa cosi' forse, ma seppure senza bisogno di uno "schema figurato" di questo tipo, e' cosi' che si muove chi "vince": esso sa che nel momento in cui prende una decisione, deve muoversi affinche' quella decisione venga davvero perseguita. Anzi, non ha nemmeno bisogno di pensarci: lo fa e basta. Ma chi non e' abituato, ha spesso bisogno di "regole figurate" per riuscire a partire.

Poche cose hanno piu' potere sulla nostra mente, sulle nostre convinzioni, sulla fiducia che nutriamo sui nostri mezzi, sulla nostra autostima, che il notare che diamo seguito alle nostre decisioni. E' un processo che si autorafforza, dandoci ancora piu' spinta a prendere altre decisioni che saranno frenate da inerzie e timori sempre meno forti, sempre piu' facili da superare.

Il successo, di qualunque campo si stia parlando, e' fatto di abitudine a seguire le decisioni prese.

... perche' non creare un vero e proprio "quaderno delle decisioni"? Un quaderno dove cio' che viene scritto verra' inderogabilmente seguito, inderogabilmente! Ma, dobbiamo essere coscienti che se decideremo di usarlo, sara' un'autentica sfida a noi stessi: dovremo pensarci bene prima di scrivere su di esso una intenzione, perche' poi... indietro non si deve tornare


Chi vuol provare?
  Un consiglio: iniziate con qualcosa di semplice, di facilmente raggiungibile, e poi, via via, crescete in "importanza della decisione". Questo perche' "il successo genera il successo": e' un modo per accrescere la fiducia nella vostra capacita' di tenere fede alle decisioni prese, preparandovi alle sfide piu' importanti
Rendetevi forti nella vostra autostima, prima di affrontare le onde piu' alte.


block notes
Scritto da: Wolfghost alle ore 16:30 | permalink | commenti (87) | categoria: vita, coelho, mente, avventura, impegno, scelta, successo, potere, sfida, autostima, abitudine, obiettivo, determinazione, castaneda, fiducia, decisione, timore, convinzioni, intenzione, inerzia, decidere Grazie per i vostri (pop-up) commenti (87)
domenica, 18 maggio 2008
Ognuno è artefice del proprio destino
crolloNessuno sfugge all'imprevedibilità degli eventi e della vita. Ci sono persone che nascono e vivono in ambienti degradati, in situazioni quasi insostenibili. Gente che deve affrontare ogni tipo di difficoltà, da quelle finanziarie a quelle di salute. Rovesci di ogni genere, non predicibili, non evitabili, intralciano la nostra vita e il nostro cammino. Tutto questo potrebbe portarci a sentirci vittime predestinate di un ineluttabile destino a noi avverso.

Cosa significa allora essere artefici del proprio destino? Immagino che a volte sentirselo dire, in momenti di estrema difficoltà che ci si trova a vivere indipendentemente dalle proprie scelte e dal proprio valore, possa in qualche modo urtare, quasi a sentirsi presi in giro.

Ma "Essere artefici del proprio destino", è la differenza che passa tra chi perde e non si rialza, e chi invece considera quella sconfitta come la perdita di una battaglia, ma non della guerra.


"Non sono mai stato povero - solo in ristrettezze economiche.
Essere poveri e' uno stato mentale.
Essere in ristrettezze e' solo una situazione temporanea."
Mike Todd - Produttore di Broadway


mattoniReinquardare la propria situazione in un'ottica positiva, di sfida se vogliamo, ma mai di sconfitta definitiva, è la base su cui costruire il proprio futuro. La sfida passa attraverso il potere della scelta, l'azione, la determinazione. Come scrisse qualcuno sul mio stesso blog, ormai diversi mesi fa, "l'immobilismo diventa colpevolezza".

Scegliamo la strada da seguire, iniziamo con il primo passo, insistiamo, e se proprio le cose non vanno, cambiamo strada, ma rifiutiamoci di stare fermi in una situazione di stagnazione che non può portare a nulla di buono.

Ogni scelta importante richiede coraggio, forza, volontà di rompere una routine che, per quanto difficile, troviamo rassicurante. Spesso richiede un sacrificio che pochi sono davvero pronti ad affrontare.

Giriamo al positivo un famoso detto popolare: non sappiamo cosa ci sarà domani, ma sappiamo ciò che possiamo lasciare oggi.


Castello di Chambord, Francia
Scritto da: Wolfghost alle ore 14:31 | permalink | commenti (119) | categoria: vita, azione, destino, coraggio, scelta, volontà, forza, determinazione, povertà, difficolta, sacrificio, immobilismo, imprevedibilità, stagnazione, artefici Grazie per i vostri (pop-up) commenti (119)
martedì, 18 marzo 2008
Smettere di soffrire per un amore perso o irraggiungibile
Voglio riproporre un tema del quale parlai parecchio tempo addietro da un'altra parte.

cuore al piedeL'argomento è: si puo' smettere di amare e dunque di soffrire per una persona irraggiungibile o ormai persa?

Un interruttore non esiste, pero' senz'altro ci sono molti accorgimenti che possono aiutare.

La comprensione dei motivi per cui non puo' e non potrà mai funzionare, puo' togliere dalla testa l'illusione, la speranza, che prima o poi quella persona cambierà idea. Dopo la testa, continuando a tenerlo presente a sé stessi - soprattutto ogniqualvolta il pensiero di questa persona ritorna - ovvero esercitando l'arte della ripetizione, si puo' convincere anche la parte più difficile, il cuore (in realtà l'inconscio), a mollare la presa ed a "lasciare andare".
Esistono perfino metodi di autoipnosi o mantra che non fungono da bacchetta magica ma, proprio sfruttando la ripetizione (l'inconscio in fondo è stupido: crede a qualunque cosa gli venga ripetuto abbastanza a lungo) possono aiutare, soprattutto se fatti con convinzione (ecco anche qua l'importanza di comprendere fino in fondo che evidentemente è andata come doveva, o come poteva, andare).
In parte non sono nemmeno meccanismi sconosciuti: a chi non è capitato, giunto al limite di sopportazione, di ripetere "ossessivamente" nella propria testa "basta! Basta! Basta!" o un'altra frase o parola analoga?
Si puo' anche ricordare constantemente a sé stessi che più il cuore e la mente sono liberi, più facilmente puo' compiersi il "miracolo" dell'arrivo di qualcun altro che riempia quello spazio vuoto. Spazio che, se non è vuoto, non puo' essere riempito.

litigioNaturalmente non si puo' premere un interruttore e cancellare quella mancanza, ci vuole tempo. Ma ad un certo punto si arriva ad una svolta, una svolta nella quale ci si rende conto che il distacco è avvenuto o sta avvenendo. A quel punto, diventa scelta: dirsi "è giusto così" e distogliere il pensiero non accettando di tornare indietro nostalgicamente a "prima"; oppure, farsi prendere da quell'ingiustificato senso di colpa che dice "no! Non puoi cancellarla! E' una persona che hai amato! Non è giusto!" o dal risveglio del ricordo di quel viso, quei gesti, quell'amore, operato dalla solitudine: bisogna sempre ricordarsi che, per quanto si possa essere soli e per quanta solitudine ci possa essere nel futuro, le persone sbagliate o che ormai fanno inesorabilmente parte di un passato che non esiste più, non ne potrebbero mai esserne la soluzione.

Sembra strano, ma se per un primo periodo la sofferenza è inevitabile, ad un certo punto diviene una precisa scelta.

abbraccio
Scritto da: Wolfghost alle ore 12:51 | permalink | commenti (97) | categoria: amore, cuore, speranza, solitudine, illusione, scelta, inconscio, separazione Grazie per i vostri (pop-up) commenti (97)
giovedì, 27 dicembre 2007
Sul Destino
Your DestinyIn fatto di Riti e Miti del Destino credo di essere uno dei massimi critici del nostro tempo   (scherzo).

Un tempo ci credevo, ho molti libri sull'argomento. In un certo senso l'ho studiato il Destino. Ho "studiato" la Provvidenza Cristiana, il Karma induista e buddhista, le credenze sciamaniche perfino. Ho praticato l'ipnosi regressiva alle vite precedenti e la meditazione sul futuro.

Vi faccio una semplice domanda: perché un vaso che vi cade in testa deve essere frutto del destino e non del caso? E' semplice: perché vogliamo trovare un significato profondo a tale sventura, un significato... consolatorio. Sarebbe brutto morire "per caso", non è vero? Ma che quel vaso fosse... destinato a cadere, che fosse scritto già da prima... come si fa' a sostenerlo? Non si puo' avere prove, è impossibile. Non vale nemmeno guardarsi indietro e dire "se non fosse capitato A e poi B e poi C e poi... adesso questa bella (o brutta) cosa non sarebbe successa!": così non si stà dimostrando che "era destino", si stà solo rileggendo la storia.

Credere nel destino è solo un fatto di fede. Ce l'hai o non ce l'hai. Ci credi o non ci credi. Ma nessuno puo' dimostrare che esso esista.

Il destino è come un libro già scritto: arrivi alla pagina 52, prima c'è stampato il passato; poi il futuro.

Il caso e le nostre capacità - la nostra vita! - sono invece come un diario che viene scritto giorno dopo giorno. Arrivi alla pagina 52 e puoi leggere le pagine che sono state scritte in precedenza, ma... se per assurdo potessi aprire la pagina 60, essa sarebbe bianca, perché deve ancora essere scritta.

DadiOra... voi preferite essere in balia degli eventi e del fato? Accomodatevi. E' una vostra scelta.

Io preferisco, per quanto possibile, scrivere le pagine del mio diario. E se conterranno errori... pazienza, saranno i miei errori, e non ne daro' la colpa al Signor Destino :)

Ho visto troppo spesso evitare di impegnarsi o di assumersi le responsabilità delle proprie scelte ed azioni tirando in ballo il "Signor Destino"; qualcosa non funziona? Si dovrebbe fare qualcosa ma si continua a rimandare? Si è operata una scelta che ha reso qualcuno infelice? "Così ha voluto il Destino"... no, signori, così è troppo facile.

Credere nel Destino è una scelta; io trovo molto più costruttivo credere in sé stessi e al potere delle proprie scelte, seppure mediate - talvolta "purtroppo" - dal caso che fa' ciò che vuole Ma "caso" è solo una parola che si usa per indicare un avvenimento o una serie di avvenimenti imprevisti, ma che di fatto "non esiste" come entità reale, a differenza del Destino che, per chi ci crede, esiste eccome.

Ma che il caso intervenga o meno a mettere il bastone tra le ruote, almeno si avrà fatto cosa è in nostro potere al fine di ottenere ciò che si desidera. Che si riesca ad ottenerlo oppure no.

Challenge
Scritto da: Wolfghost alle ore 16:17 | permalink | commenti (82) | categoria: eventi, fede, passato, futuro, fato, caso, destino, scelta, sfida, scelte, karma, responsabilità, errori, provvidenza, ipnosi regressiva Grazie per i vostri (pop-up) commenti (82)
lunedì, 24 dicembre 2007
Vite Scartate - La magia del caso e il potere della scelta
Visto che è la vigilia di Natale, voglio pubblicare una storia di "ordinario vivere" a lieto fine ; niente di straordinario, è qualcosa in cui tanti si potranno riconoscere e, spero, che a tante altre persone capiterà in futuro... Chissà, magari anche a me!
Purtroppo la fonte si è persa negli anni, era un articolo apparso su una rivista che ricopiai sul mio PC, non scrissi il nome dell'autrice...
Il mio augurio di Buon Natale e Felice 2008, più che essere legato a queste due date, vuole essere di carattere generale, ed è questo: Che chi non ha serenità possa trovarla presto e... che chi ce l'ha già, possa passare allo stadio successivo: la felicità.
Ricordatevi sempre le tre componenti fondamentali: sapere cosa si vuole, avere determinazione per ottenerlo, avere la flessibilità per capire quando è necessario aggiustare la rotta o - addirittura - porto di arrivo, nel caso ci si renda conto che quello previsto inizialmente sia realmente irraggiungibile.


Vite scartate
Ce le lasciamo alle spalle strada facendo, per scelta o per caso.

mani coppiaMio padre conobbe mia madre durante una partita di poker. Dice che non aveva mai visto nessuno bluffare cosi bene. Lei sedeva a un tavolo sotto un olmo con cinque uornini e nascondeva la sua padronanza della difficile arte della dissimulazione dietro un sorriso dolce e sereno. Ripulì le tasche a tutti. Papa non riusciva a staccarle gli occhi di dosso.
Era la festa annuale della ditta di mamma, e lui l'accompagno a casa a piedi. La settimana dopo le inviò una cartolina da Chicago: «Ti ricordi di me? Spero di si, perche uno di questi giorni ti telefono. David.»
Fu solo per un colpo di fortuna, papà ce lo ripeteva spesso, se quel giorno lui si trovò alla festa. Rappresentante di una grande industria di componenti elettroniche, quel sabato mattina era in città per visitare clienti, e passò dalla filiale dell'azienda per fare alcune telefonate. Mentre era lì chiamò il responsabile di una stazione radio locale con cui papà aveva fatto qualche affare e lo invitò alla festa.
Mamma scriveva per conto di quella stazione radio. Se mio padre non si fosse fermato in ufficio quella mattina, ci disse, o se fosse arrivato due minuti piu tardi...
Mia madre rivide papà, ma usciva anche con altri ragazzi, tra cui un rappresentante di auto che ormai è entrato nel lessico e nella leggenda familiare. Aveva conosciuto da poco papà, quando il rappresentante di auto le regalo per il compleanno un orologio, un regalo che a quel tempo suggeriva una svolta della relazione verso il fidanzamento ufficiale. Ma lei gli restitui l'orologio, e una notte di alcuni mesi dopo svegliò la nonna e le disse che avrebbe sposato David.
Io invece avevo otto anni quando conobbi il mio future marito. Era al liceo, un amico di mio fratello. Me lo ricordo solo di sfuggita, perche ero molto piu attratta da un altro amico di mio fratello.
Quindici anni dopo, l'uomo che avrei sposato torno in città per Natale e si fermo dai miei genitori per uscire con mio fratello. Quando mi rivide, mormorò: «Chi e quella?» Mio fratello lo guardò stranamente e rispose: «E solo Lisa.»
Lui si ripresentò e finse di non riuscire a confezionare i pacchetti dei regali. Io finsi di credergli e gli diedi una mano. Venne spesso a casa nostra nei giorni seguenti. «Non so chi gli interessa» diceva mia madre «se tu o tua sorella.» io invece lo sapevo. Ma quel fine settimana presi un aereo per trascorrere il Capodanno con un altro uomo, in un'altra città. Anche se ero stata scelta, non ero ancora pronta ad ammetterlo.
Se fosse stato un altro momento, un luogo meno lontano e se non mi fossi già, per quanto inconsapevolmente, sentita fidanzata, forse avrei finito con lo sposare quell'altro uomo. E se non lui, forse un altro ancora.
A volte ci penso: come il tempo ci trascina con sé e ci fa arrivare in un punto dove abbiamo due sole scelte. Per caso e per scelta, ci lasciamo alle spalle altre vite che avremmo potuto vivere, piene di diverse passioni e gioie, diversi problemi e delusioni.
Mio padre avrebbe potuto non essere invitato alla festa. Oppure mamma avrebbe potuto scegliere il rappresentante d'auto e avere altri figli e un futuro completamente diverso.
Altre volte, soprattutto quando rincaso tardi e tutto tace e mio marito e mia figlia dormono raggomitolati con il libro di favole aperto sul letto, mi capita di pensare alle esistenze che non avremmo vissuto se per caso o per scelta ci fossimo trovati altrove. E mi scuote un brivido, come quando da bambina papa mi raccontava dell'incontro con mamma avvenuto per un pelo, al pensiero che avrei potuto anch'io perdermi questa vita, quest'uomo, questa figlia, questo amore.

mani famiglia
Scritto da: Wolfghost alle ore 16:18 | permalink | commenti (79) | categoria: amore, vita, caso, scelta Grazie per i vostri (pop-up) commenti (79)