Una ricerca senza inizio e che, forse, mai avra' fine. Far cessare il duello permanente tra Ego e anima, trovando l'equilibrio tra cio' che si e' e cio' che bisogna apparire...
Chi Sono
Utente: Wolfghost
Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell'anima", incuriosito tanto dall'esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi. In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni. Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada...

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sabato, 31 ottobre 2009
Le figure dei nostri sogni
Parliamo un po' di sogni Non sogni ad occhi aperti stavolta, ma sogni veri, onirici. Esattamente diamo un'occhiata alle figure che popolano le nostri notti...

Per farlo, utilizzerò un sogno del blogger Paolo (
viadalloblio, blog viadalloblio) che ho già presentato qua: Via dall'oblio - cronaca di una rinascita



Capitolo XI - 1
di
viadalloblio
Blog:
viadalloblio

La gente presta poca attenzione ai sogni e alla sua importanza. Ipotizzano che il sogno non e' altro che la conseguanza notturna di cio' che si e' vissuto durante la giornata o un parto di una cena pesante non smaltita. Nella prima ipotesi, in parte e' vero, meno verosimile e' la seconda. Nessuno o quasi pero' sostiene che il sogno e' un insieme di messaggi tramite viaggi astrali, nei quali il dormiente e l'aldila' s'incontrano ed e' cio' che vissi io nelle prime settimane del millenovecentoottantanove, forse il piu' importante per risalire un poco la china.
Ogni alcolista ha un fondo da toccare ed evidentemente il mio l'avevo tastato nel capodanno precedente ed ora il fato cominciava a farmi risalire, sottoforma di un sogno in una della tante mie notti agitate. Riposare senza l'ausilio della bestia era quasi impensabile, giacche', le poche volte che mi coricavo, con la promessa di non bere piu', facevo fatica a prendere sonno e mi rigiravo nel letto come un'anguilla al mercato. La bestia, perlomeno mi faceva cadere in pesanti sonni senza sogni, ma quella notte non fu cosi' e mi venne in sogno Don Eugenio, il mio sacerdote d'infanzia. Mai avevo dimenticato la sua figura di antico, burbero prete, tanto benevolo quanto irascibile. Lo vidi subito, il primo giorno che andai al suo oratorio, me ne stavo in disparte e lui venne incontro a me, mi prese per mano e mi porto' in compagnia degli altri ragazzi che giuocavano a ruba-bandiera. Ricordo che disse ad un ragazzo, di cedermi il posto ed egli lo fece volentieri, tanto era la stima che portava a quest'uomo. Don Eugenio, aveva un sorriso unico, in confessionale ti abbracciava, chiamandoti "figliuolo", dedicando completamente la sua vita ad ognuno di noi. Innumerevoli le notti insonni, per cercare di risolvere i problemi economici dell'oratorio, sempre armato di una grinta inesauribile, di forza sovrumana, come nel realizzare i canestri a occhi chiusi, o le partite vinte a scacchi. Soltanto quando il sonno lo vinceva, davanti alla scacchiera, si riusciva a batterlo. Questo Santo, lasciava questa vita, in silenzio, all'alba di un mattino nebbioso, senza che il suo cuore provato, gli desse un avviso.
Nel pieno dei miei diciassette anni, in quel nefasto anno, perdevo il nonno Emilio e Don Eugenio, che torno' da me quella notte. Era in una cattedrale, attorniato da altri prelati, con un manto di una bellezza indescrivibile e un copricapo papale. Appena mi vide si alzo' e scuro in volto mi disse "Ma e' mai possibile che non sai fermarti? Cosa scrivero' di te' sul libro che Dio mi domandera'? Basta, metti la testa a posto, attento che sei in forte pericolo!!! ...Mi svegliai di soprassalto, ansante, in un lago di sudore, terrorizzato, nel buio totale della notte... Don Eugenio, colui che mi aveva dedicato la vita, mi era apparso in sogno dall'aldila' per mettermi in guardia... "Il giorno che Dio mi chiamera', apriro' il mio libro ed Egli mi domendera': cosa hai fatto dei ragazzi che t'ho affidato? Cosa hai fatto di ognuno di loro?", ci diceva sempre sorridendo.
Piangendo, pensai a me, ad alcuni amici morti di droga, altra, piaga gia' dilagante di allora, e mi struggevo per aver dimenticato quelle sue parole, domandandomi perche' forse mi aveva abbandonato... Ma Don Eugenio non mi aveva scordato, questo sacerdote che sembrava uscito da un romanzo di Guareschi, tanto da ricordarmi Don Camillo, aveva scelto il modo piu' diretto da buon "temporale" come era stato in vita... e aveva in un certo senso fatto centro... cominciavo di nuovo a riflettere...




Commento di Wolfghost:
Interessante questo sogno
In realta' poco importa se il personaggio che compari' nel sogno fosse davvero Don Eugenio oppure la parte "forte" del nostro Paolo che ne usava la figura simbolicamente, cio' che importa e' che... abbia funzionato
Spesso il nostro subconscio usa figure simboliche per mandare i propri messaggi, figure che ovviamente non sono casuali ma sono esempio di cio' che dobbiamo fare. Non a caso spesso viene usata la figura dei genitori.
Senza escludere la possibilita' che sia stato davvero Don Eugenio ad apparire al nostro amico (è giusto rispettare le credenze di tutti, poiché è ciò che crediamo ad essere vero per noi), la parte del suo subconscio che voleva la sua reazione potrebbe aver usato la figura di un personaggio forte, determinato, convinto, per rafforzare il suo messaggio di forza, determinazione, convinzione.
Un modo per dirgli (e per dirsi!) "Dai, e' ora di rialzarti!"
In fondo quel che cambia e' solo... il merito: anziche' distribuirlo tra Paolo e Don Eugenio, nel secondo caso andrebbe esclusivamente a Paolo
... e credo sia giusto così!


aiuto
Scritto da: Wolfghost alle ore 15:34 | permalink | commenti (68) | categoria: psicologia, sogni, rinascita Grazie per i vostri (pop-up) commenti (68)
sabato, 11 luglio 2009
Via dall'oblio - cronaca di una rinascita
Come molti di voi sapranno, sono un fautore della "rinascita" Il mio blog è pieno di richiami ad essa, di citazioni, di storie di persone che "ce l'hanno fatta". A far cosa? Forse a coronare il loro sogno più grande; forse ad uscire da una situazione disperata che sembrava essere senza via di uscita.

Esorto sempre queste persone a raccontare la loro storia, affinché qualcun altro che si trovi in situazioni simili, possa capire che può farcela, che può uscirne, e possa così trovare il coraggio di rimettersi in cammino e la forza di rialzarsi ad ogni possibile (probabile) ricaduta.

Stasera sono contento di presentarvi una di queste persone, una di queste storie. Il suo nome è Eugenio, il suo blog è via dall'oblio e quello che segue è stato il suo primo post su Splinder...




Prefazione (al blog via dall'oblio di Eugenio)

Questo blog nasce per una ragione ben precisa... anzi due... la prima e' perche' oggigiorno di alcol si parla poco troppo poco, la seconda ed e' quella piu' importante, e' che ho deciso in tutta serenita' di togliere la maschera e raccontare la mia storia, quella di un essere umano che non beve piu' da oltre quattordici anni... un viaggio senza fine in cui ho scoperto una vita meravigliosa, non priva di ostacoli e cadute, ma proprio queste hanno fatto in modo di temprarmi... il tutto con un'altra malattia, la dipendenza affettiva e sessuale, in me radicata nell'alcol. Se oggi vedo un barlume di luce lo debbo a me ed a una persona meravigliosa che ha saputo aspettare il mio risveglio: mia moglie... A lei, a chi mi vorra' leggere, dedico questo "libroblog" che ho deciso di scrivere...

Grazie...

Eugenio

Coast
Scritto da: Wolfghost alle ore 01:07 | permalink | commenti (72) | categoria: vita, sogni, blog, disperazione, rinascita, blogger, forza, determinazione, dipendenza, alcolisti Grazie per i vostri (pop-up) commenti (72)
domenica, 07 giugno 2009
Attività onirica, i luoghi della memoria
dreamSono due mattine che, probabilmente a causa di qualche ora di sonno in più che mi sono concesso, ho un'intensa attività onirica. La mattina di solito sembra di sognare di più, non è vero? In realtà credo che sia perché il sonno è più lieve, meno profondo, ed è perciò facile ricordare i propri sogni o incubi.
E' sempre affascinante vedere come funziona il nostro subconscio: nei sogni si alternano chiare elaborazioni degli avvenimenti dei giorni precedenti, a volte con tanto di tentativi di risoluzione dei problemi (in questi giorni sto sognando come portare avanti un lavoro per me nuovo ), con sogni che nascono da ricordi recenti o sepolti in un antico passato.
Ad esempio stamattina ero con mia madre e le dicevo che mi sarebbe piaciuto fare un giro nella zona di Genova dove per tanti anni ha avuto un negozio da parrucchiera e dove ormai non vado più da quel lontano periodo. Subito dopo mi sono svegliato, quasi incredulo nel ricordare che mia madre è scomparsa ormai tre anni fa' 
Probabilmente questo sogno è nato da un pensiero avuto ieri sera: mi dicevo che sarebbe stato bello rivisitare i "luoghi dei ricordi", quelli dove ho vissuto da ragazzo o bambino, ad esempio i paesi in campagna dove mio padre affittava la casetta per le vacanze estive o per trascorrere qualche fine settimana durante l'anno; subito mi è però venuto in mente che una di queste case, della quale in pratica non ho alcun ricordo tranne quelli legati alla presenza di un cane (Nereo, l'unico cane avuto in famiglia), a una caduta in bicicletta e a dei nebbioni clamorosi, è persa per sempre: non c'è più nessuno infatti in grado di dirmi dove sia quella casa, dove sia quel paese...
Comunque forse sarebbe una delusione. Anni fa' andai a rivedere uno di questi paesi, un po' più recenti; lo ricordavo con un campo di calcio in erba, luogo di memorabili partitelle , ma... al suo posto adesso c'è una orribile scuola, in cemento armato .
Chissà... a volte sfiora l'idea di rivisitare i luoghi della memoria, ma magari non è sempre una buona idea
In ogni caso mi è rimasto un po' questo senso di... tempo passato, fatto di persone e luoghi a volte dimenticati... e che pure i sogni dimostrano essere sempre presenti dentro di noi. Essi ci accompagneranno tutta la vita, volenti o nolenti, perché noi siamo cresciuti con loro.
Noi siamo fatti anche di loro.


dreams
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lunedì, 19 gennaio 2009
Il sogno perfetto di solito è un'idea, non un nome.
uomo e donnaIl sogno perfetto di solito è un'idea, non un nome. Solitamente non sbagliamo il modo di sognare: ci mettiamo passione, ci mettiamo immaginazione, costanza, impegno. Ci dicono che se davvero vogliamo qualcosa con tutto noi stessi, alla fine la otterremo. Ma non sempre è così, non è vero? In cosa sbagliamo allora?
Bé, certamente gli errori possono essere tanti, come porsi un obbiettivo realmente irraggiungibile ad esempio. Ma io credo che uno dei più comuni sia la selettività dell'oggetto del nostro desiderio. Questo è un principio che è conosciuto sia dalla moderna psicologia motivazionista che dalle antiche regole esoteriche.
Ricordo alcune parole del motivazionista americano Anthony Robbins. Lui insegna che quando si vuole qualcosa bisogna immaginarsi come se quella cosa la si avesse già. Bisogna sentirsi felici di averla, bisogna essere riconoscenti verso il creato di averci permesso di raggiungerla. Questo ci metterà nello stato d'animo migliore affinché ciò che desideriamo possa accadere. Aggiunge che più dettagliato sarà il nostro sogno, la nostra immaginazione, maggiore sarà la probabilità di ottenerlo, sempre per lo stesso principio che il nostro inconscio riceve in questo modo le istruzioni più dettagliate, la spinta più forte verso di esso. Su questo principio si basa, ad esempio, la "Immaginazione Creativa". E guardate che perfino nel Buddhismo Tibetano si ritrova il medesimo principio: nelle loro meditazioni "guidate" l'oggetto della meditazione deve essere immaginato il più dettagliatamente possibile. Ad esempio Buddha non era "solo Buddha", ma era Buddha con una determinata veste, con determionati colori, trainato da un carro che aveva certi colori, determinate dimensioni, e così via. arcobaleno e pentolaRimasi molto stupito di ciò, ma in fondo segue la stessa logica: la mente, che è molto plastica, risponde agli stimoli che riceve, che siano reali o immaginari, predisponendosi a cogliere ogni segnale, a far nascere le giuste intuizioni, affinché quell'obbiettivo sia raggiunto.
Poi c'è chi dice che perfino l'universo intero cospira per farvi ottenere cosa volete, ma questa è già questione di fede
Tuttavia, sia Robbins che alcune "antiche regole", esortano a non "mirare troppo" il desiderio stesso, perché cosa vorremmo non è detto che sia davvero cosa è meglio per noi.
Un esempio banale chiarirà
Robbins diceva che se un uomo desidera una determinata coniglietta di Playboy... bé, certo, alla fine potrebbe anche ottenerla, ma forse sta stringendo troppo il cerchio, sta limitando troppo la possibilità di scelta. E perfino l'universo, poverino, potrebbe avere qualche difficoltà... cosa succederebbe, ad esempio, se più uomini desiderassero - come probabile - la stessa coniglietta?
Il "nome e cognome" insomma, cosiccome l'esatta località, il nome dell'azienda e dir che si voglia, tolgono troppo spazio alle possibilità: il nostro desiderio, invece di essere un sogno, potrebbe insomma diventare un'ossessione. Certamente anche voi conoscete chi si è rovinato la vita inseguendo ossessivamente una determinata persona che non ne voleva sapere, un determinato impiego che magari alla fine manco l'avrebbe soddisfatto. Sono solo alcuni esempi.
Insomma, forse il vecchio detto "il mare è pieno di pesci"... ha un suo perché. Con buona pace dei poeti che cantano l'unicità e immortalità del proprio sogno

pesci e bocce
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:40 | permalink | commenti (64) | categoria: sogni, mente, desiderio, buddismo, ossessione, obiettivo, anthony robbins Grazie per i vostri (pop-up) commenti (64)
sabato, 27 settembre 2008
Notte di luna - una poesia di Glicine61 con dipinti di Irenearte
E bé, oggi vado sul sicuro, con due artiste che hanno rispettivamente pubblicato libri e esposto a mostre.
Veramente complimenti a entrambe: belle, sempre, le poesie di Giovanna; spettacolari (almeno a me piacciono infinitamente) i dipinti di Irene, li trovo estremamente suggestivi...

Il mio commento alla poesia al post originale sul blog di Giovanna, è stato questo: "E' davvero bella, Gio! Tra l'altro contiene una precisazione che mi piace molto: "sogni DELLA NOSTRA ANIMA", ovvero quelli veri, non quelli che assimiliamo dai condizionamenti sociali... "



Notte di luna
by: glicine61 (Giovanna Faro)
Blog: Sogni di poesia
Dipinti by: Irenearte (Irene Salvatori)
Blog: Il vento e le ombre

Lettura - by Irene SalvatoriHo salito la scala

questa notte:

eri lì dolcissima luna

sospesa sopra il lucernario,

splendida come sempre

sembravi attendermi

avvolta nel tuo sorriso malinconico.

Immota, enigmatica

e chiara mi guardavi e

nella tua luce soave

sembravano perdersi angeliche armonie

di musiche d' arpa.

Luna, eterna incantatrice !


Ricordo quando

ti confidavo insonne la mia pena:

la mia poesia

non era che un urlo disperato

in sconfinati spazi

di siderali solitudini.
La fonte di luce - by Irene Salvatori

Tu, con sussurri leggeri

risvegliavi nella mia anima

il coraggio dicendomi:

" Non avere paura di seguire

la luce dei sogni,

non lasciarti vivere -


la vita vera é soltanto


nell' inseguire i sogni della nostra anima,

altro é sopravvivere senza uno scopo.


Che la luce dei sogni


sia la tua guida,

per sognare,

per amare,


per volare

...per vivere. "

Grazie Luna.

Giovanna Faro, 5.03.'05, dalla Raccolta "La luce dei sogni"

Dipinti: Lettura - Fonte di Luce - Il Sogno dell'anima, di Irene Salvatori


Il Sogno dell
Scritto da: Wolfghost alle ore 16:05 | permalink | commenti (71) | categoria: poesia, sogni, anima, dipinto, luna Grazie per i vostri (pop-up) commenti (71)
mercoledì, 04 giugno 2008
Modestia
Impara dagli errori fatti dagli altri.
Non vivrai mai abbastanza
per farli tutti da solo.
- Eleonor Roosvelt -

EinsteinLa creatività, l'inventiva, la genialità, sono doti che ognuno di noi vorrebbe avere.

Ci sono persone che non sono capaci di intraprendere alcuna azione se prima non sono corroborati dall'approvazione altrui. Costoro possono perdere occasioni anche importanti per cercare un eccesso di sicurezza. Si muovono solo se sono certe del risultato, quindi... quasi mai. Sognano di intraprendere azioni, di ribaltare il mondo, dicono "vedrete di cosa sono capace!". Ma le loro intenzioni rimangono sempre allo stato di idee, sono sogni che non si trasformano mai in azione.
 
Ma è frequente anche l'opposto. Ci sono persone che agiscono sempre e solo di testa propria, sentendo di avere immancabilmente l'idea giusta, pensando di essere infallibili. Mio padre, ad esempio, soleva dire: "Non sono io ad avere sempre ragione: siete voi che avete sempre torto!"

Non ci credete? Un classico esempio: quante persone ascoltano una frase detta da un amico senza dargli alcun peso, per poi magari leggere una massima quasi identica detta da una famosa personalità (se poi è trapassata è anche meglio ) e allora, magicamente, quelle stesse parole diventano degne di essere lette o ascoltate?
Pensateci, magari è successo anche a voi!

Ma da dove viene questa sicurezza? Certamente ciò che sappiamo non è nostra invenzione, al massimo è nostra elaborazione, parte da dati appresi nel passare degli anni. Abbiamo imparato da altri. E poiché ogni invenzione e scoperta è stata immancabilmente preceduta da molteplici errori e abbagli, abbiamo imparato soprattutto dagli errori di chi ci ha preceduto. Nessuno ha mai inventato qualcosa da zero, aveva sempre una informazione di base su cui costruire.

gatto che si specchiaE allora, quale arroganza ci permette di sostenere che non abbiamo bisogno di ascoltare gli altri, di non avere più nulla da apprendere da altre persone? Per quanto noi possiamo saperne, c'è sempre qualcuno che sa qualcosa in più di noi. Almeno c'è qualcuno che sa qualcosa che noi non sappiamo, che forse ci è solo sfuggito, ma c'è. Un qualcosa che può essere determinante, che può fare la differenza tra vittoria e sconfitta, forse addirittura tra vita e morte. E quel prezioso input magari non arriva da un maestro illuminato, di qualunque campo si stia parlando, forse è sulla bocca di chi non ti aspetteresti mai essere capace di darti un'informazione così importante.

Errare è umano, la paura di sbagliare non ci deve bloccare. Ma ben altra cosa è pretendere di sapere tutto, di avere tutti i dati e le capacità per fare a meno di chiunque, rifiutando a priori il confronto, i consigli, gli aiuti, perfino da chi è titolato a saperne di più.

La mancanza di modestia e l'arroganza possono provocare danni incalcolabili.

Cerchiamo di non dimenticarlo mai.

cuccioli

Scritto da: Wolfghost alle ore 01:09 | permalink | commenti (110) | categoria: vita, sogni, sicurezza, ascolto, ragione, azione, paura, morte, creatività, arroganza, torto, imparare, modestia, vittoria, errori, sconfitta, approvazione, infallibilità Grazie per i vostri (pop-up) commenti (110)
mercoledì, 16 aprile 2008
Il bisogno di essere speciali
ReTutti, dentro di noi, ci sentiamo o vorremmo essere un po’ speciali. E’ come se ci fosse un bisogno di identificazione, di dimostrazione del proprio presunto valore, da ricavare dal confronto con chi ci sta attorno.
Probabilmente cio’ non e’ innato nell’uomo, e’ l’impostazione della nostra societa’ che genera questo “bisogno di superiorita’”. Fin da bambini ci viene inculcato che dobbiamo eccellere, essere i migliori, altrimenti potremmo non essere amati da quelle che in quel momento sono le persone per noi vitali: i nostri genitori. Questo e’ un processo che spesso non si riesce davvero a “lasciarsi alle spalle”, nemmeno quando ragazzini non lo si e’ piu’. Anzi, puo’ divenire qualcosa che col tempo si autoalimenta, distorcendosi e degenerando sempre piu’. Qualcosa che in molti si portano dietro tutta la vita, celandola di volta in volta dietro le maschere da superuomo (o superdonna) o, al contrario, con quelle da persona incompresa e non accettata.

Regina Se in una certa misura questo bisogno puo’ essere in qualche modo umano e accettabile, i suoi eccessi generano "mostri": in alcuni sfocia nella volonta’ di prevaricazione sull’altro, talvolta in una vera e propria violenza – psichica o fisica che sia; in altri, nel non riuscire ad accettare una seppur dignitosa esistenza poiche’ si sente sempre di “meritare di piu’”, di dover dimostrare di piu’, riducendosi in un perenne stato di infelicità.
Cosi’ la vita scorre via, tra dimostrazioni di forza e di potere, di ricerca di qualcuno o qualcosa che ci dimostri che valiamo quanto crediamo di DOVER valere.

Sara’ che forse col tempo le aspettative e le mire cambiano, che si impara ad essere piu’ autoreferenziali piuttosto che dipendenti dai giudizi altrui. Mi pare oggi evidente che molta della vita che viene “persa” lungo il tragitto in tentativi di autoaffermazione, potrebbe essere goduta attraverso aspettative diverse, piu' autentiche, piu' ritagliate sui nostri reali bisogni e aspirazioni. Nostri, non imposti dall'esterno.

Ci rendiamo conto che spesso perfino “sapersi godere la vita” diviene un “must”? Paradossalmente ci si sforza letteralmente di divertirsi, in un modo o nell’altro. Quante volte sento qualcuno rimproverare qualcun altro perche’ “non si sa godere la vita"! Peccato che spesso chi rimprovera e’ proprio colui che piu’ degli altri ha un aspetto tutt’altro che gaudente: spesso e’ contrito, teso nella necessita’ auto-creata di “dover vivere ad ogni costo”.

Il punto e’ proprio in quella parola: “vivere”… Ma qual e’ il metro di misura? Vivere secondo chi? Secondo quali parametri? Chi ha detto che dovremmo essere tutti dei Patrick De Gayardon, dei Casanova, degli Onassis, degli Einstein, piuttosto che persone chi si sanno godere il momento magari anche davanti ad un buon film e un bicchiere di vino?

La semplicita' non e' banalizzazione, non e' rinuncia ai propri sogni e desideri. E' casomai ripudio di quei sogni e desideri che nostri non sono. Di quelle aspirazioni che non servono veramente a noi; servono, a ben vedere, solo a sentirci al pari o superiori agli altri, ad essere accettati ed ammirati dai componenti della societa' attraverso quei parametri che la societa' stessa ha costruito e imposto,
esplicitamente o sommersamente - attraverso il richiamo anticonformista alla rottura delle regole (ipocrita, perche' falso: e' sempre la societa' stessa che detta sia le regole che... le regole per trasgredire alle regole).

Non si smette mai di imparare, e’ vero. Chi crede di poter smettere e’ egocentrico e illuso. Ma dopo un po’ inizia a fare capolino il sospetto che al mondo esistano soltanto “cose puntuali” da imparare, non segreti che portano a panacee capaci di trasformarci tutti in superuomini.

Che ne dite di lasciare i desideri di presunta superiorita', quando non di onnipotenza, agli altri?


gatto e procione
Scritto da: Wolfghost alle ore 13:28 | permalink | commenti (77) | categoria: sogni, desideri, violenza, vivere, potere, forza, trasgressione, aspirazioni, ammirazione, anticonformismo, giudizi, prevaricazione, accettazione, infelicità, incompreso, superiorita Grazie per i vostri (pop-up) commenti (77)
sabato, 01 dicembre 2007
Il disagio esistenziale
Riporto come nuovo post un mio commento, dato che mi pare possa essere di interesse generale...

E. Munch - DisperazioneIl "disagio esistenziale" è una sensazione che purtroppo capita frequentemente nella vita di molte persone. Di solito è un "periodo", un "passaggio" tra due fasi di vita, come quella che porta alla maturità attraverso la dolorosa presa di coscienza che certi sogni e desideri dell'adolescenza non sono stati realizzati, forse perché oggettivamente sproporzionati, forse per circostanze avverse. Non puo' percio' che essere un passaggio doloroso.

Il "disagio" non è affatto cosa semplice, soprattutto fino a quando non se ne comprendono le cause. Spesso lo si esprime con parole e frasi "più dense", come "disperazione", "angoscia", "depressione". Queste parole danno l'idea della profondità che quel disagio puo' assumere.
Preferisco comunque usare la parola "disagio" perché essa è una parola più costruttiva, indicando uno stato nel quale non ci si trova a proprio agio, uno stato dal quale percio' si vorrebbe uscire. Invece, molta gente - per quanto assurdo possa sembrare - sta' bene nella sua disperazione perché, anche se fa' male, la conosce bene, ne viene "confortata" dall'abitudinarietà al punto di rifiutare qualunque aiuto, seppure "fingendo", talvolta, di richiederlo. Inoltre per molte persone essa è confortante perché fa' sentire "importanti", da' diritto a potersi lamentare, seppure nella sofferenza che essa comporta.

E. Munch - LIl disagio di cui parlo è un disagio esistenziale che nasce dal fatto di non aver avere avuto quella vita soddisfacente che si pensava di meritare, se non altro come diritto acquisito per il fatto di essere vivi. L'aspirazione alla felicità, i propri sogni, hanno fatto i conti con una realtà che li ha frustrati, e cio' ha determinato il disagio di vivere in una vita che non si sente "propria". Questo, unito alla consapevolezza di avere solo la vita che sta' scorrendo via, rende il passo verso la disperazione breve.

Vorrei che chi è in crisi, analizzasse la propria vita, dicendo poi se avverte un senso di "stagnazione", di "inutilità", di "incompiutezza"... Se è così, allora ho buone probabilità che cio' che sostengo valga anche per lui. E, se è così, vorrei che riflettesse sul significato della parola "stagnazione".
La stagnazione è assenza di movimento che genera mancanza di ricambio. La nostra anima, il nostro cuore, marciscono giorno dopo giorno, perché inermi, atrofizzati; la mente non li aiuta perché, lei per prima, non vede via di uscita essendosi fissata sul raggiungimento di un obiettivo ormai morto da tempo.

Il passo da fare è più semplice di quel che si crede: smettere di riflettere sulle cause di quella disperazione - tanto è evidente che si è entrati, coi pensieri, in un circolo chiuso, girando attorno sempre agli stessi concetti senza mai arrivare ad una via di uscita - e... vivere! Buttarsi a capofitto nella vita! Non importa nemmeno cosa si fa' all'inizio, basta... "fare". Poi si aggiusterà il tiro strada facendo, ma è necessario rompere quello schema mentale di chiusura che imprigiona.

Rompi quello schema, sorprenditi, non darti tempo di ragionare, fai qualcosa che forse hai sempre voluto fare ma non hai mai fatto, oppure tieni semplicemente gli occhi aperti e, il primo manifesto o volantino che ti capita sottomano e che pubblicizza una qualunque novità, attività o corso, non pensare subito "non mi interessa", "non fa' per me": senti semplicemente se ti "piace", e se è così... buttati!

Decidi che entro una settimana farai qualcosa, qualunque cosa, e... falla! Non essere preoccupato dal pensiero che magari dopo un po' non ti piacerà più; vuol dire che cambierai.
Il cambiamento, spesso, è il sale della vita più dell'ottimismo

Movimento = fine della stagnazione. Ma è necessario agire!


"Per cambiare la propria vita:
1. Iniziare immediatamente.
2. Farlo vistosamente.
3. Nessun cedimento."
William James (1842-1910) - psicologo e filosofo americano

volo
Scritto da: Wolfghost alle ore 02:47 | permalink | commenti (86) | categoria: vita, sogni, depressione, disperazione, angoscia, crisi, vivere, felicità, passaggio, esistenziale, inutilità, disagio, inerzia, infelicità, schema, stagnazione, incompiutezza Grazie per i vostri (pop-up) commenti (86)
martedì, 23 ottobre 2007
Ispirazione

"Quando sei ispirato da alcuni grandi propositi, da qualche progetto straordinario, tutti i tuoi pensieri rompono le loro catene. La tua mente trascende le limitazioni, la tua consapevolezza si espande in ogni direzione, e scopri te stesso in un nuovo, grande e magnifico mondo. Forze sopite, facolta' e talenti prendono vita, e scopri te stesso essere una persona di gran lunga piu' grande di quanto tu abbia mai sognato essere." - Patanjali, Filosofo indiano - Yoga-Sutras

corpiChi non ha mai provato, almeno una volta nel corso della sua vita, l'esaltante stato d'animo descritto da Patanjali? Solitamente e' stato un evento, un incontro, qualcosa che si e' parato fortuitamente sul nostro cammino a donarcelo. O almeno cosi' pensiamo. Di solito ci danniamo per qualcosa che non abbiamo o che che abbiamo perso. Qualcosa che abbiamo desiderato cosi' tanto da pensare che senza di esso la nostra vita non e', o non sarebbe piu' stata, degna di essere vissuta.

Eppure, se ci riflettiamo, la magia accade nella nostra mente. E' la nostra mente. Perfino quando quel qualcosa che funge da ispirazione non e' attorno a noi, o non e' stata raggiunta, la nostra mente la ricrea dentro di noi; puo' essere immagine, suono, sensazione... Il gatto e la lunapuo' essere qualcosa che non si riesce a definire, ma quel qualcosa e' come se fosse sempre li', presente, a spronarci. Siamo noi, nel momento in cui abbiamo deciso di farci coinvolgere da quel sogno, da quella musa ispiratrice, chiunque o qualunque cosa essa fosse, che abbiamo acceso la forza incontenibile della ispirazione. Noi in quel momento abbiamo visto qualcosa che di solito non notiamo e raccogliamo. Noi non ne siamo di solito coscienti, ma il nostro stato d'animo, la nostra determinazione, la nostra voglia di sognare, il coraggio di affrontare le nostre paure, lo spirito di reazione nelle avversita' e nel rompere gli schemi negativi che ci affliggono, contribuiscono enormemente al fatto che quel qualcosa di straordinario avvenga.

Ogni sogno che tramuta in realta', parte sempre da noi e dalla nostra mente. Ogni ispirazione nasce Warming Up for the Nightprima di tutto dall'anima che la esperisce.

Coltivate i vostri sogni, lottate contro la vostra inerzia, i vostri blocchi, la paura di risultare forse ridicoli. Agite perche' quei sogni possano divenire realta'. Forse non avverra', e rimarranno solo bellissimi sogni, ma se non lo fate, la possibilita' che si realizzino sara' davvero minima.

Voi siete la vostra prima ispirazione...

"Aspettiamo tutti questi anni per trovare qualcuno che ci comprenda, pensai tra me, qualcuno che ci accetti come siamo, qualcuno con un potere magico che sappia trasformare le pietre in luce solare, che ci porti felicità nonostante le controversie, che possa far fronte ai nostri draghi notturni, che ci possa mutare nelle anime che scegliamo di essere.
Soltanto ieri ho scoperto che quel magico Qualcuno è la faccia che vediamo nello specchio: siamo noi, e le nostre maschere casalinghe.
Dopo tutti questi anni, c'incontriamo finalmente...
Pensate un po'."
Richard Bach, "Via dal Nido."
Scritto da: Wolfghost alle ore 00:39 | permalink | commenti (68) | categoria: sogni, ispirazione, consapevolezza, paura, coraggio, determinazione, inerzia, blocchi Grazie per i vostri (pop-up) commenti (68)